“A Shea Garden”: Ibrahim Mahama in dialogo con il vetro di Murano tra memoria, materia e commercio globale
Ibrahim Mahama Photo Riccardo Petrillo
A Venezia, nel cuore del sestiere di Dorsoduro, la Galleria Barovier&Toso presenta “A Shea Garden”, la nuova mostra dell’artista ghanese Ibrahim Mahama, realizzata in collaborazione con Apalazzogallery. L’esposizione, visitabile dal 4 maggio al 18 luglio presso il pop-up della galleria in Rio Terà della Carità, offre un’occasione unica per esplorare il lavoro di uno degli artisti più significativi della scena contemporanea internazionale.
Nato a Tamale nel 1987, Mahama ha costruito la propria ricerca attorno all’uso di materiali carichi di storia, come sacchi di juta, carbone e traversine ferroviarie. Elementi apparentemente ordinari che, nelle sue opere, diventano testimoni delle dinamiche nascoste del commercio globale. I sacchi di juta, in particolare, attraversano filiere complesse: prodotti nel Sud-Est asiatico, utilizzati in Ghana per il trasporto del cacao e successivamente riadattati per merci locali, accumulano nel tempo tracce di lavoro, scambio e identità. Le loro superfici logorate raccontano storie stratificate, intrecciando colonialismo, economia e vita quotidiana.

Con “A Shea Garden”, questa riflessione si amplia attraverso un dialogo inedito con la tradizione del vetro di Murano. Al centro del progetto vi sono i recipienti in argilla tipici del nord del Ghana, oggetti umili ma fondamentali nella vita domestica e agricola. Utilizzati per conservare il cibo o nutrire il pollame, questi contenitori rappresentano un sapere pratico tramandato nel tempo, spesso legato al lavoro femminile e ai cicli naturali.
Il titolo della mostra richiama l’albero del karité (Vitellaria paradoxa), risorsa essenziale per le comunità locali. Dalle sue noci si ricava il burro di karité, impiegato in ambito alimentare, medico e commerciale, mentre il frutto costituisce una fonte di nutrimento nei momenti più delicati dell’anno. La raccolta e la lavorazione del karité, tradizionalmente affidate alle donne, incarnano un patrimonio culturale che si riflette anche negli oggetti utilizzati per la sua conservazione.

Nella collaborazione con Barovier&Toso, questi recipienti in argilla vengono reinterpretati in vetro, dando vita a un cortocircuito materico e simbolico. Se l’argilla conserva le tracce dell’uso e del tempo, il vetro si presenta come superficie trasparente e fragile, svuotata della funzione originaria. Ciò che resta è un’assenza eloquente, che trasforma l’oggetto in una riflessione sulla memoria, sulla perdita e sullo sradicamento.
Il progetto mette così in relazione due tradizioni apparentemente distanti ma accomunate da dinamiche simili: da un lato le economie postcoloniali africane, dall’altro l’antica arte vetraria muranese, oggi anch’essa esposta alle pressioni dell’industrializzazione e dei cambiamenti economici globali. In questo dialogo, il lavoro di Mahama evidenzia come oggetti e materiali possano diventare archivi viventi, capaci di raccontare storie invisibili e connessioni transnazionali.
“A Shea Garden” si configura dunque come una riflessione profonda sulla circolazione delle materie, delle conoscenze e delle persone. Attraverso l’incontro tra argilla e vetro, tradizione e contemporaneità, l’artista invita il pubblico a interrogarsi sui sistemi fragili che regolano il nostro presente, restituendo dignità e visibilità a storie spesso marginalizzate.

Galleria Barovier&Toso pop-up
Rio Terà della Carità 1046, Dorsoduro, Venezia
4 maggio – 18 luglio 2026
Martedì – Sabato, 10.00 – 18.00 (2 – 9 maggio aperto tutti i giorni)