Al Teatro Argentina in scena dall’8 gennaio “Tre modi per non morire”. Testo scritto da Giuseppe Montesano, prodotto da Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa, e interpretato da Toni Servillo.
Un percorso teatrale in 90 minuti di lettura senza interruzione, un viaggio esistenziale su un palco volutamente spoglio. Al centro l’attore con il suo microfono e il leggio, il minimalismo creato come invito a concentrarsi su una domanda cardine:
“La poesia e l’arte in che modo possono attaccarci alla vita e farci riflettere sulla loro potenza salvifica?”
La risposta è possibile, con le tre tappe dei grandi poeti, singolarmente intitolate: “Monsieur Baudelaire, quando finirà la notte?”, “Le voci di Dante” e “Il fuoco sapiente”.
Inizialmente tutto il teatro resta a luci accese per l’apparizione sul palco di Toni Servillo che invoca a perdifiato il poeta maledetto per eccellenza.
“Chi sono, Charles, questi fantasmi? Hanno forse le nostre facce impallidite dalla paura di vivere? O forse per loro e per noi la notte finirà, e verrà il mattino?”.
®Masiar Pasquali
Scorrono veloci le parole dello strazio esistenziale, ma quale cura, quale rimedio alla noia? L’unico appiglio è la bellezza insieme all’arte per andare oltre alla realtà ripugnante, grazie al coraggio di “levare l’ancora e partire verso l’ignoto”.
C’è un cambio totale, il registro diventa pacato, solenne, con destrezza sono declamati i versi del Sommo Poeta, tratti dal Canto dell’Inferno della Divina Commedia. Questo secondo segmento, dedicato a Dante, l’Everyman, con la sua potenza evocativa straordinaria, racconta la massa dei morti viventi: gli ignavi. Caratterizzati da invidia e passività, cechi delle stragi e inermi alla sofferenza. Il Poeta, un viandante, percorre nel suo viaggio allegorico una possibilità di scoperta aperta a tutti, con l’emblematica chiusa “a riveder le stelle”, un segno di speranza che può illuminare l’oscurità.
Sul palco, si alternano le variazioni cromatiche del led, controbilanciato da effetti luminosi che portano all’ultima tappa: il pensiero greco. L’origine, la terra natia del nostro protagonista sul palco: “I Greci hanno inventato tutto”.Sul finale c’è un forte slancio emotivo, una pervasione di pathos, l’anima del teatro, un racconto sullo splendido popolo antico di viaggiatori, mossi da Bellezza, Giustizia e Amore.
“Tre modi per non morire”, non è solo uno spettacolo, ma è un inno a una vita, troppo spesso glorificata da maschere di finzione che avvolgono una società satura di beni e priva di sensazioni. 90 minuti liberatori verso una speranza che può essere riaccesa solo tramite il ragionamento della poesia.