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Sconfiggere la realtà distopica tramite un ripensamento utopico. Riflessioni random.

Aprendo un qualsiasi quotidiano o forse anche peggio, sintonizzandosi su un qualsivoglia telegiornale, il mondo sembra palesarsi come un posto davvero distorto, tra violenze di diversa natura, in particolare a danno delle donne, terribili stupri, infanticidi, violenze domestiche, persone costrette ad emigrare da fame e povertà, un uomo come Trump al potere… direi che dopo questa premessa, soprattutto dopo aver ricordato che Donald è realmente a capo degli Stati Uniti d’America, i poveri malcapitati lettori abbiano a ragione dismesso la lettura. Ma posso confortarvi già da ora, l’articolo vorrei terminasse con un flebile grido di speranza.

Dicevamo, sembrerebbe, stando alle cronache quotidiane, essersi realizzato quel presagio apocalittico preconizzato da un certo filone letterario che ha visto tra i protagonisti assoluti personalità come Orwell, Ray Bradbury e, forse il meno conosciuto Aldous Huxley, la cui opera maggiore, “Il Mondo Nuovo”, non ha riscosso lo stesso plauso di altri romanzi del genere, come ad esempio 1984 o Fahrenheit 451. Eppure da questo romanzo un po’ dimenticato vorrei partire.

Huxley, con la sua opera, inaugurava il filone della letteratura cosiddetta “distopica”. Per distopia, termine coniato già dal filosofo John Stuart Mill, si intende la rappresentazione di una realtà immaginaria in cui, al contrario dell’utopia, tutto va male.
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L’America, le armi e Michael Moore: Bowling a Columbine (2002)

Con il recente attentato a Las Vegas torna il cruciale argomento dell’uso delle armi negli Stati Uniti, anche se è improbabile un intervento deciso da parte del Presidente americano Donald Trump.

Quest’ultimo ha preferito non sbilanciarsi sulla questione ma le sue dichiarazioni precedenti lasciano pochi dubbi sulla sua opinione in proposito; in uno dei suoi interventi durante la campagna elettorale dello scorso anno, il magnate affermava: «Hillary (Clinton) vuole togliervi le pistole. Vuole che la gente non si difenda (…). Noi non lo permetteremo, gli americani hanno il diritto di difendersi al 100%. (…)» Insomma, il secondo emendamento non si tocca poiché il diritto di difesa è sacrosanto. Tuttavia, le stragi non cessano né diminuiscono ma continuano a verificarsi ulteriormente nel corso degli anni, soprattutto negli Stati Uniti. Infatti, come riporta l’articolo di Marta Rizzo pubblicato il 31 marzo 2016 da La Repubblica, «ogni anno oltre 30.000 persone rimangono uccise dalle armi da fuoco». Anche il livello di diffusione delle armi nel suolo americano è un dato significativo. Secondo l’articolo pubblicato il 3 ottobre dalla rivista Focus « negli Usa circolerebbero 357 milioni di armi da fuoco contro una popolazione di soli 318,9 milioni di persone ».

Il regista americano Michael Moore parte dalla strage alla Columbine High School per raccontare la diffusione incontrollata delle armi nel suo paese.

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“Prevenire” per curare : l’assurda pratica del breast ironing

Essere donna ai giorni nostri è molto difficile ma ci sono realtà a noi ignote in cui l’attuale condizione del genere femminile è a dir poco allarmante. In Africa Occidentale (soprattutto in Camerun) viene usata e tramandata da innumerevoli anni una pratica che è stata definita dall’Onu «uno dei crimini più diffusi contro le donne». Stiamo parlando del breast ironing.

“La frase che ti ripetono ossessivamente è non urlare, lo facciamo per il tuo bene. Non ho ancora avuto il coraggio di parlarne con i miei figli. Tre giorni fa uno di loro mi ha chiesto ‘Mamma perché hai il seno piccolo?’ Gli ho risposto che non sapevo.”

Tradotto in italiano con ‘Stiramento del seno’, questa usanza è svolta all’interno delle mura domestiche, principalmente dalle donne di famiglia (madri, nonne, zie, cugine, sorelle) e consiste nell’appiattire il petto delle ragazze in età di sviluppo con fasce, spatole o pietre bollenti. Lo scopo è di proteggere le adolescenti da potenziali pericoli esterni quali stupri o molestie sessuali, gravidanze o matrimoni precoci e fare così in modo che queste ultime abbiano la possibilità di ricevere un’istruzione e diventare Continue reading ““Prevenire” per curare : l’assurda pratica del breast ironing”

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Gli stupri di Rimini e Firenze come momento di crescita collettiva

L’ Italia è quel posto immune a qualunque tipo di evoluzione: da sempre e come sempre, le tragedie degli altri diventano pretesto per odiare il prossimo, come se l’unico modo per combattere il male sia dell’altro male e non una sana e rigorosa meditazione, un’occasione di crescita collettiva.

Mi sono trovato a leggere molti articoli riguardanti gli stupri di Rimini e Firenze, e non ho potuto non notare come alcuni dei più importanti quotidiani siano arrivati a rasentare il ridicolo, pur di restare fedeli alla loro linea politica.

Il giornale ha addirittura insinuato che le due studentesse americane fossero coperte da “un’assicurazione antistupro”, senza sapere, probabilmente, che una vera e propria assicurazione antistupro non è mai esistita. D’altro canto, Il Fatto quotidiano, ha dal primo momento criticato la cautela con cui si sono svolte le indagini sui due carabinieri.  Un articolo, in particolare, si intitolava: ”Esistono stupri di Seria A e di Serie B?”. Ovviamente no, ma esistono contesti e situazioni diverse. Quando è la legge a delinquere, per quanto questo non sia il primo caso in cui ciò è accaduto, diventa comunque tutto più surreale, irragionevole; si fosse trattato di civili, ci si sarebbe scagliati contro con molta meno grazia, ne sono certo. Continue reading “Gli stupri di Rimini e Firenze come momento di crescita collettiva”