Milano Fashion Week 2026: Florania porta in passerella “Surfacing”, il Sublime della natura in tempesta

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Florania

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La natura come organismo vivo, ma anche come paesaggio inquieto, fragile e imprevedibile. È da questa tensione che nasce “Surfacing”, la collezione Spring/Summer 2027 di Florania, presentata il 24 settembre 2026 negli spazi milanesi di Lineapelle Designers Edition.

Un progetto che parte da un’immagine potente: quella di un calmo lago italiano improvvisamente attraversato da una tempesta, trasformato da onde e schiuma. Un paesaggio in cui la quiete lascia spazio alla forza degli elementi e che diventa metafora di un presente segnato da una crescente instabilità ambientale.

Live Report

La presentazione di “Surfacing” traduce in immagini, materiali e silhouette il dialogo tra corpo e natura. La pelle, la maglieria e i tessuti diventano superfici da esplorare, corrodere e ricomporre, mentre le forme evocano sedimenti, rocce, alghe, fiori e schiume.

Guarda il Live Report di Florania alla Milano Fashion Week

L’eco gothic come lente sul presente

Il punto di partenza concettuale della collezione è l’eco gothic, sottogenere letterario e approccio critico che combina le atmosfere del gotico con le prospettive dell’ecocritica. Una chiave di lettura attraverso cui interrogare il rapporto conflittuale tra essere umano e natura.

Tra i riferimenti dichiarati emergono “Surfacing” di Margaret Atwood e “Annihilation” di Jeff VanderMeer, opere nelle quali l’ambiente non rappresenta soltanto uno sfondo, ma diventa una presenza capace di modificare la percezione e mettere in crisi le certezze dell’essere umano.

Florania guarda così anche alla distopia contemporanea. In un momento storico in cui l’attenzione sulla coscienza dell’intelligenza artificiale rischia di sovrastare la discussione sulle emergenze climatiche, la collezione torna a interrogarsi sul rapporto con il mondo naturale.

La domanda è quella del Sublime romantico: come tradurre sulla forma umana una natura contemporaneamente maestosa e terrificante?

Geologia, erosione e nuove superfici

La risposta passa innanzitutto dalla materia. La collezione lavora sulla geologia, sulle texture minerali e botaniche, trasformando stratificazioni, sedimenti, erosioni e superfici corrose dalle intemperie in elementi del linguaggio visivo.

A questa dimensione minerale si contrappone il suo rovescio organico: fiori, maree e schiume.

Le texture naturali vengono ricostruite sulla pelle attraverso l’aerografo, che deposita il colore come farebbe un agente atmosferico. La superficie viene così segnata, modificata e apparentemente consumata. La stessa logica attraversa le manipolazioni tessili, dove il materiale viene lavorato fino ad assumere l’aspetto di una crosta o di un sedimento.

Il risultato è una moda che non cerca una superficie perfetta, ma racconta proprio ciò che accade quando la materia viene sottoposta al tempo e agli elementi.

La maglieria come organismo

La maglieria rappresenta uno dei nuclei sperimentali della ricerca di Florania. Qui il riferimento si sposta verso la dimensione più fluida della natura.

Fiori e maree prendono forma attraverso strutture aperte, filati che si ritirano e si sfaldano, orli che si sfrangiano evocando alghe o schiuma. I tricot drappeggiati si annodano al corpo come corde recuperate dall’acqua, mentre le sete stratificate costruiscono volumi morbidi, mobili e volutamente instabili.

I capi possono apparire minerali e polverosi oppure leggeri come la schiuma. In altri casi diventano vere e proprie nuove pelli, capaci di modificare la silhouette e spingerla verso una dimensione quasi animale.

Il corpo non viene quindi semplicemente vestito. Viene trasformato in una superficie sulla quale la natura lascia le proprie tracce.

Una palette estratta dalla natura corrosa

Anche la palette cromatica nasce dall’osservazione di un paesaggio consumato dagli elementi.

Sabbia, osso ed ecru richiamano la pietra e la polvere. I grigi cenere e gli antraciti evocano ombre e superfici rocciose. Blu notte e neri definiscono il versante più scuro e minerale della collezione.

All’interno di questa gamma emerge un unico accento saturo: il corallo della cocciniglia, colore ottenuto da un organismo vivente invasivo.

Una scelta cromatica precisa, che introduce una presenza organica e inattesa all’interno di un paesaggio dominato da tonalità terrose, fredde e profonde.

L’abito come linguaggio

“Surfacing” non pretende di offrire soluzioni alle criticità ambientali contemporanee. La sua forza sta piuttosto nella capacità di trasformare una domanda ecologica in un’esperienza visiva.

La collezione immagina un personaggio che vive nella natura distopica del presente e del futuro e che, attraverso ciò che indossa, rende visibili le tensioni del proprio tempo.

Da qui nasce una riflessione sul potere dell’immagine: se l’abito è una forma di autorappresentazione, può forse contribuire a rendere riconoscibili tematiche e proiezioni sociali prima ancora delle parole?

È proprio in questa possibilità che Florania individua una forma di ottimismo.

La collaborazione con Lineapelle e Crocs

La ricerca di Florania si sviluppa anche attraverso le collaborazioni che accompagnano il progetto.

LineaPelle, main partner della sfilata, ha ospitato il fashion show nei propri spazi milanesi. La collaborazione si concentra sulla pelle intesa come materiale vivo e trasformabile, esplorato attraverso finissaggi, aerografie e lavorazioni a catena metallica capaci di aprire e ricomporre la superficie.

Crocs affianca invece Florania come partner del progetto con calzature sviluppate appositamente per il fashion show, completando il dialogo tra sperimentazione materica e trasformazione del corpo.

La musica dello show è stata curata da Carloalberto.

Con “Surfacing”, Florania porta così nella Milano Fashion Week una riflessione in cui moda, materia e natura si incontrano. Una collezione che sceglie di osservare il presente attraverso le tracce lasciate dagli elementi e che trasforma erosione, instabilità e trasformazione in strumenti di ricerca.

Non una rappresentazione nostalgica della natura, ma il tentativo di immaginare quale forma possa assumere il corpo quando il paesaggio intorno a noi è già cambiato.

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