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“The Post”: da giovedi 1 febbraio al cinema

The Post, il nuovo film di Steven Spielberg in uscita giovedì 1 febbraio, descrive le vicende di due giornalisti coraggiosi e testardi: Katharine Graham e Ben Bradlee.

Nel 1971 Daniel Ellsberg, economista e uomo del Pentagono, decide di divulgare una parte dei documenti segreti che descrivono l’implicazione militare e politica degli Stati Uniti nella guerra del Vietnam. Il testo porta a galla quanto insabbiato dai quattro Presidenti in carica tra gli anni Quaranta e Sessanta, e per questo motivo il governo è disposto ad ogni tipo di battaglia pur di far tacere i giornalisti.

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Sconfiggere la realtà distopica tramite un ripensamento utopico. Riflessioni random.

Aprendo un qualsiasi quotidiano o forse anche peggio, sintonizzandosi su un qualsivoglia telegiornale, il mondo sembra palesarsi come un posto davvero distorto, tra violenze di diversa natura, in particolare a danno delle donne, terribili stupri, infanticidi, violenze domestiche, persone costrette ad emigrare da fame e povertà, un uomo come Trump al potere… direi che dopo questa premessa, soprattutto dopo aver ricordato che Donald è realmente a capo degli Stati Uniti d’America, i poveri malcapitati lettori abbiano a ragione dismesso la lettura. Ma posso confortarvi già da ora, l’articolo vorrei terminasse con un flebile grido di speranza.

Dicevamo, sembrerebbe, stando alle cronache quotidiane, essersi realizzato quel presagio apocalittico preconizzato da un certo filone letterario che ha visto tra i protagonisti assoluti personalità come Orwell, Ray Bradbury e, forse il meno conosciuto Aldous Huxley, la cui opera maggiore, “Il Mondo Nuovo”, non ha riscosso lo stesso plauso di altri romanzi del genere, come ad esempio 1984 o Fahrenheit 451. Eppure da questo romanzo un po’ dimenticato vorrei partire.

Huxley, con la sua opera, inaugurava il filone della letteratura cosiddetta “distopica”. Per distopia, termine coniato già dal filosofo John Stuart Mill, si intende la rappresentazione di una realtà immaginaria in cui, al contrario dell’utopia, tutto va male.
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