Domenico Iannacone e il buon giornalismo!

Oggi sulle ali del Pensiero plana sul territorio del giornalismo, quello fatto con anima, buona fede e passione, e perciò, fertile e pronto a far nascere buone idee per la Penisola; una Nazione che deve trarre dai dolori e dalle sofferenze le risorse che ha dentro di sé e che le hanno sempre consentito di reagire, per dar vita alla rinascita. E allora ci occupiamo di un perfetto padrone di casa che, in realtà viaggia attraverso le varie realtà territoriali italiane, con la finalità di dar voce a chi è lontano dalle telecamere, dal successo e dalla gloria, ma che ogni giorno nel proprio piccolo riesce a dare un senso all’esistenza, ad un progetto e ad una meta.

Domenico Iannacone, classe 1962, di Torrella del Sannio si colloca in quella terra di confine affascinante che mette in comunicazione l’arte documentaristica con le scorribande della penna. Perché nei suoi servizi e nei suoi programmi non ci sono solo le interviste e le immagini, ma c’è la fotografia della mente, l’interesse per il momento che ha determinato una scelta, sia essa voluta od obbligata, la disponibilità a far parlare e non il parlarsi addosso.

In Iannacone c’è grande semplicità e rispetto, vero ascolto, dialogo genuino ed intelligenza emotiva ed intellettuale riconducibile, per esempio, alla capacità di intercettare in ognuno la parte migliore, faccia parte essa di un sogno, di un’azione concreta, di un passato o di un presente, dell’intenzione di non abbassare la testa.

Egli nasce come autore per i canali del Molise e successivamente per il terzo canale della Rai e, negli anni, è riuscito a trasportare la sua capacità di sentire e di scrivere nel ruolo di giornalista conduttore, mantenendo l’attenzione alta anche per una maniera ragionata e garbata di affrontare tematiche profonde e difficili senza isterismi e egocentrismi tanto diffusi oggi nei media. Dal 2013 è in onda il programma I Dieci Comandamenti che per ben due anni ha vinto il Premio Alpi relativo alla miglior televisione d’autore.

Domenico Iannacone è un fuoriclasse del giornalismo, quello vero, elaborato con dovizia di particolari, siano essi specificità, dettagli essenziali, informazioni che formano la mente, la cultura, la cittadinanza, nello schema pensiero-formazione-azione, e diano il là alla sana curiosità donando al cittadino un reale servizio di prossimità-vicinanza-aiuto. Con I Dieci Comandamenti va fisicamente e con le Ali del Pensiero alla ricerca delle piccole, ma grandi Italie all’interno dello Stivale, per scovare le storie, gli aneddoti, le esistenze nascoste di quelle periferie tanto apparentemente lontane ma tanto centrali per la crescita del Belpaese. Le interviste abbracciano le confidenze sociali ed umanitarie instaurando delle chiacchierate e degli scambi di idee, caratterizzati da pause, sinonimi di sostanza e contenuto, dall’ascolto. E come affermava qualcuno capitano degli attimi nei quali il silenzio rappresenta la migliore musica, perché la riflessione parte dalle orecchie, dal pensiero ragionato e dalla capacità di ascolto. Effettivamente notiamo da spettatori come dopo dei giusti silenzi sia a livello temporale che a livello di intervento, le parole e le domande successive si sviluppino con più saggezza e più potenza di introspezione. Perché nei I Dieci Comandamenti c’è anche tanta filosofia madre di azione ispirata al pensiero e distinzione nella dignità così come una psicologia nel vivere con attenzione il fatto che di fronte a sé non ci sono individui che servono a fare ascolto, ma persone che vanno ascoltate, che hanno bisogno di tatto e sensibilità.

Fare giornalismo è soprattutto dare un senso alla realtà, a volte un puzzle di drammi, dolori, gioie, soddisfazioni, sconfitte, vittorie, voglia di lottare e di ricominciare. E questo ai  I Dieci Comandamenti lo hanno capito bene; infatti gli intervistati vengono accompagnati nel loro percorso esteriore ed interiore, nell’analisi delle loro biografie e nelle cause e nelle conseguenze delle loro decisioni. C’è volontà di conforto da parte degli autori, del conduttore autore, e da parte di tutti coloro che lavorano in questo straordinario progetto; nonostante ci siano fisicamente i riflettori, la sensazione è quella che si voglia starne lontani, facendo invece luce sui disagi, sulle mafie, sulla camorra, e sul coraggio di chi dice no. Si documenta il presente, si approfondisce il reale, si sogna ad occhi aperti. La politica non entra mai nel programma e nei giudizi di valore; piuttosto ci si occupa di prepolitica, per la ricerca e l’indagine di valori universali che dovrebbero essere alla base della gestione della Cosa Pubblica, affinché il principio di realtà ritrovi giuste ipotesi di rinascita, per dar linfa ad un paese che è spento e non si rende conto delle proprie risorse territoriali ed umane. I dieci comandamenti e Domenico Iannacone sono un esempio di giornalismo, uno specchio di un paese buono, un modello per ripartire.

Una fotografia musicale per conciliare nuovamente lo Stato ed il cittadino è la possibilità di aiutare una Penisola che ha bisogno anche di un Rinascimento del giornalismo … e da qui si può davvero ripartire.

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