Versi di David Taglieri: “Tevere”

Il Tevere era impallidito di fronte alla desolazione giornaliera, fatta di isolamento e calma inspiegabile
i gabbiani viravano sul fiume e lo controllavano con attenzione domandandosi dove fossero gli umani
poi il tempo passò, e dopo aver assaporato l’abitudine di planare solitari ed indipendenti sulla città spettacolare, che dominata dall’alto, era ancor più bella e maestosa
iniziarono di giorno in giorno a riconsiderare il lento ritorno alla vita.

Umani intimoriti, prudenti, ma anche gruppetti di incoscienti che ridevano in faccia a chi indossava la mascherina, senza rispettare i più elementari divieti, quasi ad esorcizzare una paura…

Intanto il poeta, il chitarrista e la ninfa consigliera dell’emisfero astrale avevano impugnato il megafono proprio sopra il Ponte Sant’Angelo, per pungolare le persone al rispetto di un comando, un ordine, elementare, semplice, essenziale.

Il poeta strappò il foglio dove aveva scritto mesi prima che di fronte a tante morti gli individui sarebbero cambiati.

Mentre il musicista ruppe per nervosismo una corda… e la bella fanciulla lo guardò con un misto di solidarietà e disperazione…

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