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“Il campo dei cigni” di Marina Cvetaeva

I pensieri in versi di Maria Cvetaeva sulla Rivoluzione d’Ottobre e sulla sua Russia.

Nell’anno del centenario della rivoluzione d’Ottobre si sono succedute, in Italia come nel resto del mondo, pubblicazioni e approfondimenti televisivi su questo argomento che, indipendentemente dal credo politico, ha segnato l’inizio di una nuova fase della Storia.

Tra le varie opere riscoperte o approfondite c’è un piccolo volumetto della casa editrice Nottetempo: si tratta de Il campo dei cigni di Marina Cvetaeva, una sorta di diario in versi scritto a ridosso della Rivoluzione e negli anni immediatamente successivi.
Ma chi era Marina Cvetaeva?

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Irish Travellers: i nomadi d’Irlanda

Nel marzo del 2017 il governo della Repubblica d’Irlanda ha riconosciuto a una comunità 100% irlandese, ed esistente sull’isola dalla notte dei tempi, lo status di minoranza etnica. Lo scopo? Quello di dare un contributo alla sua accettazione e integrazione nella società.

Curioso no? Per integrare una comunità che per genetica, religione e lingua di fatto dovrebbe essere considerata proto-irlandese è necessario sancirne ufficialmente la diversità? Ebbene questa è la storia degli Irish Travellers, i nomadi d’Irlanda in via di sedentarizzazione e in lotta per l’integrazione e la conservazione della propria cultura.

CHI SONO I TRAVELLERS?

Ad ottobre di quest’anno l’Irish Times pubblicava un’inchiesta sul razzismo e la discriminazione in Irlanda, un paese che, lo ricordo, non ha partiti xenofobi o razzisti e ha un passato recente di emigrazione che forgia sia la memoria storica, che l’identità nazionale moderna. Dall’articolo del quotidiano emergeva che la comunità più discriminata in assoluto in Irlanda è senza dubbio quella dei Travellers.

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Sconfiggere la realtà distopica tramite un ripensamento utopico. Riflessioni random.

Aprendo un qualsiasi quotidiano o forse anche peggio, sintonizzandosi su un qualsivoglia telegiornale, il mondo sembra palesarsi come un posto davvero distorto, tra violenze di diversa natura, in particolare a danno delle donne, terribili stupri, infanticidi, violenze domestiche, persone costrette ad emigrare da fame e povertà, un uomo come Trump al potere… direi che dopo questa premessa, soprattutto dopo aver ricordato che Donald è realmente a capo degli Stati Uniti d’America, i poveri malcapitati lettori abbiano a ragione dismesso la lettura. Ma posso confortarvi già da ora, l’articolo vorrei terminasse con un flebile grido di speranza.

Dicevamo, sembrerebbe, stando alle cronache quotidiane, essersi realizzato quel presagio apocalittico preconizzato da un certo filone letterario che ha visto tra i protagonisti assoluti personalità come Orwell, Ray Bradbury e, forse il meno conosciuto Aldous Huxley, la cui opera maggiore, “Il Mondo Nuovo”, non ha riscosso lo stesso plauso di altri romanzi del genere, come ad esempio 1984 o Fahrenheit 451. Eppure da questo romanzo un po’ dimenticato vorrei partire.

Huxley, con la sua opera, inaugurava il filone della letteratura cosiddetta “distopica”. Per distopia, termine coniato già dal filosofo John Stuart Mill, si intende la rappresentazione di una realtà immaginaria in cui, al contrario dell’utopia, tutto va male.
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Fish & chips d’Irlanda: una storia incredibilmente italiana di fritto e immigrazione

I dublinesi lo sanno: il fish & chips migliore lo fanno gli italiani.

Aspetta un attimo: il fish & chips non era l’essenza della cultura culinaria popolare di quelle isole lassù? Fatto con patate britanniche e pesce pescato da pescatori britannici, cucinato con britannico carbone? Il cibo della working class in libera uscita, avvolto in carta di giornale bisunta e assaporato in qualche angolo urbano e industriale tutto mattoni scuri, case a schiera e ciminiere? Il cibo consumato all’uscita dei pub d’Irlanda prima di tornare barcollando a casa, ieri come oggi? E cosa c’entrano gli italiani con questa storia dai colori e dagli odori molti lontani dal Mediterraneo? E soprattutto, per quale ragione gli italiani avrebbero dovuto migrare nella terra di emigrazione per eccellenza, l’Irlanda appunto, povera quanto lo era l’Italia tra la fine dell’800 e la prima metà del 900?
Eppure, in un’intervista del 1972 della televisione irlandese RTÉ, si vede una coppia di chippers (proprietari di un fish & chips shop) italiani spergiurare davanti alla telecamera che, per quanto possa sembrare assurdo a un dublinese, fish & chips non è Continue reading “Fish & chips d’Irlanda: una storia incredibilmente italiana di fritto e immigrazione”

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Roma: in primo piano l’emergenza abitativa e le ultime tensioni con i migranti

Roma. L’ennesima giornata assolata, calda e umida. Da quattro mesi una città nella morsa del caldo, della siccità e di uno strisciante declino politico e sociale.

Mentre procedo in auto nella trafficata via di Castro Pretorio – prima di un fumo inaspettato – incontro, per la prima volta, un “netturbino migrante”. In attesa del carroattrezzi, il ragazzo si offre di spingere l’automobile verso il ciglio della strada. Prevale allora il desiderio di porgli qualche domanda. Non mi dice il suo nome, ma soltanto di essere originario del Niger. Da un anno vive in Italia con un suo amico. Come lui, tanti altri ragazzi migranti a Roma, hanno iniziato ad improvvisarsi “netturbini”, raccogliendo fogliame, plastica, carta e sigarette e, ogni altra sorta di rifiuto abbandonato sui marciapiedi o sulle strade. Molti di questi si aggirano tra i quartieri San Lorenzo e Tiburtino, armati di scopa, guanti, grandi sacchi neri e un contenitore di latta, nel tentativo di ripulire i marciapiedi e, allo stesso tempo, rendersi socialmente utili. Dimostrare ai passanti distratti che vogliono integrarsi, vogliono un lavoro, una dignità. Lo scrivono su vecchi ritagli di cartone, mentre si cimentano come “netturbini” e sperano in qualche “offerta”. Naturalmente, non raccolgono i rifiuti differenziandoli. Il risultato, grandi sacchi neri, lasciati sui cigli delle strade e mai raccolti, Continue reading “Roma: in primo piano l’emergenza abitativa e le ultime tensioni con i migranti”

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La Parigi di Gajto Gazdanov – “Strade di notte”

Da qualche giorno si può trovare nelle librerie il nuovo libro edito da Fazi Editore: si tratta di Strade di notte di Gajto Gazdanov.

Gajto Gazdanov sicuramente non è tra i nomi più frequentemente citati quando si parla di emigrazione russa in Europa dopo la Rivoluzione, eppure il suo destino è stato quello di molti suoi connazionali che si sono visti costretti ad abbandonare il loro Paese e a cambiare completamente modi di vivere. Gazdanov arriva a Parigi, come molti altri russi, e lì comincia la sua vita di tassista notturno.

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