Mivergogno: “una volta realizzato un sogno, hai un sogno in meno” – INTERVISTA

Foto di Paolo Tasso -Mivergogno

Foto di Paolo Tasso -Mivergogno

Dopo tre anni di silenzio discografico, il cantautore marchigiano Mivergogno torna sulla scena con “Happy”, il suo nuovo album. Un lavoro, racconta l’artista, nato «durante un ottimo periodo di merda»: una dichiarazione che sintetizza alla perfezione l’ironia amara e la poetica contraddittoria di Mivergogno.

Il disco è diretto, asciutto, ma sorprendentemente denso per chi sceglie di addentrarsi tra le sue pieghe. È un lavoro fatto di contrasti, «di sudore e lacrime punk rock», come se la sua costruzione fosse un percorso di purificazione, un tentativo di dare forma a ciò che non trova risposta.

In “Happy”, Mivergogno conferma la sua identità artistica: crudo e ironico, tenero e spietato, sincero e bugiardo, dannato ma sempre lucido. Una personalità fatta di opposti che convivono, moltiplicandosi in una strana e affascinante bellezza. E proprio attraverso queste contraddizioni, il cantautore suggerisce che, di fronte alle grandi domande dell’esistenza, non è necessario trovare un senso—e che, forse, l’autoironia è l’unica risposta possibile.

  • “Happy” è il tuo nuovo album, uscito il 10 ottobre. Come hai dichiarato tu stesso è un lavoro nato “durante un ottimo periodo di merda”: mi racconti come nasce e cosa intendi?

Diciamo che alcuni brani sono nati anche prima dell’ottimo periodo di merda, ma hanno preso forma e significato durante questo lasso di tempo in cui, per farla breve, diversi cambiamenti mi hanno tolto la terra da sotto i piedi, quindi ho cercato di trovare stabilità nella musica. Quello che ho voluto fare è stato di tirar fuori il meglio dal peggio, senza scadere nel vittimismo o nel tragico, meglio il tragicomico: non a caso ho parlato di “ottimo” periodo di merda.

 Foto di Paolo Tasso
Foto di Paolo Tasso
  • In “Happy” la felicità rimane in fondo solo un miraggio, non si raggiunge mai davvero. Ti reputi un pessimista nella vita o credi che questa sia semplicemente la realtà? Penso a Totò e alla sua celebre frase “Vi sono momenti minuscoli di felicità, e sono quelli durante i quali si dimenticano le cose brutte”.

In realtà mi reputo ottimista, nel senso che accetto la realtà per quello che è e, se serve – e sicuramente serve – vedo il bicchiere mezzo pieno e ironizzo sulle questioni più difficili. Per quanto riguarda Totò, ha pienamente ragione.

  • Il disco si apre con “Chitarra rosa”. Io ci ho letto una dissacrante critica al maschilismo: è così?

“Chitarra rosa” nasce proprio dal fatto che quando andai a comprare la mia chitarra, chiesi “ce l’avete un’acustica rosa?”. Il tipo si mise a ridere come se avessi chiesto chissà cosa di così strano. Quindi sì, sicuramente questo pezzo nasce un po’ come critica al maschilismo più radicato, poi riascoltandola e inserendola in “Happy” ha preso un po’ la forma metaforica della felicità, dell’essere ciò che si vuole essere e dell’ottenere ciò che si desidera avere per essere felici.

  • In “L’amore mente” canti “l’amore mente, l’odio no”. Ti chiedo: cosa ci rimane se si smette di credere alla purezza dell’amore, al suo valore?

Beh, se si smette di credere alla purezza e al valore dell’amore è un bel casino. Mi viene in mente il nichilista del film “Il Grande Lebowski”, addormentato ubriaco sotto il sole a mezzogiorno mentre galleggia su una ciambella gonfiabile in piscina con accanto una bottiglia di Jack Daniel’s finita. Scherzi a parte, io credo che anche una bugia bianca o una sfuriata in cui si sputa veleno, facciano parte dell’amore.

  • In “Ritornello” racconti tutto quello che si potrebbe fare per vivere forse meglio e concludi con “Non sai quanto vorrei ma non lo so che cosa c’è lì in mezzo”. Quel non sapere può essere frutto di insoddisfazione o della mancanza di una buona psicanalisi?

Direi che quel non sapere che cosa c’è li in mezzo in realtà nasconde un non voler vedere che cosa c’è li in mezzo, credo che sia più un discorso di maturità. Personalmente soffro un po’ di sindrome di Peter Pan, come se diventare adulti sia un po’noioso…

  • “Medicine per la pazzia” ha un testo molto forte, parla di pasticche e gocce da prendere per la pazzia e canti “chi non le prende è strano, dice una bugia”. Ti chiedo: è una critica all’uso smodato o una riflessione sulla salute mentale generale?

“Medicine per la pazzia” è una riflessione su come oggi tantissime persone facciano uso di psicofarmaci, ansiolitici o semplicemente abbiano una terapia auto-prescritta di tot cl di alcol o thc al giorno. Inoltre il ritornello fa riferimento al fatto che spesso tutto questo viene nascosto, come se fosse screditante avere problemi di ansia o depressione.

  • Se pensi alla musica qual è il tuo primo ricordo?

“Born in the USA” di Bruce Springsteen. Ho delle riprese di quando avevo tre o quattro anni, sul passeggino che canto col pugno chiuso “boooooineuesseeee”. Ho ancora bene impressa la sensazione di euforia che provavo quando la passavano in radio, appena iniziava avevo tipo un esplosione dentro, ancora oggi se mi capita di riascoltarla sento le farfalle nello stomaco.

  • Un sogno nel cassetto?

Forse, vivere di musica, ma non ne sono così certo. Una volta realizzato un sogno, hai un sogno in meno.

https://www.instagram.com/mivergogno666

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