“Xilografe”: artiste, incisione e libertà tra Ottocento e Novecento al Museo Civico di Crema e del Cremasco dal 17 ottobre 2026 al 10 gennaio 2027

0
Annabel Kidston, frontespizio xilografico di Matthew Arnold, The Forsaken Merman and The Scholar Gipsy, London, The Bodley Head, 1927. Collezione privata, Milano

Annabel Kidston, frontespizio xilografico di Matthew Arnold, The Forsaken Merman and The Scholar Gipsy, London, The Bodley Head, 1927. Collezione privata, Milano

Al Museo Civico di Crema e del Cremasco, dal 17 ottobre 2026 al 10 gennaio 2027, la mostra “Xilografe”, a cura di Edoardo Fontana, riscopre una storia ancora in parte sottotraccia: quella delle artiste che, tra la seconda metà dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, scelsero l’incisione su legno come strumento di ricerca e di affermazione professionale.

Per lungo tempo considerata un’arte minore e spesso associata all’artigianato, la xilografia ha attraversato la storia della grafica portando con sé una complessa relazione tra tecnica, materia e corpo. È proprio a partire da questa dimensione che “Xilografe” intende riportare l’attenzione su un insieme di artiste che, in epoche e contesti differenti, hanno utilizzato il legno inciso per costruire linguaggi personali e lasciare una traccia significativa nella storia dell’arte.

La mostra, prodotta dal Museo Civico di Crema e del Cremasco e promossa dal Comune di Crema, attraverso l’Assessorato alla Cultura e l’Assessorato alle Pari Opportunità, sarà visitabile dal 17 ottobre 2026 al 10 gennaio 2027. L’esposizione è curata da Edoardo Fontana, con la collaborazione di Chiara Degetto, Livia Fasolo e Silvia Scaravaggi.

 Broncia Koller-Pinnel, Ester Strömberg-Grossmann (Donna con i capelli rossi), 1905, xilografia a colori. Collezione privata, Milano
Broncia Koller-Pinnel, Ester Strömberg-Grossmann (Donna con i capelli rossi), 1905, xilografia a colori. Collezione privata, Milano

Una tecnica considerata “maschile”

La presenza delle donne nella storia della xilografia è stata a lungo marginale. Non perché mancassero le artiste, ma perché la tecnica stessa era spesso percepita come un’attività legata alla forza fisica e a una manualità considerata tradizionalmente maschile.

L’intaglio del legno attraverso sgorbie e coltelli richiedeva infatti una particolare abilità tecnica e un rapporto diretto con la materia. Un pregiudizio che contribuì a rendere meno accessibile questa forma d’arte alle donne, già penalizzate dall’esclusione, più o meno rigida a seconda dei Paesi, da alcuni insegnamenti delle Accademie.

La situazione cambiò anche grazie alla diffusione dell’incisione su legno di testa. La maggiore durezza del legno utilizzato consentiva una lavorazione differente, affidata al bulino e alla ciappola, attenuando quella dimensione di forza fisica e di artigianalità che aveva contribuito ad associare la xilografia a un universo prevalentemente maschile.

La tecnica poteva così diventare anche uno spazio di emancipazione.

Dalle botteghe alla professione artistica

La presenza di incisore su legno precede in realtà l’Ottocento. Molte donne lavorarono nelle botteghe familiari dirette da padri, mariti o fratelli, rimanendo tuttavia spesso in secondo piano rispetto alle figure maschili.

Tra gli esempi italiani vengono ricordate Elisabetta Catanea e Girolama Cagnucci, mogli dei fratelli Parasole, ma soprattutto Veronica Fontana, allieva di Elisabetta Sirani e figura di particolare talento.

È però con l’emancipazione femminile che la presenza delle artiste nella grafica assume una dimensione nuova. Non si tratta necessariamente della nascita di veri e propri gruppi organizzati di xilografe, ma di una progressiva affermazione individuale all’interno di un movimento più ampio.

In Inghilterra, per esempio, la Wood Engraver Society annoverava numerose donne già dalla sua nascita. La xilografia diventava così uno dei territori attraverso cui le artiste potevano costruire una professionalità e confrontarsi con il sistema dell’arte.

Tra Europa e modernità

Il fenomeno si sviluppa in maniera particolarmente significativa nei Paesi anglosassoni, anche grazie a un contesto sociale e politico più aperto, per poi estendersi ad altri Paesi europei.

L’Italia della rinascita della grafica dei primi del Novecento e l’Austria della Secessione diventano così importanti centri di elaborazione, contribuendo alla progressiva affermazione di artiste di livello internazionale.

Tra le figure più note emerge Käthe Kollwitz, artista tedesca la cui opera è caratterizzata da una forte dimensione sociale e da una particolare attenzione alla condizione umana. Il suo lavoro diventa anche una riflessione sul ruolo della donna e sulla possibilità di affermarsi attraverso la creazione artistica al di là del ruolo tradizionalmente associato alla maternità.

Accanto a lei, Gabriele Münter sviluppa una ricerca profondamente personale, legata alla sensibilità espressionista, contribuendo alla stagione che avrebbe aperto la strada all’astrattismo e all’arte contemporanea.

La Secessione viennese e la grafica

La mostra attraversa quindi l’ambiente della Secessione viennese, dove artiste come Elena Luksch-Makowsky, Broncia Koller-Pinell e Marianne Hitschmann-Steinberger si distinguono all’interno della scena artistica e della Wiener Werkstätte.

La loro attività si intreccia anche con la cultura editoriale dell’epoca, attraverso la partecipazione alla rivista Ver Sacrum e a importanti cataloghi espositivi.

È proprio questa relazione tra incisione, illustrazione, arti applicate ed editoria a mostrare quanto la xilografia fosse tutt’altro che un linguaggio secondario. Il legno inciso poteva infatti diventare immagine, decorazione, illustrazione e strumento di diffusione della cultura visiva contemporanea.

Dall’illustrazione del libro alle avanguardie

In Inghilterra, Gwendolen Raverat e Clare Leighton rinnovano il rapporto tra xilografia e illustrazione libraria, diventando punti di riferimento per numerose artiste attive nel mondo anglosassone.

 Gwen Raverat, xilografia a colori per Henry Allen Wegwood, The Bird Talisman. An Eastern Tale, London, Faber and Faber, 1934. Collezione privata, Milano
Gwen Raverat, xilografia a colori per Henry Allen Wegwood, The Bird Talisman. An Eastern Tale, London, Faber and Faber, 1934. Collezione privata, Milano

In Italia, invece, Emma Dessau Goitein, Irma Pavone Grotta e Mimì Buzzacchi Quilici partecipano alla rinascita della grafica insieme alle numerose allieve di Adolfo De Carolis, tra cui la figlia Donella, Anna Maria Masi e Hortensia Morici Rossi.

Un percorso internazionale che comprende anche la danese Ebba Holm, impegnata in Italia nella redazione della rivista Xilografia di Francesco Nonni e autrice delle illustrazioni di un’importante edizione della Divina Commedia tradotta in danese.

La dimensione cosmopolita della xilografia emerge anche attraverso Ellen Thesleff, artista finlandese che collaborò con Edward Gordon Craig negli anni della rivista The Mask.

Accanto alle protagoniste più conosciute, “Xilografe” recupera figure meno note ma caratterizzate da una forte personalità artistica, come la russo-olandese Amelie Meeter De Zorn, la svizzera Marguerite Burnat-Provins e la scozzese Annabel Kidston, dalle cui xilografie è stata selezionata l’immagine guida della mostra.

Il dinamismo delle avanguardie

La xilografia dialoga anche con le avanguardie. È il caso delle sperimentazioni vorticiste sviluppate attraverso il linoleum a più matrici dal gruppo di incisori riunito attorno a Claude Flight e alla Grosvenor School di Londra.

Tra le artiste che si distinguono in questo contesto ci sono Edith Lawrence, Sybil Andrews ed Eileen Mayo, protagoniste di una ricerca che porta l’incisione verso nuove soluzioni grafiche, caratterizzate da dinamismo, sintesi formale e attenzione al movimento.

La mostra non si limita dunque a una ricostruzione cronologica, ma restituisce la varietà di approcci attraverso cui le artiste hanno utilizzato la xilografia, dimostrando la capacità di questo linguaggio di attraversare correnti, Paesi e discipline differenti.

Il libro come opera d’arte

Un capitolo significativo riguarda il rapporto tra xilografia e libro.

Tra le figure ricordate c’è Margaret Dalziel, che insieme ai fratelli tradusse in incisione le illustrazioni dei Preraffaelliti per i Poems di Tennyson.

Particolarmente interessante è poi la vicenda di Esther Bensusan, conosciuta con il cognome del marito Lucien Pissarro. Insieme a lui diede vita prima a Epping e poi a Chiswick alla Eragny Press, una delle più eleganti private press inglesi.

Il contributo di Esther alla casa editrice, pur già oggetto di studi, è stato spesso considerato in misura minore rispetto a quello di Lucien. La sua attività fu invece fondamentale sia nella definizione dello stile della Eragny sia nella realizzazione di illustrazioni e decorazioni.

Tra le altre figure ricordate compare Annie Housman, illustratrice e traduttrice di incisione del fratello Clemens, oltre che autrice di una delle prime storie dedicate ai licantropi.

Belgio, Giappone e nuovi percorsi

Anche il Belgio partecipa a questo panorama grazie al particolare ambiente culturale sviluppatosi tra Art Nouveau e avanguardie del Novecento. Tra le artiste ricordate ci sono la gantoise Marie De Keyser e Nele Van de Velde, figlia dell’architetto Henry van de Velde.

La mostra guarda inoltre al Giappone, dove la xilografia era parte integrante delle tradizionali case editrici. Un esempio è rappresentato da Kawanabe Kyosui, illustratrice che apprese la tecnica nella bottega del padre Kyosai.

E ancora, l’esposizione incontra la figura di Norah Borges, sorella dello scrittore argentino Jorge Luis Borges, la cui esperienza europea restituisce alcuni rari esempi di ricerca xilografica.

Milano e la rinascita della grafica italiana

Tornando in Italia, un focus particolare è dedicato a Milano nei primi decenni del Novecento.

Qui Anna Beatrice D’Anna, Rosa Menni e Gemma Pero non si limitarono alla realizzazione di xilografie, ma aprirono insieme uno studio nel quale illustravano libri, disegnavano figurini per le sartorie e impartivano lezioni di disegno.

Il loro spazio diventò anche un luogo di incontro per personalità della cultura dell’epoca, tra cui i critici d’arte Roberto Longhi e Vittorio Pica e l’artista Arturo Martini.

Di Gemma Pero sarà inoltre possibile osservare una raccolta di legni, alcuni dei quali incisi su entrambi i lati, che testimoniano anche le sue capacità scultoree e il rapporto fisico e creativo instaurato con la materia.

Dalla professione alla memoria

Il periodo scelto per l’esposizione — dalla seconda metà dell’Ottocento agli anni Trenta del Novecento — coincide con una fase decisiva nella storia dell’arte femminile: quella in cui la donna artista comincia ad affermarsi come professionista e a rivendicare la possibilità di utilizzare linguaggi e tecniche differenti.

Tra le due guerre la grafica attraversa però una progressiva perdita di centralità, fino a un sostanziale declino nel secondo dopoguerra. Solo in tempi più recenti l’incisione è tornata a suscitare un rinnovato interesse.

Eppure alcune artiste continuarono a utilizzare questo linguaggio per raccontare il proprio tempo. È il caso di Regina Lichter-Liron, autrice di una drammatica cartella dedicata alla realtà dei campi di concentramento. Le sue xilografie, costruite attraverso un violento contrasto tra bianco e nero, restituiscono una testimonianza diretta e dolorosa dell’esperienza vissuta.

Una storia ancora da riscoprire

“Xilografe” porta dunque alla luce una storia articolata, internazionale e ancora in parte lacunosa. Una storia che non riguarda soltanto la presenza femminile nell’incisione, ma il modo in cui le artiste hanno saputo trasformare una tecnica considerata a lungo marginale in uno strumento di ricerca, autonomia e affermazione.

Dal mondo delle botteghe alla Secessione viennese, dall’illustrazione libraria alle avanguardie, dalle private press inglesi alla rinascita della grafica italiana, il percorso della mostra restituisce una costellazione di esperienze differenti unite dalla volontà di incidere — letteralmente e simbolicamente — una propria presenza nella storia dell’arte.

“Xilografe” diventa così non soltanto un’esposizione dedicata a una tecnica, ma un’occasione per rileggere la storia della grafica attraverso figure che per troppo tempo sono rimaste ai margini della narrazione.

La mostra e il catalogo

“Xilografe” sarà visitabile al Museo Civico di Crema e del Cremasco dal 17 ottobre 2026 al 10 gennaio 2027.

L’esposizione è a cura di Edoardo Fontana, con la collaborazione di Chiara Degetto, Livia Fasolo e Silvia Scaravaggi.

La mostra è accompagnata da un catalogo edito dal Museo Civico di Crema, con testi critici e schede di Sara Baccanelli, Emanuele Bardazzi, Francesca Cagianelli, Cosimo Calvelli, Antonio Castronuovo, Cristina Chiesura, Chiara Degetto, Livia Fasolo, Edoardo Fontana, Paolo Linetti, Roberto Lunelio, Giorgio Marini, Anna Mazzanti, Chiara Nicolini, Silvia Scaravaggi, Luca Scarlini e Raf Steel.

Iscriviti alla newsletter settimanale per rimanere aggiornato su tutti i nostri articoli!

Lascia un commento