“Le false confidenze”, regia di Arturo Cirillo, in scena al Teatro Argentina: la recensione

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Le false confidenze Ph: Manuela Giusto

Le false confidenze Ph: Manuela Giusto

“Madame se rend à l’amour malgré elle”. Una battuta che racchiude l’essenza di “Les Fausses Confidences” (Le false confidenze), la celebre commedia di Pierre de Marivau  in scena al Teatro Argentina fino al 3 maggio, con la regia di Arturo Cirillo.

Rappresentata per la prima volta nel 1737, l’opera racconta la vicenda di Dorante, giovane di buona famiglia ma privo di mezzi, innamorato della ricca vedova Araminte. Per avvicinarsi a lei, accetta il piano del suo ex servitore Dubois, figura astuta e manipolatrice che riesce a farlo assumere come segretario e costruisce una serie di rivelazioni indirette – le “false confidenze” – per orientare i sentimenti della donna. Araminte viene così a conoscenza dell’amore segreto e apparentemente disinteressato di Dorante e, inizialmente sorpresa e diffidente, comincia poco a poco a osservarlo con maggiore attenzione, interpretando i suoi gesti come prove di una passione sincera.

Intorno a loro si muove un sistema di interessi e pressioni sociali: la madre di Araminte, Madame Argante, insiste perché la figlia sposi il conte Dorimont, simbolo di un matrimonio conveniente ma privo di vero sentimento, mentre Marton, domestica della casa e innamorata di Dorante, contribuisce inconsapevolmente a creare equivoci e tensioni. Anche il signor Rémy, zio di Dorante, favorisce il suo inserimento nell’ambiente della vedova, rafforzando la dimensione sociale della vicenda. In questo intreccio trova spazio anche Arlecchino, figura solo apparentemente marginale, che introduce una nota più apertamente comica e popolare, contribuendo a smorzare la tensione e a rendere ancora più evidente, per contrasto, il raffinato gioco psicologico che domina la scena.

foto di Manuela Giusto
foto di Manuela Giusto

La commedia mette così in scena un raffinato gioco psicologico in cui l’inganno non nega la verità, ma paradossalmente la genera, mostrando come l’amore possa nascere anche attraverso suggestioni, percezioni e costruzioni sociali. Non a caso Les Fausses Confidences è considerata una delle opere più riuscite di Pierre de Marivaux, capace di combinare comicità e profondità psicologica, anticipando temi moderni come la manipolazione emotiva e rappresentando pienamente lo spirito del teatro illuminista francese.

foto di Manuela Giusto

La regia di Arturo Cirillo al Teatro Argentina si muove con discrezione e precisione, evitando letture didascaliche e lasciando emergere la struttura più profonda della commedia, ovvero il processo attraverso cui questo amore prende forma. Il linguaggio diventa il vero protagonista, uno strumento che non rivela ma induce, in un gioco sottile di suggestioni che accompagna lo spettatore dentro la psicologia dei personaggi.

foto di Manuela Giusto

Sul palcoscenico spicca una superba Elena Sofia Ricci, che offre un’interpretazione intensa e misurata di Araminte, restituendo tutta la complessità di una donna sospesa tra sentimento e convenzioni sociali, capace di interrogarsi senza mai svelarsi completamente, mantenendo l’eleganza e una certa austerità che la rendono agli occhi di Dorante ancora più degna d’amore. Accanto a lei, un cast affiatato e coerente: Giacomo Vigentini nel ruolo di Dorante, Rosario Giglio come Signor Rémy, Orietta Notari nei panni di Madame Argante, Francesco Petruzzelli come Arlecchino, lo stesso Arturo Cirillo nel ruolo di Dubois, Giulia Trippetta come Marton e Giacinto Palmarini come il Conte.

foto di Manuela Giusto

Elemento soprendente e particolarmente riuscito è l’umorismo, che emerge in modo sottile senza mai essere forzato, suscitando nel pubblico un sorriso spontaneo: la vicenda affronta temi importanti ma lo fa con la leggerezza propria della grande commedia.

L’allestimento scenico di Dario Gessati traduce visivamente questa ambiguità attraverso una pedana girevole dominata da un grande arco rivestito di specchi opachi e consumati, che accoglie una serie di ritratti, veri snodi della narrazione e simboli del tema centrale della rappresentazione e della verità.

foto di Manuela Giusto

Come sottolinea Arturo Cirillo «i personaggi si muovono tra il loro sé e la propria rappresentazione: come in un ritratto», in un gioco continuo tra ciò che si è e ciò che si mostra.

Ne emerge uno spettacolo che riesce a essere insieme fedele e contemporaneo, anche grazie a una componente musicale originale e innovativa, capace di dialogare con la tradizione senza tradirla. Un plauso al suono di Federico Mezzana, originale, innovativo, ma coerente con la narrazione: ecco come dovrebbero essere attualizzate le grandi opere, senza essere snaturate ma introducendo elementi dinamici e nuovi, pur mantenendo fedele il significato intrinseco della storia.

foto di Manuela Giusto

Le false confidenze

di Marivaux

traduzione e regia Arturo Cirillo

con Elena Sofia Ricci (Araminta), Giacomo Vigentini (Dorante), Rosario Giglio (Signor Remy), Orietta Notari (La Signora Argante), Francesco Petruzzelli (Arlecchino), Arturo Cirillo (Dubois), Giulia Trippetta (Marton), Giacinto Palmarini (Il Conte),

scene Dario Gessati 

costumi Gianluca Falaschi

disegno luci Pasquale Mari

suono Federico Mezzana

assistente alla regia Mario Scandale

assistente scenografo Stefano Pes

costumista collaboratrice Anna Missaglia

foto di Manuela Giusto

produzione Teatro di Roma – Teatro Nazionale, Marche Teatro, Teatro Stabile di Catania

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