Sulle ali del giornalismo: ‘Lezioni di Giornalismo: 100 articoli che hanno raccontato il Novecento italiano’ di Nicola Graziani

Nicola Graziani

Ricordo con grande piacere ed interesse le lezioni del professore Nicola Graziani durante il periodo dedicato al master in comunicazione; in tale occasione ci fece conoscere il suo libro ‘Lezioni di Giornalismo: 100 articoli che hanno raccontato il Novecento italiano’ edito da Nutrimenti.

Una collettanea dei 100 articoli che hanno vergato, narrato, descritto il Novecento italiano dalla firma delle penne testimoni del loro tempo.

Graziani già nell’introduzione chiarisce con determinazione ed umiltà che la raccolta non ha alcune pretese di completezza.

Il minimo comun denominatore della selezione è caratterizzato dalla ricerca della narrazione degli eventi con la semplicità della cronaca, la classe delle parole, l’insegnamento della storia dentro alle storie.

L’alluvione di Firenze raccontata da un toscano doc, il maestro dei maestri, Indro Montanelli, il Pasolini delle lettere luterane o il Moravia ed il suo punto di vista sull’Africa danno una fotografia della missione del tomo.

Inchieste, vita vissuta e percepita dall’anima e dal corpo dei giornalisti e degli scrittori animano una fluidità di pensieri all’apertura di ogni articolo, con il commento dell’autore che in pochi passaggi viaggia fra la presentazione dei pezzi e qualche sensazione che lo ha colpito, sempre comunicata con garbo.

Un’antologia molto utile per ampliare la visione di insieme di un secolo che non può essere ridotto ad una elencazione di fatti e cronologia, ma deve e può essere compreso con lo strumento dell’analisi e dell’elaborazione personale.

Fatti drammatici, reportage storici, dipinti di esistenze che hanno attraversato il sacrificio della vita con il sudore della fronte di chi sentiva sulle spalle una missione.

Notiamo dagli scritti il cambiamento dell’Italia, ma anche il mutamento dei costumi e dello stile di riportare pensieri ed azioni sulla carta e sulla macchina da scrivere. Indubbiamente c’era minor velocità, ma un grado maggiore di attenzione alla cura ed alla qualità delle frasi ed allo stesso tempo alla loro essenzialità e profondità contestuale. Meno sensazionalismo, più capacità di emozionare con la vivacità della penna che era uno strumento per informare e formare e non risultava, invece, fine a sé stessa.

Spadolini, Bevilacqua, Bocca, Scalfari, Sconcerti e tanti altri nomi importanti e decisivi per la storia del giornalismo, che nei differenti campi del sapere e della scrittura hanno illuminato il cammino degli uomini edificando storie nelle storie con l’obiettivo di educare e comprendere l’umanità.

E poi la prima elezione in diretta tv di Paolo Monelli, cambiamento epocale che ha ripensato e rimodulato, non sempre migliorandolo, il sistema dell’informazione, o i disastri ecologici affrontati da Natalia Aspesi, riportano in primo piano il giornalismo come servizio e non come esercizio narcisistico, spesso diffuso oggi. Lietta Tornabuoni firmò la nota stonata dedicata alla morte di Tenco. E tanti altri contributi al mondo della carta stampata, che nell’era attuale dovrebbero far scuola. Da non dimenticare un genio del giornalismo televisivo, Enzo Biagi, in grado di riportare la magia della stampa in televisione.

Il testo di Nicola Graziani è un libro imprescindibile per entrare in sintonia con il giornalismo, prendere confidenza con la storia e abbracciare la passione della storia del giornalismo.

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