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Irish Travellers: i nomadi d’Irlanda

Nel marzo del 2017 il governo della Repubblica d’Irlanda ha riconosciuto a una comunità 100% irlandese, ed esistente sull’isola dalla notte dei tempi, lo status di minoranza etnica. Lo scopo? Quello di dare un contributo alla sua accettazione e integrazione nella società.

Curioso no? Per integrare una comunità che per genetica, religione e lingua di fatto dovrebbe essere considerata proto-irlandese è necessario sancirne ufficialmente la diversità? Ebbene questa è la storia degli Irish Travellers, i nomadi d’Irlanda in via di sedentarizzazione e in lotta per l’integrazione e la conservazione della propria cultura.

CHI SONO I TRAVELLERS?

Ad ottobre di quest’anno l’Irish Times pubblicava un’inchiesta sul razzismo e la discriminazione in Irlanda, un paese che, lo ricordo, non ha partiti xenofobi o razzisti e ha un passato recente di emigrazione che forgia sia la memoria storica, che l’identità nazionale moderna. Dall’articolo del quotidiano emergeva che la comunità più discriminata in assoluto in Irlanda è senza dubbio quella dei Travellers.

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BuoneNews: “Pianeta felice” n°22

Roma: la capitale italiana trionfa in un panorama dall’aereo e dal volo della mente non soltanto per la sua storia eterna, la sua architettura e la sua arte, ma anche per la straordinaria presenza di aree verdi che si sposano con l’antichità e danno luogo ad una fotografia di paesaggio e passato. A Villa Borghese, nell’omonima galleria, è possibile rileggere ed assistere alla vita ed al mito del Bernini, attraverso una ricca sequenza di statue e dipinti autografi. A livello di ricerca artistica, proprio qui è stato inaugurato quel filone di studi, indagini ed analisi che ha messo in evidenza le caratteristiche strettamente tecniche, materiali ma allo stesso tempo stilistiche del grande artista e che poi ha trovato sostanza e linfa letteraria a livello di fruizione dei lettori nel volume Bernini 2000. Nel 1998 invece la mostra Bernini scultore, nascita del barocco in casa Borghese, celebrava la riapertura della Galleria, dopo anni di chiusura necessari all’adeguamento dell’edificio storico alle pressioni dei flussi turistici moderni e contemporanei. Il presente invece ci dice che dal 1 novembre al 4 febbraio 2018 la Galleria borghese offrirà ai romani la mostra suddetta, a cura di Andrea Bacchi, direttore della fondazione Zeri, specialista nella materia del barocco e da Anna Coliva direttrice della Galleria Borghese. Appuntamento imperdibile. Continue reading “BuoneNews: “Pianeta felice” n°22”

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Fish & chips d’Irlanda: una storia incredibilmente italiana di fritto e immigrazione

I dublinesi lo sanno: il fish & chips migliore lo fanno gli italiani.

Aspetta un attimo: il fish & chips non era l’essenza della cultura culinaria popolare di quelle isole lassù? Fatto con patate britanniche e pesce pescato da pescatori britannici, cucinato con britannico carbone? Il cibo della working class in libera uscita, avvolto in carta di giornale bisunta e assaporato in qualche angolo urbano e industriale tutto mattoni scuri, case a schiera e ciminiere? Il cibo consumato all’uscita dei pub d’Irlanda prima di tornare barcollando a casa, ieri come oggi? E cosa c’entrano gli italiani con questa storia dai colori e dagli odori molti lontani dal Mediterraneo? E soprattutto, per quale ragione gli italiani avrebbero dovuto migrare nella terra di emigrazione per eccellenza, l’Irlanda appunto, povera quanto lo era l’Italia tra la fine dell’800 e la prima metà del 900?
Eppure, in un’intervista del 1972 della televisione irlandese RTÉ, si vede una coppia di chippers (proprietari di un fish & chips shop) italiani spergiurare davanti alla telecamera che, per quanto possa sembrare assurdo a un dublinese, fish & chips non è Continue reading “Fish & chips d’Irlanda: una storia incredibilmente italiana di fritto e immigrazione”

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Sex in a Cold Climate – L’educazione cristiana nell’Irlanda degli anni 60.

“In Irlanda, a quei tempi, la Chiesa era regina assoluta. La Chiesa aveva sempre ragione. Non si poteva criticare un prete e neanche le suore.” È così che inizia la triste testimonianza di una delle donne recluse in gioventù, nelle case Magdalene dell’Irlanda degli anni ’60, fatte conoscere dal documentario “Sex in a cold climate” del 1998, diretto da Steve Humphries.

Non poche sono le testimonianze scritte, fotografiche, raccontate e cinematografate di ciò che fu per le donne l’esperienza vissuta tragicamente all’interno di questi istituti. Questi luoghi, aventi il compito di reindirizzare delle giovani donne e molto spesso, poco Continue reading “Sex in a Cold Climate – L’educazione cristiana nell’Irlanda degli anni 60.”