Stefano Veneruso: tra cinema, teatro e il ricordo di Massimo Troisi – L’intervista

Stefano Veneruso e Massimo Troisi

Stefano Veneruso e Massimo Troisi

Entrare nella casa di Stefano Veneruso e della sua compagna Barbara Di Mattia significa attraversare una soglia in cui il ricordo si fa presenza viva. Ogni stanza custodisce frammenti di memoria legati a Massimo Troisi, ma nulla ha il sapore nostalgico di un archivio immobile: tutto continua a respirare, a trasformarsi in racconto, cinema, teatro, creazione. È una memoria fertile e quotidiana, che si rinnova attraverso i progetti artistici del regista, nipote di Troisi, legato allo zio da un rapporto che lui stesso definisce più vicino a quello di un fratello maggiore.
Veneruso non è soltanto il custode di un’eredità artistica e familiare: è un autore con un percorso autonomo e internazionale, costruito tra cinema, teatro e sperimentazione audiovisiva.

Regista, sceneggiatore e produttore, ha lavorato tra Italia e Stati Uniti, collaborando, nel corso della sua carriera, con figure centrali del cinema mondiale. Ha iniziato il suo percorso cinematografico come assistente alla regia de “Il Postino”, vivendo da vicino uno dei set più importanti della storia del cinema italiano contemporaneo, esperienza che segnerà profondamente la sua formazione artistica e umana. Successivamente ha lavorato in produzioni internazionali come “Gangs of New York” di Martin Scorsese e “La passione di Cristo” di Mel Gibson, fino alla realizzazione del film collettivo “I Bambini Invisibili” insieme a Ridley Scott, Spike Lee, Emir Kusturica e John Woo, distribuito in oltre 120 Paesi.

Nel suo lavoro convivono linguaggi diversi: il cinema narrativo, il documentario, il teatro, la scrittura e l’impegno culturale. I suoi progetti più recenti spaziano da opere dedicate alla memoria e all’identità fino a produzioni che affrontano temi contemporanei e sociali, mantenendo sempre centrale il rapporto umano, la semplicità dello sguardo e la forza delle emozioni. Anche quando parla di industria cinematografica, premi o nuove piattaforme, Veneruso conserva un approccio lucido ma profondamente autentico al mestiere del cinema, vissuto prima di tutto come incontro, ascolto e condivisione.

In questa conversazione, partita dal successo teatrale di Troisi Poeta Massimo al Teatro Parioli di Roma, Veneruso intreccia ricordi privati e riflessioni artistiche, raccontando il lavoro sui set, il rapporto con le nuove generazioni e il valore della preparazione nel mestiere dell’attore e del regista, che nel suo racconto affonda le radici in un insegnamento di Massimo Troisi: “l’improvvisazione non si improvvisa”. Si sofferma, inoltre, sul presente del cinema italiano, tra difficoltà produttive e necessità di nuove visioni.

Ne emerge il ritratto di un artista che custodisce la memoria senza trasformarla in nostalgia, continuando a cercare, attraverso ogni progetto, quel punto d’incontro raro tra umanità, immaginazione e arte.

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