“Riccardo III” di Andrea Chiodi al Teatro Argentina: la recensione

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In scena al Teatro Argentina fino al 15 marzo “Riccardo III” di William Shakespeare. Il drammaturgo torna a interrogare il pubblico sul rapporto tra potere, ambizione e natura umana. La tragedia, ultima delle quattro opere della cosiddetta tetralogia minore, conclude il racconto della storia inglese avviato con l’Enrico IV – Parte I.

Scritta intorno al 1592, l’opera mette in scena eventi storici avvenuti circa un secolo prima, quando al termine della Guerra delle Due Rose il potere dei Plantageneti in Inghilterra lasciò il posto alla dinastia Tudor. La vicenda culmina con la sconfitta di Riccardo nella Battaglia di Bosworth Field, episodio che segna la fine del suo regno nel 1485.

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Tra le tragedie storiche di Shakespeare, Riccardo III occupa un posto centrale per la costruzione del protagonista, uno dei personaggi più complessi e memorabili del teatro elisabettiano. Fin dal celebre monologo iniziale — «Ora l’inverno del nostro scontento è divenuto gloriosa estate» — Riccardo si presenta al pubblico rivelando apertamente i propri piani e instaurando con gli spettatori una sorta di complicità. Questa dimensione metateatrale, in cui il protagonista confida direttamente le sue macchinazioni, rende lo spettatore testimone privilegiato della sua ascesa e della sua inevitabile caduta.

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L’allestimento, adattato da Angela Demattè e diretto da Andrea Chiodi, vede protagonista Maria Paiato. L’attrice veneta interpreta il sovrano usurpatore assumendo i tratti di una figura politica crudele e machiavellica, spesso bersaglio della drammaturgia elisabettiana, e restituendo al personaggio un’immagine quanto più possibile vicina alla visione shakespeariana.

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«Affascinante, ironico, seducente, ma spaventosamente lucido, Riccardo è la manifestazione di un’anomalia dell’anima», afferma il regista Andrea Chiodi. «Quando Maria Paiato mi ha proposto di lavorare insieme su Riccardo III ho accettato subito, ma con il desiderio di non soffermarci sulla deformità fisica quanto piuttosto sulla mente e sul cuore del personaggio. Non è la sua disabilità a interessarmi, ma la sua ironia e la sua capacità di seduzione. Il male seduce da sempre e ci circonda: forse è interessante capire dove si nasconde per poterlo combattere».

Una luce inquieta avvolge il palcoscenico, dominato da un lungo tavolo attorno al quale i personaggi prendono posto come pedine di un gioco orchestrato dal protagonista. Un gioco il cui unico obiettivo è il potere. Per raggiungerlo Riccardo è disposto a ogni gesto, anche il più brutale: dall’uccisione di innocenti all’assassinio di fratelli, amici e alleati.

Il personaggio si muove a partire da una ferita originaria: il mancato amore materno che lo ha reso incapace di empatia. Il potere diventa così l’unico strumento per affermare la propria esistenza, per reclamare un posto nel mondo.

Da qui nasce una domanda che attraversa l’intera messinscena: cosa cerca davvero Riccardo? È la pura brama di potere a guidare le sue azioni oppure il bisogno di colmare una mancanza affettiva mai risolta?

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Accanto a Paiato, il cast – composto da Riccardo Bocci, Tommaso Cardarelli, Francesca Ciocchetti, Ludovica D’Auria, Giovanna Di Rauso, Giovanni Franzoni, Igor Horvat, Emiliano Masala, Cristiano Moioli, Lorenzo Vio e Carlotta Viscovo – si muove con precisione sulla scena, mantenendo costante l’attenzione del pubblico.

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Lo spettacolo lascia aperti interrogativi difficili da sciogliere: può esistere davvero un personaggio così privo di umanità o è la società stessa a generarlo? E, soprattutto, è possibile odiare davvero Riccardo oppure il pubblico finisce per riconoscere in lui qualcosa di profondamente umano? In questo continuo dialogo tra palcoscenico e spettatore, il protagonista svela la propria natura: la nasconde ai personaggi che lo circondano, ma non al pubblico, che intravede nella violenza delle sue azioni una verità inquietante sull’uomo e sulla sua eterna sete di potere.

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Riccardo III

di William Shakespeare

riduzione e adattamento Angela Dematté

regia Andrea Chiodi

con Maria Paiato

e con Riccardo Bocci, Tommaso Cardarelli, Francesca Ciocchetti, Ludovica D’Auria,

Giovanna Di Rauso, Giovanni Franzoni, Igor Horvat, Emiliano Masala,

Cristiano Moioli, Lorenzo Vio, Carlotta Viscovo

 

scene Guido Buganza

costumi Ilaria Ariemme

musiche Daniele D’Angelo

luci Cesare Agoni

trucco e parrucco Bruna Calvaresi

assistente alla regia Francesco Biagetti

assistente ai costumi Valentina Volpi

 

produzione Centro Teatrale Bresciano, Teatro Nazionale di Genova,

Teatro Biondo di Palermo, Teatro di Roma – Teatro Nazionale

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