“Renato Guttuso: Anima Mediterranea”: al Museo Storico della Fanteria dell’Esercito Italiano di Roma la mostra dedicata al maestro siciliano

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Renato Guttuso

Renato Guttuso

Cinque sezioni raccontano l’universo del maestro di Bagheria tra legami con la Sicilia, impegno sociale, passioni private e dialoghi con i grandi artisti del Novecento. La mostra è visitabile fino al 28 febbraio 2027.

Un legame viscerale, mai interrotto, che attraversa i confini geografici per farsi pittura universale. È da questo rapporto profondo con la propria terra che prende forma “Renato Guttuso: Anima Mediterranea”, la mostra allestita al Museo Storico della Fanteria dell’Esercito Italiano di Roma.

Prodotta da Navigare Mostre e curata da Vittorio Sgarbi e Marina Giordano, l’esposizione ripercorre la produzione del maestro siciliano attraverso cinque sezioni tematiche, restituendo la complessità di un artista capace di intrecciare dimensione privata, impegno civile e ricerca pittorica.

Il cuore pulsante dell’intera esposizione vibra costantemente di una profonda e fiera sicilianitudine. Guttuso, pur avendo vissuto e lavorato a lungo a Roma, non ha mai spezzato il cordone ombelicale con la sua terra natale, mantenendo un continuo ed elettrico pendolarismo sentimentale e creativo soprattutto con Palermo. Il percorso espositivo si apre proprio con i paesaggi, in cui la terra sicula pulsa di tensioni drammatiche: dall’eruzione dell’Etna ai contrasti cromatici tra i celebri tetti di Roma e quelli di Bagheria, fino alle vedute di Tivoli e Varese. Lo sguardo intimo del pittore si riflette poi nella sezione dedicata alle “Nature vive e nature morte”, dove prendono vita gli oggetti quotidiani del suo studio.

A dominare la mostra è però la Sezione Volti, a mio avviso la più affascinante dell’intero percorso. In questa galleria ad altissima intensità espressiva si susseguono in modo magnetico i volti familiari all’artista, a partire dai lineamenti dolci della moglie Mimise, fino ai ritratti degli amici più cari. Accanto alla sfera privata, la sezione si apre a personaggi celebri e riferimenti culturali cruciali, ospitando tra le varie opere il potente ritratto postumo di Franz Kafka. In un suggestivo cortocircuito tra arte e letteratura, spicca inoltre il dialogo profondo con gli storici dell’arte e il passato: Guttuso omaggia direttamente il celebre “Ritratto d’ignoto marinaio” di Antonello da Messina, qui esplicitamente legato al famoso romanzo storico di Vincenzo Consolo.

La mostra prosegue indagando il rapporto inscindibile tra l’artista e la società. Guttuso, che fece attivamente la Resistenza, non ha mai distolto gli occhi dalla realtà, dedicando la sua attenzione ai lavoratori e agli umili, come durante il suo memorabile soggiorno a Scilla. La tela “Il massacro degli agnelli” affronta il tema brutale della violenza e della guerra, mentre la produzione degli anni ’60 si apre alle suggestioni della Pop Art con un dipinto dedicato ai calciatori. Notevole è anche la riflessione sulle tragedie collettive, come il terremoto e l’utopia della ricostruzione attraverso l’arte, che richiama il lavoro di Alberto Burri a Gibellina, quest’anno Capitale italiana della Cultura. Un capitolo a parte è riservato all’universo femminile: tra i nudi spicca la figura iconica di Marta Marzotto, ma la donna è anche sinonimo di impegno e fatica, rappresentata dalle mani operose delle cucitrici.

Come sottolineato dalla co-curatrice Marina Giordano, viene respinta l’idea di un Guttuso “outsider” o isolato. Al contrario, il realismo guttusiano si rivela in costante dialogo con i giganti del Novecento: dall’amore-odio per Giorgio Morandi – esplicitamente dichiarato da Guttuso quasi come un “nemico” artistico da superare – fino alle sintonie con Paul Cézanne, Pablo Picasso e George Grosz, quest’ultimo richiamato nella serie dell’edicola in cui l’artista inserisce la tecnica del collage. Una mostra potente e necessaria, che dimostra come l’arte di Guttuso sia stata una costante e vitale interpretazione del proprio tempo.

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