“L’estasi della lotta” di e con Carlotta Viscovo al Teatro Torlonia: la recensione
"L'estasi dellla lotta" - ©LAC_Lugano-Luca_Del_Pia
Al Teatro Torlonia in scena “L’estasi della lotta”, progetto di e con Carlotta Viscovo, drammaturgia di Angela Dematté.
Al centro della scena una figura femminile seduta su una scultura rotondeggiante: è lei, Camille Claudel, rimasta ai margini della storia dell’arte. Una vicenda, segnata da un talento straordinario e da un destino di isolamento, riletta in prospettiva contemporanea.
La protagonista di questo dialogo tra epoche è Carlotta Viscovo. L’interprete attraversa la scena come un fantasma, capace di dar voce a una donna che la storia ha tentato di cancellare.

Dematté costruisce un testo asciutto, tagliente, che evita ogni tentazione agiografica. La Camille Claudel che emerge, non è soltanto la scultrice geniale soffocata dall’ombra di Rodin, ma una creatrice radicale che ha pagato con la libertà la propria indipendenza artistica. La sua voce, restituita con precisione e senza compiacimenti, denuncia un sistema che l’ha prima sfruttata, poi isolata, infine rinchiusa.
Lo spettacolo non si ferma alla dimensione storica: la vicenda di Claudel diventa un prisma attraverso cui osservare le dinamiche di potere, citando tra le tante la massoneria, che ancora oggi attraversano il mondo dell’arte e, più in generale, la società. È qui che entra in gioco la presenza scenica di Carlotta Viscovo. Il suo corpo non interpreta semplicemente Camille: la attraversa, la ospita, la rilancia. In questo incontro tra due artiste – una del passato, una del presente – si crea un cortocircuito che permette allo spettacolo di gridare l’urgenza di un risveglio.

Viscovo non si limita a evocare la sofferenza di Claudel: ne assume la rabbia, la lucidità, la capacità di denunciare un sistema che premia la mediocrità, che censura prima dall’esterno e poi dall’interno. Il corpo dell’attrice diventa scultura in movimento, materia viva che restituisce la lotta di una donna contro un potere che la voleva intimorita.
Il testo di Dematté insiste su un punto centrale: la storia di Camille Claudel non è un caso isolato, né un capitolo chiuso. Le sue parole – idee rubate, riconoscimento negato, marginalizzazione – risuonano oggi con una forza che va oltre la biografia.
Lo spettacolo intesse una relazione pericolosa tra la sua vicenda personale e il presente in cui il capitalismo appiattisce le sfumature. In questo modo la cultura rischia di diventare un mercato governato da logiche di visibilità, in cui la creazione è spesso sacrificata sull’altare dell’opportunità.
Claudel diventa così un simbolo di tutte le voci che il potere tenta di disciplinare, di tutte le forme di dissenso che vengono etichettate come follia e di tutte le lotte che continuano a essere combattute senza riconoscimento.
La scelta del Teatro Torlonia come sede della rappresentazione aggiunge un ulteriore livello di lettura. In uno spazio che porta con sé la memoria della storia culturale romana, “L’estasi della lotta” si inserisce come un gesto di restituzione: restituire a Camille Claudel la dignità di una creatrice libera significa, anche, restituire al pubblico la possibilità di interrogarsi sul rapporto tra arte e potere, tra memoria e oblio, tra corpo e parola. Lo spettacolo non offre risposte rassicuranti, ma domande aperte a cui lo spettatore può cercare di dare risposte durante il ritorno a casa.

progetto di e con Carlotta Viscovo
drammaturgia Angela Dematté
supervisione dei movimenti Alessandra Cristiani
dramaturg Alice Sinigaglia
disegno luci Luigi Biondi
musiche e progetto sonoro Marco Mantovani
supervisione ai costumi Margherita Baldoni
installazione scenografica/scultorea Ettore Greco
assistente allo scultore Anna Velludo
video artist Ivonne Capece archivio
video biografico Lorenzo Ponte, Margherita Orsini
foto Luca Del Pia
produzione LAC Lugano Arte e Cultura, Trento Spettacoli, Elsinor Centro di Produzione Teatrale