“Tanto poi si muore” debutta a Milano

Un invito a meditare sul senso più profondo dell’esistenza umana senza mai perdere il sorriso.

Fa ridere di gusto per poi stimolare a una riflessione intima sulla vita. Forse è per questo che “Tanto poi si muore – Dipartita di un cantautore mediocre in atto unico” conquista il pubblico.

Lo spettacolo teatrale dalla regia di Giulia Gennaro, co-autrice insieme a Foma Fomic, è andato in scena a Milano, per la prima volta, sabato 25 gennaio al Teatro Alta Luce.

Le battute sono esilaranti e inaspettate e gli attori reggono perfettamente la tensione di una scrittura acuta e intelligente. In una realtà in cui si cerca la risata facile con gli usurati luoghi comuni è sorprendente trovare una storia dalla comicità pulita e irresistibile. Sulla scena un incredibile Foma Fomic, che riproduce fedelmente i connotati di un personaggio disturbato dalla società in cui vive, alla disperata ricerca di una storia normale. Un cantautore che non ha incontrato il successo in cui sperava e la felicità a cui ciascun uomo auspica e che si racconta con la musica. Ma se Foma personaggio non è riuscito nel suo intento, ben altra cosa si può dire dell’attore che lo interpreta. Un connubio perfetto di canto e parole, di cui rimarca il senso e ciascuna sfumatura. D’altronde il compito gli è stato sicuramente reso più semplice dalla compagna di scena, Marina Ladduca. Un’attrice che interpreta molteplici ruoli, dalla psicologa all’addetta di un Agenzia funebre, con la capacità sorprendente di entrare in ciascun personaggio per poi uscirne e farsi calzare perfettamente i panni dell’altro. È convincente a tal punto che non rende possibile l’estraniamento. Persino quando con un colpo di scena nel bel mezzo dello spettacolo la troviamo cantante. Bellissima voce e bellissima intesa tra i due protagonisti, che sembrano aver provato la scena da una vita, tanta la naturalezza che comunicano. Intensa la forza evocatrice, che raggiunge la massima tensione emotiva nell’ultimo monologo. Solo Fomic sul palco. Lui e quell’urgente quesito che dalla notte dei tempi cerca risposta e ancora una volta non sembra trovarla.

Melanconico, nostalgico forse irriverente, lo sguardo non può far altro che seguirlo fin quando l’occhio di bue si spegne e il sipario si chiude. D’altronde “Tanto poi si muore”…

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