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Olimpiadi invernali 2018: nordcoreani varcheranno il 38° parallelo

Quello che non si riesce ad unire con la diplomazia, lo fa lo sport. Alle prossime Olimpiadi invernali, in programma dal 9 al 25 febbraio a Pyeongchang (Corea del Sud), gli atleti delle Due Coree cammineranno fianco a fianco, dietro la stessa bandiera.

C’è un momento storico di “tregua” tra Corea del Sud e Corea del Nord. Questa “pausa dalla guerra” è dovuta all’apertura dei Giochi Invernali di Pyeongchang, in cui gli atleti e i funzionari che rappresenteranno i due Paesi, sfileranno insieme dietro un’unica bandiera, bianca con lo stemma blu della penisola coreana, portata da due atleti, un rappresentante della Corea del Sud e uno della Corea del Nord. Non è la prima volta che gli Stati asiatici decidono di fermare il loro astio e far camminare i proprio sportivi l’uno Continue reading “Olimpiadi invernali 2018: nordcoreani varcheranno il 38° parallelo”

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CIO: i videogiochi possono essere considerati sport

Uno dei principali dibattiti che si sono accesi negli ultimi giorni è quello sollevato dal CIO, il Comitato Olimpico Internazionale, il quale ha dichiarato sabato 28 ottobre durante la riunione tenutasi a Losanna che i videogiochi competitivi possono essere considerati al pari delle attività sportive.

Le motivazioni di tale affermazione si basano sulla costanza e sull’intensità degli allenamenti di coloro che approcciano a questo mondo virtuale con una serietà ed una competizione a livelli agonistici. Tale “preparazione atletica” ha quindi insinuato l’idea all’interno del Comitato di ammettere gli eSports (definizione tecnica per chi gioca ai videogiochi a livello competitivo, organizzato e professionistico) ai giochi olimpici che si terranno a Parigi nel 2024.

Per essere pienamente riconosciuti, ovviamente nel rispetto del regolamento, bisognerà che gli eSports vengano dotati di strutture antidoping e combattano in ogni modo l’attività delle scommesse illegali. I più gettonati tra i videogiochi competitivi per partecipare alle Olimpiadi, nonché i più popolari, sono i cosiddetti MOBA, che significa Multiplayer Online Battle Arena, e cioè i giochi che permettono a più giocatori di sfidarsi online contemporaneamente.

Ma ecco il fulcro del dibattito: è giusto considerare questo tipo di attività virtuale come uno sport a tutti gli effetti, giustificata solo dal fatto che la competizione è preceduta da estenuanti allenamenti ed i giocatori sono passibili di infortuni alle articolazioni delle mani? O tutto si riduce alle ingenti somme di denaro che gli eSports offrono, visto e considerato l’enorme bacino d’utenza di cui vantano? I videogiochi competitivi, infatti, sono praticati in tutto il mondo, ma paesi vasti ed economicamente floridi come la Cina, la Corea del Sud, gli Stati Uniti, i Paesi Bassi ne detengono il primato.

È vero che la pratica dei videogiochi, soprattutto online, si sta rapidamente diffondendo nel globo tramite la nuova generazione di adolescenti, ed è anche vero che l’unione tra il mondo virtuale ed il mondo sportivo rinvigorirebbe parecchio il numero degli spettatori e dei telespettatori dei giochi olimpici, eppure gli atleti di tutto il mondo – e non solo – gridano all’ingiustizia.

Camilla Palladino