Sulle ali dell’arte: intervista con l’attrice Elisa Billi

Oggi sulle Ali dell’arte dialoga con un’attrice giovane, brillante e piena di capacità. Delicatezza, eleganza, femminilità, in una parola Elisa Billi.

  • Innanzitutto, parliamo un po’ della tua biografia, elemento che ci aiuta a comprendere meglio il tuo affascinante percorso attraverso il quale il personaggio e la persona si incontrano influenzandosi a vicenda. Quali sono le tappe principali del tuo cammino nel bel sentiero dell’arte?

Nasco a Firenze, città alla quale sono legata e della quale sono molto orgogliosa; il teatro e la danza rappresentano per me fin da giovanissima un’attrazione irrinunciabile, mossa anche dalla passione per tutto quello che è in grado di elevarci culturalmente ed esteticamente. I movimenti, i gesti e le parole del palcoscenico per me rappresentano la luce che riempie la vita, che la dipinge in una varietà di colori ed in questi campi davvero il movimento acquisisce un senso. Quello che noi tutti ricerchiamo continuamente, il senso in ogni situazione; e l’arte, la cultura e la bellezza possono aiutare le persone ad interrogarsi sulla complessità dell’esistenza. Se i primi passi li muovo a Firenze, per iniziare a lavorare sodo devo trasferirmi a Roma, e così è stato. Mi sono formata presso il Teatro Azione ed ho seguito parecchi corsi di formazione, non solo per migliorare nel mio campo ma anche per affrontare le sfide della comunicazione e quelle attoriali in maniera interdisciplinare. Ho capito che bisogna studiare approfondendo ogni singolo aspetto dell’arte con determinazione ed allo stesso tempo con la voglia di mettersi in discussione, per crescere, per potenziare le proprie qualità e per correggere i difetti. Mi sono laureata in Scienze Turistiche branca di economia e commercio e ho frequentato per un anno un corso di doppiaggio che ho trovato molto utile per comprendere l’uso efficace ed ottimale della voce. La recitazione mi ha sbloccato, è riuscita a far emergere la parte migliore di me.

  • Attrice completa, con esperienza nella sceneggiatura e nella scelta dei soggetti. Quale è stato il momento preciso nel quale la tua vocina interiore ti ha consigliato di intraprendere questa carriera?

Tutto è riconducibile alla mia prima esperienza sul palco, quando ho compreso che quel luogo diventava per me uno spazio di libertà, di espressione, e di libera espressione, un territorio amico, attraverso il quale era realmente possibile andare oltre le convenzioni ed i condizionamenti. Il teatro combatte l’aridità e l’apatia del mondo insensibile alle emozioni: qui si possono far emergere quelle sensazioni che spesso si tende a rimuovere. Attraverso la recitazione e l’interpretazione affiora il lato più profondo ed intimo della mia sfera interiore. Ho capito quanto sia importante la relazione con me stessa e con gli altri, quanto ognuno lavorando sul proprio carattere, può migliorare non soltanto la propria vita ma anche quella degli altri. Il teatro è prima di tutto umanità, volontà di relazione, coesione, introspezione continua che ci rende delle persone vere e ci mette davanti allo specchio.

  • Entusiasmo, classe, delicatezza, il tuo personaggio ha mille colori ben dosati ed armonici. Quale genere recitativo prediligi e quali personaggi credi di incarnare al meglio?

Finora ho avuto poche opportunità di svolgere ruoli drammatici; incarnare tali personaggi mi piacerebbe molto perché sento che attraverso il dramma ho la possibilità di entrare in comunicazione con il mio mondo interiore.  Mi sono misurata spesso sul genere leggero, brillante e comico e ritengo molto formative anche queste sfide, perché in tali contesti devi essere in grado di tirare fuori la parte infantile, spensierata, se vogliamo anche in questo interiore, che appartiene al bagaglio di esperienze di ogni individuo. In ognuno di noi esiste una parte più seria ed una più leggera e giocosa, poi a seconda dei casi emerge l’una o l’altra. Il lavoro drammatico mi stimola tanto, perché invita ad affrontare i limiti che gli uomini e le donne portano con sé e che prima o poi è bene esternare, per conoscere noi stessi, ed affrontare al meglio quello che la vita ci riserva ogni giorno, con maturità e talvolta anche con una buona dose di autoironia. Siamo una combinazione di caratteristiche che ci rendono unici e irripetibili, nelle nostre qualità e noi nostri difetti, il teatro e l’arte in generale sono strumenti meravigliosi, una panoramica sulle nostre esistenze e sulla nostra capacità di rappresentarle.

  • Hai recitato in alcune fiction della Rai e di Mediaset, Squadra Mobile fra le altre, quale contributo specifico senti di poter dare al piccolo ed al grande schermo?

Credo che noi del mondo dell’arte e della comunicazione abbiamo una responsabilità delicata, quella di trasmettere un messaggio forte, e di comunicare qualcosa di intenso e significativo. Si può insegnare qualcosa, far ridere, aprire delle riflessioni, ciò che conta è dedicarsi a questo lavoro con serietà professionale e vera vocazione

Voglio mostrare i limiti umani e le fragilità che provo, come ogni essere umano, e far capire come, attraverso un percorso interiore, si possono superare le emozioni negative, trasformandole in positive. Come una giornata di sole dopo il temporale; sento il bisogno, il dovere e la necessità di sperare e donare speranza agli altri, mettendo a nudo anche le fragilità, che a volte possono, se riconosciute, divenire elementi di forza, che ci rendono umili e consapevoli delle nostre qualità.

  • Televisione, cinema, teatro e web, quattro canali attraverso i quali ti metti in discussione sperimentando nuovi progetti. Dove ti senti più gratificata e quale è la sfida più stimolante che hai intrapreso?

Metto il cinema al primo posto, perché lo vivo con più intimità, il teatro è più esplosivo ed adrenalinico. La televisione ha dei tempi troppo stretti ma è un’esperienza interessante che ti induce ad essere molto reattiva. Credo che a teatro sei tu a prendere in mano la scena, mentre al cinema una spia della luce viene a cercarti.

Per quanto riguarda il web anche qui mi sono impegnata con grande determinazione, si tratta di un nuovo canale che se ben utilizzato può dare l’opportunità di far crescere e moltiplicare dei progetti. Dobbiamo pensare in maniera neutra a questi nuovi canali che sono dei mezzi di cui siamo noi stessi a determinarne l’uso efficace e corretto.

  • In “Eva più Eva” e in “4021” hai sperimentato anche il ruolo di determinazione del soggetto ed hai collaborato alla sceneggiatura. L’elemento relativo alla scrittura quale ruolo ha nel tuo bagaglio lavorativo e nel tuo ackground?

Direi un ruolo molto stimolante; in “Eva più Eva” (pensato, pianificato e scritto con Cristiana Mecozzi) il tutto è partito come un gioco, come un esperimento nella volontà di inserirci nella dinamica del web, producendo contenuti allegri e leggeri. Nella seconda serie mi sono invece concentrata di più sulla regia ed il montaggio, in questo campo sono davvero molto precisa ed attenta ai particolari, perché è un settore che mi affascina e che sento di poter approfondire al meglio. Nel lavoro di scelta dei soggetti e di pianificazione dei contenuti, che è la parte della scrittura che mi affascina di più, considero come elementi fondamentali la descrizione dell’umanità in tutte le sue declinazioni e sfumature e l’analisi delle relazioni interpersonali, tanto complesse, proprio perché siamo uno diverso dall’altro. E questa è una ricchezza.

  • Mi parli dell’impegno sociale di “4021” e del disagio dei giovani molto volenterosi ma poco gratificati?

Il soggetto è stato pensato ed elaborato da me, Viviana Lentini e Simone Pulcini, la sceneggiatura e la regia sono di Viviana Lentini; la nostra volontà era quella di lanciare un urlo liberatorio contro la crisi, la società ed il mondo del lavoro che mai come adesso stanno mettendo a dura prova la vita delle generazioni presenti e di quelle future. Ma è sicuramente anche un lavoro antropologico, di analisi dell’essere umano e dei suoi comportamenti di fronte alla moltiplicazione dei problemi:  il coraggio, la depressione, la riflessione, il tentativo di reagire con grinta e determinazione, tutti aspetti che attengono a momenti differenti dell’esistenza umana e io spero sempre che prevalga il momento della reazione e dell’ottimismo, perché a volte  dopo il dolore  siamo in grado di riconoscere in maniera cristallina il senso della ricerca della felicità. Siamo partiti con sacrificio ed umiltà nella realizzazione del progetto e ci siamo trovati ad essere candidati per la categoria dei lungometraggi fra i David di Donatello.

  • La Toscana è una terra di genialità e passione rinascimentale, quanto ti ha influenzato Firenze nella tua fioritura artistica?

Sono molto legata a Firenze, qui si respira arte in ogni angolo e senti davvero che ci sono nati o passati grandi artisti, pensatori, scrittori, e fa effetto riflettere sul fatto che hai avuto la fortuna e l’orgoglio di nascere su questo territorio, calpestato e camminato da personaggi che hanno fatto la storia. Firenze ti insegna la bellezza, il gusto e la delicatezza e viverla è molto formativo per chi lavora artisticamente ed è animato da sensibilità particolare. Ogni volta che ci torno sento la sua calma, accarezzo la sua delicatezza, apprezzo il suo ordine; Roma invece mi ha svegliato, è una città seppur con i suoi problemi, esplosiva, internazionale, unica nella sua bellezza e nel suo fascino, con un clima e delle panoramiche che ti rapiscono nell’anima.

  • Teatro, gioco di specchi e profondità, quale spettacolo nel quale sei andata in scena ti ha emozionato di più?

Sicuramente l’Antigone, rappresentato in maniera corale, per la personalità forte, testarda e coraggiosa del personaggio; un incoraggiamento a lottare, un momento nel quale mi sono molto immedesimata ed ho capito che dovevo iniziare a giocare da sola, dovevo incominciare a sperimentare e a mettere in campo tutte le risorse, tutto il lavoro personale ed attoriale che avevo impreziosito con l’esperienza, l’impegno e la voglia di mettermi sempre in discussione. Nella vita di un’artista, ma in generale di ogni persona, arriva un intervallo di tempo nel quale comprendi che devi dare un colpo d’ala – mai rinnegando le ali protettive di chi ti ha forgiato –  per planare con le tue gambe e con le tue idee.

  • Quando lavori e reciti non incarni solamente un ruolo, lo vivi e ci credi davvero. I nostri cassetti sono pieni di sogni, se ne dovessi scegliere uno in questo momento che riguarda la tua vita professionale quale sarebbe?

Mi piacerebbe tanto essere la protagonista di un soggetto cinematografico nel quale mettere a nudo le fragilità e le timidezze, elementi che non devono essere considerati perdenti, proprio perché nel momento in cui riconosciamo i nostri limiti diventiamo più forti, lavoriamo su noi stessi e conoscendoci bene possiamo aiutare di più anche gli altri. Abbiamo il dovere di mostrare le nostre emozioni e non di nasconderle perché nascondendoci togliamo agli altri caratteristiche che fanno parte di noi, ci chiudiamo. Certo dalla debolezza  si può migliorare con un processo di autoconsapevolezza ma ripeto quando abbiamo effettuato un percorso dentro le nostre vite siamo in grado di selezionare il lato migliore delle nostre qualità e dei nostri limiti.

  • Per quanto riguarda la pubblicità hai lavorato anche in questo settore dal punto di vista attoriale. Hai tratto insegnamenti anche dagli spot?

Sono convinta che ogni esperienza è una palestra, ogni nuova sfida uno stimolo. La pubblicità ti dà l’opportunità in pochi istanti di metterti in gioco e di trasmettere un messaggio che può essere giocoso, allegro, accattivante, sempre con professionalità e serietà.

  • La voce è un tassello essenziale nella vita di un’attrice. Il doppiaggio e la radio ti attraggono?

Ecco un altro percorso che amerei intraprendere per essere completa; ho scoperto a livello didattico il doppiaggio e questo ramo artistico mi ha coinvolta positivamente, lo vedo come un ingrandimento di uno spicchio del mio lavoro cinematografico. La grande difficoltà è quella di riversare sulla voce tutta la teatralità, la gestualità, l’intenzione e l’interpretazione che si mette sul proprio corpo. Mi affascina questo sentiero della voce; credo che un discorso similare si possa fare per la radio, la madre della comunicazione, anche qui vorrei sperimentare… Non bisogna mai fermarsi.  Chi ha la fortuna di trasmettere l’arte, la cultura, la bellezza ed il senso estetico ha il dovere ed il piacere di farlo con il massimo impegno.

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