L’oro nero che ha ridisegnato l’immaginario: a Villa Medici inaugura “Sole nero. Petrolio e arte contemporanea”
Sole Nero Villa Medici Karikpo-Pipeline
Roma si interroga sul lato oscuro della modernità attraverso gli occhi dell’arte contemporanea. Fino al 18 gennaio 2027 l’Accademia di Francia a Roma – Villa Medici ospita la mostra collettiva “Sole nero. Petrolio e arte contemporanea”.
Curata da Morad Montazami, Madeleine de Colnet e Caroline Courrioux, l’esposizione rappresenta un nuovo e cruciale capitolo del celebre “ciclo degli elementi” ideato dalla Villa, arrivando cronologicamente dopo i successi di Storie di pietre (la terra) e Il Canto delle sirene (l’acqua). Questa volta, al centro dell’indagine c’è l’elemento che più di tutti ha infiammato, arricchito e sconvolto il nostro pianeta: il petrolio. L’evento esplora la complessa rete estetica, politica e culturale generata dall’idrocarburo, riunendo le risposte visive di artisti internazionali.

Le sette sale tematiche
Il percorso espositivo si articola attraverso sette sale tematiche ben distinte, che accompagnano il visitatore dall’estrazione fisica della materia alla sua combustione finale, toccando nodi caldi come le geopolitiche postcoloniali, i disastri ambientali e le riflessioni esistenziali:
- Petrocene [Estrazione]: L’impatto dell’estrattivismo e la brutale trasformazione del paesaggio naturale.
- Fossil fuel [Combustione fossile]: La chimica, l’energia e la dipendenza da una civiltà letteralmente in fiamme.
- Oleodotto [Circolazione]: Le mastodontiche infrastrutture fisiche che connettono i mercati globali.
- Proteste [Rivoluzione]: Le resistenze sociali, le rivolte e i conflitti geopolitici legati all’oro nero.
- Petro-museo [Speculazione]: L’ambiguo legame economico tra le istituzioni culturali e le multinazionali dell’energia.
- Marea nera [Offshore]: I drammatici disastri ecologici causati dalle trivellazioni marine e dagli sversamenti.
- Petro-melanconia [Burn out]: La sezione finale, dedicata al senso di fine dell’era fossile e a possibili visioni post-petrolifere.
Gli artisti più suggestivi: il dialogo tra epoche
La mostra mette in scena un dialogo straordinario tra giganti sacri della storia dell’arte del Novecento e le voci più graffianti della scena contemporanea. Nelle sale convivono i storici capolavori materici e i neri densi dei catrami di Alberto Burri, le provocazioni pop di Robert Rauschenberg ed Ed Ruscha, e le pietre miliari della Land Art firmate da Robert Smithson e Nancy Holt.
Questi maestri dialogano con le installazioni video di forte impatto politico di Zina Saro-Wiwa, focalizzate sulle ferite del delta del Niger, e con le ipnotiche e disturbanti sculture iridescenti di Monira Al Qadiri, che riproducono le forme delle trivelle petrolifere trasformandole in totem quasi alieni.

Il cuore politico della mostra: il prato tagliente di Lungiswa Gqunta
Tra le quaranta presenze in catalogo, l’opera che mi ha più colpito in assoluto è senza dubbio l’installazione Lawn (2016) dell’artista sudafricana Lungiswa Gqunta. L’opera ricrea un prato fitto e geometrico composto da migliaia di bottiglie di vetro capovolte, spaccate e riempite con un liquido scuro che richiama il petrolio e i combustibili fossili.
Lawn si oppone in modo violento e geniale all’immaginario del tradizionale giardino bourgeois. Quello che da lontano potrebbe sembrare un perfetto manto erboso curato, da vicino si rivela un paesaggio tagliente, inaccessibile e profondamente pericoloso.
La forza del pezzo risiede interamente nella sua dimensione politica e post-coloniale: nella storia del Sudafrica il possesso di un giardino verde e recintato ha rappresentato per decenni il simbolo supremo del privilegio bianco, della segregazione e del regime dell’apartheid. Gqunta sabota questo spazio di esclusione elitaria utilizzando materiali associati alle architetture della miseria e alle rivolte delle township. Le bottiglie spezzate, armi improvvisate da guerrilla urbana, diventano una denuncia esplicita delle disuguaglianze sistemiche, delle barriere sociali ancora esistenti e delle ferite mai rimarginate legate alla privatizzazione della terra e allo sfruttamento capitalistico delle risorse. Un’opera brutale, magnifica e impossibile da dimenticare.

Informazioni Pratiche per la Visita
La mostra è aperta tutti i giorni (tranne il martedì) dalle 9:30 alle 19:00. I biglietti sono disponibili online sul circuito ufficiale Ticketlandia. Per l’occasione, l’offerta culturale è arricchita anche dal “Cinéclub Soleil noir”, una speciale rassegna di proiezioni cinematografiche dedicate che si terrà parallelamente all’esposizione.
https://villamedici.it/it/programme/sole-nero/