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“Poiesis” di David Taglieri (II° mini – raccolta)

Poesie in cerca di canzone

Viaggiava sull’onda di un’emozione…

La canzone nella mente del compositore.

Il paroliere intonò versi, strofe, e parole varie ed eventuali…

Mentre un pianoforte ad un foglio di carta mise le ali…

Il compositore si guardò allo specchio e vide il paroliere…

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Intervista al cantautore Luca Pacioni: “Complice”, un album autobiografico

Luca Pacioni, classe ’85, ha pubblicato da poco il primo disco di inediti, dal titolo “Complice”, anticipato dal singolo “Sei tu”. L’album è composto da undici brani in cui amore e complicità sono il filo conduttore.

  • Buonasera Luca. “Complice” è il tuo primo disco di inediti e hai dichiarato che “amore e complicità sono il filo conduttore di questo disco”. Complicità e amore come sentimento universale oppure per qualcosa/qualcuno in particolare?

Ciao! Posso dire a tutti gli effetti che “Complice” è un album autobiografico, rappresenta una parte importante di me e le diverse complicità presentate nel disco hanno fatto parte davvero della mia vita. Alcune di queste a dire il vero sono tuttora un punto fermo. Continue reading “Intervista al cantautore Luca Pacioni: “Complice”, un album autobiografico”

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Lacrime: non sono più una questione di genere!

Se si prendono i testi classici come l’“Iliade” e l’“Odissea”, saltano all’occhio le vicende in cui gli uomini piangono, versano lacrime. Gli eroi greci come Ettore, Ulisse, Achille, Patroclo, Priamo e molti altri ancora, non si risparmiarono nel trattenere l’emozione di una guerra vinta o di una battaglia persa, non trattennero la loro disperazione vedendo i loro cari morire.

Ma se gli eroi omerici e virgiliani, studiati da sempre nelle scuole, non si nascondono al pianto liberatorio, perché i genitori hanno insegnato ai figli maschi che piangere non è da uomini? Frasi del tipo “non piangere che sembri una femminuccia” oppure “i maschi non piangono”, sono state per secoli al centro dell’educazione del bambino. Infatti, da sempre “il pianto”, soprattutto in pubblico, è stato stereotipato come una prerogativa esclusiva della donna, in quanto è stato visto come una debolezza momentanea, l’espressione di un sentimento che apparteneva solo al genere femminile. Mentre l’uomo, il genere forte, non doveva lasciar trapelare alcuna emozione.

Ma oggi è ancora così? Il pianto è ancora oggetto di vergogna e pregiudizi?

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Tre cose per vivere, tre cose da cambiare: domande alla Marzullo!

Sarà un post lungo più che un articolo. Mi sono fatta una domanda cui ne è seguita subito un’altra.

Non so quanto originali! Ma…

Mi sono sortite in mente, in questi tempi incerti di precarietà di vite, nel quotidiano arrabattarsi, senza vedere quale e se ci sarà un momento per tirare i remi in barca e riposarsi un attimo, magari a guardarsi intorno questa bella natura, umana e di paesaggi, che ci circonda senza chiederci niente o quasi.

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