Bosnia: “io che da sempre ricerco la luce sogno un mondo di sfigati” – INTERVISTA
Bosnia
“Malebene”, il nuovo singolo di Bosnia dal 19 settembre in radio e in streaming.
“Malebene” unisce strofe rap intense e metriche serrate a un ritornello in dialetto napoletano con atmosfere RnB dal respiro internazionale. Il testo esplora il dualismo tra male e bene, vissuto in prima persona, mentre la produzione dello stesso Bosnia alterna momenti minimal a sezioni più intense, muovendosi tra deep house, dark pop ed elettronica.
- Buonasera Bosnia. “Malebene” è il tuo nuovo singolo disponibile dal 19 settembre: mi racconti come nasce?
L’idea iniziale era quella di raccontare una relazione tossica ma, mentre scrivevo, mi sono reso conto di non vivere alcuna relazione tossica e che quelle parole stavano uscendo fuori da qualche mia altra esperienza. Guardandomi dentro, anzi dall’esterno, ho compreso che la relazione tossica era il mio lato oscuro, quella parte sé che si tende a mettere da parte ed esce nei momenti meno adatti. Male e bene convivono all’interno della stessa persona, è necessario trovare un equilibrio.
In merito al sound ho cercato di far coesistere questi due mondi: da una parte ci sono riferimenti alla musica UK, dall’altra parti più rilassanti. Ho cercato di creare questa narrazione nel brano.
- Hai presentato “Malebene” in Piazza del Plebiscito, durante il concerto tributo a Pino Daniele: che emozione è stata cantare davanti a un palco così importante e grande?
È stata un’esperienza tale che descriverla la priverebbe dalla magia che ha avuto. Io sono un napoletano che è sempre stato lontano dalla propria città, quindi poter portare un brano nuovo e farlo ascoltare in un contesto così grande e di commemorazione per Pino Daniele mi ha fatto sentire onorato e responsabile.

- Male e bene, un dualismo presente in ognuno di noi. Si dice che le persone più interessanti siano i “cattivi” e spesso è così, ma non credi che questo per certi versi possa essere una contraddizione rispetto a una società che incita all’umanità e alla pace?
Ti dico la verità Miriam: io sono una di quelle persone che non ha mai trovato affascinante i personaggi cattivi. Ricerco la luce nella vita, sono sempre stato affascinato dagli sfigati, da quelli che alla fine rappresentano la vera società.
Ho sempre avuto questa attrazione per la luce e ti dirò, guardandomi dall’esterno, nei miei periodi oscuri sono stato una persona che non si piaceva fino in fino. Ho cominciato ad apprezzarmi quando ho accettato i lati positivi di me e ho capito che non dovevo essere per forza quello che faceva lo sbaglio più grande di tutti per essere notato.
- Nel 2024 sei stato tra i finalisti di Sanremo Giovani, un’esperienza sicuramente importante: che sensazioni ti ha lasciato? Ho letto il tuo post su Instagram in cui scrivevi che le persone ti dicevano “mi dispiace che sia andata così” mentre tu al contrario sostenevi che non ti sentivi di aver perso: è davvero così? Nemmeno un po’ di amarezza per come è andata? Un pensiero sul fatto che te lo meritassi più tu?
Io penso che ci siano contesti dove non è questione di merito e bravura ma anche di quello stai portando. Mi dispiace fare questo discorso perché la musica è tanto anima per l’artista ma, al di fuori, è anche un prodotto e ci sta che alcuni prodotti non trovino spazio in determinati contesti rispetto ad altri. Ma come faccio a recriminare me stesso? Perché alla fine se ci si sente sconfitti se la si può prendere solo con se stessi, dicendoci ‘non ho fatto abbastanza’. Io, in quell’occasione, non potevo fare di più, è stata un’esperienza anche più grande di quanto mi aspettassi, con tutte le nostre forze siamo arrivati in semifinale. Se vogliamo parlare di merito è stata una grande dimostrazione di meritocrazia.
- Credi che l’artista abbia il dovere di veicolare dei messaggi sociali attraverso la sua arte? Alcuni sostengono di no.
Rispetto qualsiasi tipo di visione artistica ma alla pura arte non ci ho mai creduto. L’arte è la nostra personale maniera di fare arrivare un messaggio. Credo che il talento sia quella cosa che ti accende e che metti a disposizione e che sia assurdo non sentire di avere una missione nel mondo. Penso da una parte che sia improbabile non trasmettere messaggi tramite musica e dall’altra che ho un po’ la responsabilità di farlo.

- Progetti futuri?
In realtà sono scaramantico e sono napoletano (risata): questi due aspetti mi portano sempre o a straparlare male o a non parlarne proprio.
Le idee ci sono e anche la voglia di fare; banalmente mi sento più produttivo e giovane adesso di quando avevo 22 – 23 anni. Sento anche di avere una maturità maggiore per affrontare il percorso artistico. Quest’anno tra l’altro sto ritornando a studiare musica e composizione al conservatorio.
- Un sogno nel cassetto?
Ecco, sono scaramantico, però i sogni bisogna sempre manifestarli, perché l’universo e il mondo hanno bisogno di sentire i tuoi sogni.
Il mio sogno nel cassetto, in questo momento che è un periodo buio, è di vedere un mondo tranquillo in cui si possono risvegliare le coscienze. Ecco, spero che diventi un mondo di sfigati così da amarci tutti e far finire qualsiasi storia negativa che ci stiamo portando dietro.
Personalmente spero che la musica possa svolgere un ruolo portante.