CasaMora a Testaccio: la cucina napoletana contemporanea che si condivide a Roma
CasaMora
Siamo stati ospiti da CasaMora, nel cuore di Testaccio, e abbiamo avuto modo di assaggiare il nuovo menù stagionale, che segna un’evoluzione rispetto alla proposta invernale. La cucina si presenta oggi più leggera, più immediata, e meno rigidamente legata alla tradizione napoletana nella sua forma più canonica, pur mantenendone riconoscibilità e riferimenti.
Questa trasformazione non riguarda solo le singole preparazioni, ma l’impostazione stessa del percorso gastronomico, che continua a ruotare attorno all’idea di condivisione ma apre a una maggiore libertà interpretativa. I piatti si muovono su registri più fluidi, con una ricerca che privilegia equilibrio, freschezza e accessibilità del gusto.
In questo passaggio di stagione, CasaMora conferma la propria identità come progetto in evoluzione, dove la cucina napoletana non viene cristallizzata, ma riletta attraverso una sensibilità contemporanea che si adatta al contesto e al momento dell’anno.
CasaMora costruisce la propria identità attorno a una convivialità concreta, non decorativa. Il cibo diventa un linguaggio comune, e la tavola uno spazio collettivo.
La filosofia del locale si traduce in un’esperienza orizzontale, dove ogni piatto è pensato per essere assaggiato insieme agli altri, senza gerarchie né percorsi obbligati.
Durante la visita, lo chef Rosario Errico ci racconta un percorso personale che attraversa diverse esperienze professionali, mantenendo un legame con la cucina napoletana. CasaMora nasce da questa tensione tra memoria e contemporaneità: non una replica della tradizione, ma una sua reinterpretazione attraverso tecnica, esperienza e contaminazioni. Il risultato è una cucina riconoscibile, ma non nostalgica.
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Il menu: tradizione napoletana e reinterpretazione contemporanea
L’esperienza si apre con ‘O Panariello, un cestino che introduce immediatamente la filosofia del locale: condivisione, memoria e immediatezza.
Tra i piatti proposti, le crocchette alla Genovese rappresentano una delle interpretazioni più dirette della tradizione, con una struttura che valorizza intensità e immediatezza del gusto.
La caponata di melanzane in agrodolce si distingue per equilibrio e pulizia, inserendosi in un registro più armonico e misurato.
Il Pollo all’ischitana richiama in modo diretto la tradizione partenopea, con un profilo gustativo riconoscibile e strutturato.
Più contemporaneo il Katsu Sando alla partenopea, che reinterpreta la cucina napoletana attraverso un formato e un linguaggio diversi, senza perdere identità.
Il percorso si chiude con il Babà con crema e amarene, un dolce che rappresenta una delle espressioni più riconoscibili della tradizione napoletana.
La chiusura riporta l’esperienza su un piano più intimo e familiare, rafforzando il legame con la memoria gastronomica partenopea.
Lo spazio, l’atmosfera e la dimensione lifestyle
Oltre la cucina, CasaMora costruisce un ambiente che contribuisce in modo determinante all’esperienza complessiva. Lo spazio è pensato per favorire la condivisione in un’atmosfera informale ma curata.
Accanto alla dimensione gastronomica, il progetto si apre anche a una componente più lifestyle, con una piccola linea di merchandising che include t-shirt e oggetti brandizzati. Un elemento che contribuisce a rafforzare l’identità del locale, trasformandolo in un marchio riconoscibile anche al di fuori della sala, senza snaturarne la natura conviviale e gastronomica.
La dimensione relazionale rimane comunque il cuore del progetto: non un elemento accessorio, ma una componente strutturale dell’esperienza.

CasaMora nel panorama gastronomico romano e il trend dello “sharing dining”
Nel contesto romano, sempre più ricco di progetti che reinterpretano cucine regionali attraverso chiavi contemporanee, CasaMora si colloca in uno spazio intermedio tra identità e accessibilità.
Negli ultimi anni, a Roma, il concetto di sharing dining è diventato un codice ricorrente della ristorazione contemporanea: piatti al centro, esperienza collettiva, informalità strutturata. Un modello che, da un lato, risponde a una crescente domanda di convivialità e socialità a tavola, ma che dall’altro tende a consolidarsi come linguaggio sempre più uniforme, facilmente replicabile e talvolta più estetico che sostanziale.
In questo scenario, CasaMora si inserisce con coerenza, adottando la condivisione come parte integrante della propria impostazione. Non si tratta di un elemento accessorio, ma di una scelta strutturale che orienta il servizio e la costruzione del menu.
La cifra del progetto si misura quindi nella continuità con questo linguaggio, e nella capacità di declinarlo attraverso una lettura personale della cucina napoletana, senza forzature né rotture nette.
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