Stefano Jacurti: “chi leggerà il mio libro capirà come molti possono essere gli Ulysses S. Grant del 2026” – L’intervista
Stefano Jacurti - “La storia di Ulysses S. Grant. Generale, Presidente, Viaggiatore”
Guerra Civile Americana – Libri: c’è una storia che attraversa le fiamme della Guerra Civile Americana, la lotta sui campi di battaglia, il peso della leadership di una nazione e la curiosità inesauribile di un viaggiatore instancabile. Questa è la storia di Ulysses S. Grant, raccontata con passione e profondità da Stefano Jacurti nel suo libro “La storia di Ulysses S. Grant. Generale, Presidente, Viaggiatore”, la prima biografia in lingua italiana sul celebre generale e presidente degli Stati Uniti.
Il libro sarà presentato a Todi, sabato 18 aprile alle ore 17.30, presso il Salone della Società Operaia in via Roma 50. L’ingresso è libero.
Durante la presentazione Jacurti dialogherà con Umberto Berlenghini, autore e saggista, funzionario della Direzione cinema e serie TV della Rai e Roberto Donati, ricercatore indipendente. L’evento sarà preceduto da un breve monologo teatrale su Grant interpretato dallo stesso Jacurti, unico in Italia a vestire i panni di Grant nel cinema indipendente e a teatro. Per l’occasione Stefano Jacurti indosserà la divisa storica, accompagnato dal sergente maggiore portabandiera.
- Buonasera Stefano, grazie per l’intervista. “La storia di Ulysses S. Grant. Generale, Presidente, Viaggiatore” è il tuo ultimo libro, la prima biografia in lingua italiana dedicata alla figura di Grant. Ti chiedo: come nasce in te la passione per la Guerra Civile Americana e quando hai deciso che Ulysses S. Grant sarebbe stato il protagonista della narrazione?
Grazie a te Miriam. Ho cominciato, quarant’anni fa (seppur con difficoltà perché in Italia la storia degli Stati Uniti non è molto attenzionata nelle scuole, una cosa assurda) venendo a conoscenza di Grant attraverso il cinema e nei comics. Ho deciso che sarebbe stato lui il protagonista del libro. All’inizio del suo percorso, nessuno avrebbe scommesso un dollaro su Grant, ed è questa la motivazione che mi ha stimolato a scrivere di lui.
- Nel lavoro su Ulysses S. Grant sembri voler scardinare una narrazione consolidata, spesso polarizzata tra mito e ridimensionamento. Qual è la tua tesi di fondo: chi era davvero Grant?
Grant era un personaggio molto complesso, un puzzle a tinte cupe e raggi di sole, ma il mio libro non è dalla parte di Grant o contro Grant, “è su Grant”. Le 446 pagine seguono semplicemente i fatti dove lui è al centro delle vicende, positive o negative che siano, comunque si parla di un grande personaggio, considerando da dove era partito e dove poi è arrivato. Grant era un grande comandante, ma non era perfetto perché come il generale Lee (quest’ultimo uno dei più grandi condottieri dell’ottocento) sbagliava anche lui, ma la sua capacità era quella di correggere i suoi errori molto più velocemente degli altri. Ben presto in quell’inferno di guerra fratricida si rivelò il primo generale moderno e se gli Stati Uniti si chiamano ancora così lo si deve alle sue imprese.
- La scelta di dedicare una biografia italiana a Grant colma un vuoto editoriale: secondo te, perché in Italia questa figura è rimasta così a lungo marginale rispetto ad altri protagonisti della Guerra Civile Americana?
Il problema non è solo limitato a Grant, perché se non si studia la guerra civile americana tutti restano in ombra. Grant, Sheridan, Lee, Longstreet, Stonewall Jackson, Sherman e tanti altri. A parte i cultori del settore, cosa sanno e quanto sanno tutti gli altri italiani di questi personaggi? Eppure la civil war è stata una guerra gigantesca. Si pensi che uno dei più grandi storici della guerra di secessione è Raimondo Luraghi, italianissimo, una vera star in America ma nel nostro paese quanti lo conoscono? Ovviamente a lui va il merito di aver divulgato. Per fortuna oggi qualcosa si muove nella guerra di secessione, non sono l’unico a scriverne, però c’è ancora molta strada da fare.
- Nel libro emerge il ritratto di un uomo fatto di cadute e risalite: quanto è attuale oggi la sua storia?
La sua storia dovrebbe essere d’esempio per chi crede di cavarsela a buon mercato e di voler tutto subito senza versare una goccia di sudore. Grant ha raschiato più volte il fondo del barile, non era un resiliente, ma un vero resistente. O resisti o non resisti, non ci sono compromessi. Grant non ha imparato ad essere un mastino sui campi di battaglia, (come poi fu) ha imparato nella vita di tutti giorni e quando è scoppiata la guerra il mood di non mollare mai se l’è portato dietro. Era già pronto.
- C’è un episodio della vita di Grant che ti colpito più di tutti durante la ricerca?
Potrei dire l’uomo che rovescia l’esito dello scontro di Shiloh o quello del geniale assedio di Vickburg o della terribile carneficina di Cold Harbor, o ancora quello che attacca il generale Lee per sfinirlo, oppure quello dove lui è ridotto ad un barbone, le molte fasi narrate nel mio libro, ma ne scelgo una: Grant che gioca con il figlio, il piccolo Jesse, rotolandosi sul pavimento mentre ingaggia una finta lotta con il bimbo per farlo vincere e renderlo felice. Anche nei personaggi storici possiamo trovare qualcosa che a livello universale ci appartiene. Fuori dal loro palcoscenico possiamo riconoscere dei genitori come tanti altri. Quando Grant mi ha ricordato mio padre che giocava con me rotolandosi allo stesso modo sul pavimento, mi sono commosso.
- La presidenza di Grant è spesso giudicata controversa: quali sono stati i suoi meriti più sottovalutati come leader politico? E al contrario quali sono stati, se presenti, i suoi demeriti?
Il merito di Grant come presidente è stato quello di colpire duro il kkk, il noto gruppo razzista ottocentesco fino a farlo sparire (purtroppo si riformerà un secolo dopo) e di aver iniziato la corsa alla concessione dei diritti civili per gli ex schiavi e in generale alla lotta per l’uguaglianza come cittadini americani prima di Martin Luther King come il civil rights act del 1875, che proibiva la discriminazione razziale nei luoghi pubblici, alberghi e ristoranti. Questo merito oggi è sottolineato perché anni fa veniva liquidato velocemente quando invece era e resta importantissimo.
I suoi demeriti sono stati l’aver chiamato alla Casa Bianca alcuni personaggi che si rivelarono corrotti a tal punto che Grant dovette cacciarli. Poi una certa ambiguità e contraddizione con altre etnie. Grant con i cinesi era prevenuto, era convinto che portassero solo malavita e prostituzione. Con gli Indiani pensando di fare cose giuste nella mentalità da bianco, il Grant presidente fu goffo, cercò di acquistare le loro terre per evitare una guerra, ma le terre del popolo rosso come quest’ultimi da sempre affermavano non si potevano comprare. La guerra con i Lakota Sioux scoppiò lo stesso anche se c’è da dire che Wounded Knee, il Sand Creek e il Washita, i famosi massacri nei confronti delle popolazioni native, non sono avvenuti durante i mandati di Grant.
- Scrittura e teatro: utilizzi entrambi le “arti” per raccontare Grant. Quanto il teatro aiuta a rendere la storia più accessibile al pubblico?
Ho utilizzato quattro settori: la scrittura, il teatro, il cinema indipendente e il reenactor che poi è quello che faccio con il western a 360 gradi. L’ho fatto anche con Grant. Il teatro aiuta molto in quanto Grant, o meglio chi lo interpreta, si vede da vicino e può essere fruibile anche in quella modalità. Il pubblico può essere diviso in settori, ci sono quelli che ne seguono solo uno ma capita di incontrare quelli che seguono tutto. Comunque ringrazio il pubblico e i fratelli del West per essere presenti ai mei eventi.
- Esiste un “Grant contemporaneo”? La sua figura può ancora parlare al presente?
I Grant di oggi sono tutti quelli che stringono la cinghia e ricominciano ogni volta da capo, sono quelli che non si arrendono mai, sono quelli della porta accanto, siamo noi perché viene il momento dove bisogna riazzerare tutto e come generali della vita lottare per uscirne fuori. In questo senso chi leggerà il mio libro, capirà come molti possono essere gli Ulysses S. Grant del 2026.