Rita Abela al cinema con “Gli occhi degli altri” di Andrea De Sica – L’intervista
Miriam Bocchino 30 Marzo 2026 0
Rita Abela - Credits: Francesco Ormando
Nel percorso artistico di Rita Abela teatro e cinema si incontrano e si intrecciano costantemente, seguendo il filo di una vocazione nata prestissimo. Da bambina, infatti, il palcoscenico è l’unico luogo – oltre la dimensione familiare – in cui si sente davvero a suo agio: uno spazio protetto e autentico in cui poter esprimere sé stessa senza paura. È proprio lì che prende forma, quasi naturalmente, la scelta di dedicare la sua vita alla recitazione.
Formatasi tra le Rappresentazioni Classiche del Teatro Greco di Siracusa e un’intensa attività teatrale su scala nazionale, Rita Abela ha costruito negli anni una solida carriera artistica, lavorando con registi come Fabio Grossi e Walter Pagliaro e condividendo il palco con attori del calibro di Leo Gullotta, Betti Pedrazzi e Micaela Esdra.
Un percorso che le ha permesso di attraversare linguaggi e registri diversi, consolidando una presenza scenica intensa e consapevole.
Parallelamente, il suo lavoro davanti alla macchina da presa l’ha portata a collaborare con registi importanti, da Pupi Avati a Davide Marengo, con esperienze cinematografiche e televisive che ne hanno messo in luce la versatilità.
Oggi la incontriamo in occasione del nuovo film “Gli occhi degli altri” di Andrea De Sica, al cinema dal 19 marzo con Vision Distribution. L’attrice interpreta Nicoletta, un personaggio complesso inserito in una storia che, pur affondando le radici in un passato dell’Italia fatto di privilegio, potere e violenza, riesce a parlare con forza anche al presente.
Rita Abela ripercorre con entusiasmo e un pizzico di emozione le origini di questa esperienza, a partire dal self-tape realizzato nella sua Siracusa: una scena girata in barca, al tramonto, sfruttando la luce e il paesaggio come parte integrante dell’interpretazione. Da lì un percorso fatto di incontri e scoperte: il primo confronto con il regista Andrea De Sica durante la prova costumi, la lettura a tavolino con un cast fino a quel momento sconosciuto e l’arrivo sul set, in quella villa isolata e suggestiva che diventa protagonista della storia.
È nel lavoro sul personaggio di Nicoletta che emerge la complessità del suo approccio. Donna apparentemente inserita in un contesto di privilegio, Nicoletta incarna una profonda solitudine e una distanza emotiva che l’attrice ha dovuto costruire scavando dentro di sé. Un processo non sempre semplice: Rita Abela racconta, infatti, il conflitto interiore nel dare voce a un personaggio che, pur non essendo direttamente responsabile delle violenze raccontate, ne è complice. Ne scaturisce un confronto diretto con temi come la responsabilità, l’assenza di empatia e il vuoto affettivo.
È da qui, quindi, che prende avvio la nostra conversazione: da un provino nato tra le onde del mare e diventato un viaggio artistico e umano, fatto di memoria, ricerca e consapevolezza. Un racconto che attraversa il mestiere dell’attore, il peso delle storie che si scelgono di raccontare e la responsabilità intrinseca di dare voce anche alle zone più scomode della realtà.
Tra i progetti futuri, infine, Rita Abela ci racconta il nuovo cortometraggio in cui è protagonista insieme a Giorgia Spinelli: “Convivente con vincolo di adozione” di Francesca Giuffrida. L’opera affronta il tema delle famiglie omogenitoriali e delle complessità legate al riconoscimento della genitorialità. Un progetto nato da un lungo lavoro di ricerca e ascolto, costruito a partire da testimonianze reali, che unisce dimensione artistica e impegno civile. Un’esperienza che, come afferma lei stessa, rappresenta non solo una nuova sfida interpretativa ma anche un’occasione per dare voce a storie e realtà ancora poco raccontate.
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