Venezia 76: Recensione del film “Joker” di Todd Phillips, con Joaquin Phoenix. “Io esisto e la gente comincia a notarlo.”

Joker

Regia: Todd Phillips
Produzione: Joint Effort (Todd Phillips, Bradley Cooper, Emma Tillinger)
Durata: 118’
Lingua: inglese
Paesi: Usa
Interpreti: Joaquin Phoenix, Robert De Niro, Zazie Beetz, Frances Conroy
Sceneggiatura: Todd Phillips, Scott Silver
Fotografia: Lawrence Sher
Montaggio: Jeff Groth
Scenografia: Mark Friedberg
Costumi: Mark Bridges
Musica: Hildur Guðnadóttir
Suono: Alan Robert Murray, Tom Ozanich
Effetti visivi: Doug Facciponti, Jeff Brink
Note: 18+

Joker è un film sul nemico per eccellenza ed è un racconto originale e autonomo, mai visto sul grande schermo. L’analisi sviluppata da Phillips del personaggio di Arthur Fleck, interpretato in maniera indimenticabile da Joaquin Phoenix, ci restituisce un uomo che cerca di trovare il suo posto nella società in frantumi di Gotham City. Clown di giorno, la notte aspira a essere comico di cabaret, ma si accorge di essere uno zimbello. Prigioniero di un’esistenza ciclica, tra apatia e crudeltà, Arthur prende una decisione sbagliata che innesca una reazione a catena di eventi, in questo crudo studio di personalità.

Credits: Lorenzo Mattotti per La Biennale di Venezia

Recensione

“Joker” di Todd Phillips deve essere visto non solo dagli amanti di Batman bensì da chiunque ami i film in cui si delinea la vita di una persona, il suo cambiamento e le vicissitudini che l’hanno attraversata. Ognuno di noi è frutto di un passato e per ogni azione che compiamo e per ogni aspetto del nostro essere c’è sempre un motivo.

L’interpretazione di Joaquin Phoenix è eccelsa, brillante e capace di trasferire allo spettatore ogni aspetto della personalità di Arthur Fleck, alias Joker.

La scena si apre con Arthur in procinto di vestirsi da clown per lavorare. Prepara il suo sorriso migliore ma una lacrima scende dal suo volto. La felicità non è sincera, è solo frutto di un’interpretazione.

Si muove Arthur in un mondo pericoloso, le strade americane sono sempre più violente, lui stesso viene aggredito da un gruppo di ragazzi e lasciato esamine in un vicolo buio. Non si ribella Arthur, subisce.

La sua vita è cadenzata dal lavoro come clown e dal sogno di dedicarsi alla stand up comedy (ha un diario, che oltre ad essere utilizzato per scrivere i suoi pensieri, come gli ha detto di fare un’assistente sociale, viene usato anche per scrivere le battute dello spettacolo che vorrebbe fare).

È malato mentale Arthur, costretto a prendere le medicine e ad accudire la mamma.

“Spero che la mia morte abbia più senso della mia vita”. In questa frase è racchiuso il malessere di Arthur, la sua paura e il desiderio di non stare più così male. Ha scelto di far ridere ma non è mai stato felice nella sua vita, nemmeno un giorno. Cerca di trovare uno spazio in un mondo che lo rifiuta e lo deride. Anche il suo sogno di diventare comico viene calpestato, quando una sua esibizione finisce in televisione e il presentatore lo schernisce, definendolo un Joker.

La sua è una vita di desolazione e tristezza mentre immagina un’esistenza che non vive.

Molti di coloro che hanno visto Batman non sono mai stati dalla parte di Joker; è sempre stata una figura che ha affascinato e incuriosito ma che non ha mai provocato empatia. Con il film di Todd Phillips si creerà l’effetto contrario: perché Arthur è un uomo che vuole solo “esserci” e smettere di essere trasparente per la società.

Quando Arthur, dopo il triplice omicidio di tre ragazzi che lo aggrediscono, acquista consapevolezza della sua forza diventa Joker, anche a causa della mancanza di medicine. Joker usa la violenza, la adopera per vendetta e per i suoi scopi.

“Io esisto e la gente comincia a notarlo.”

Arthur, soprannominato dalla psicotica madre “Happy”, si ritrova davanti al suo passato, ad un passato che sconosciuto gli appare in tutta la sua barbarie e comicità.

“La mia vita non è che una commedia.”

Joker diventa il simbolo di un popolo, quello dei poveri, degli emarginati e di quelli considerati reietti dalla società.

Joker rappresenta l’altra faccia della medaglia: due storie, quella di Batman e di Joker entrambe nate in un vicolo buio.

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