Artissima 2026: l’avanguardia visiva che consolida il laboratorio del contemporaneo
Artissima 2026 - Ph: Perottino - Piva - Castellano - Bergadano /Artissima
Torino si conferma il punto di riferimento internazionale per la ricerca visiva. Forte del successo ereditato dalle recenti intuizioni curatoriali all’Oval del Lingotto, Artissima 2026 si presenta al pubblico e ai collezionisti non solo come una piattaforma di mercato, ma come un termometro sensibilissimo delle tendenze globali. Tra conferme di rilievo e folgoranti debutti, l’identità della fiera si impone attraverso un nucleo di progetti radicali e opere che hanno tracciato le traiettorie più apprezzate e incisive di questa stagione.
I protagonisti della Main Section e le sezioni curatoriali
La qualità delle proposte e la capacità di stimolare riflessioni profonde rimangono il tratto distintivo delle gallerie storiche e delle sezioni speciali:
- Mazzoleni e la dimensione pubblica dell’arte: Nella Main Section, uno dei contributi di maggior impatto è l’opera di Marinella Senatore, “The Theatre of Commons” (2026), presentata dalla Galleria Mazzoleni. L’installazione prosegue la potente indagine dell’artista sulle comunità, sulla partecipazione collettiva e sulla forza del dialogo sociale.
- La pittura di Adela Janska da Rolando Anselmi: Grande riscontro di pubblico e critica per lo stand della galleria Rolando Anselmi, focalizzato sul magnetico lavoro di Adela Janska, la cui ricerca pittorica continua a ridefinire i confini della figurazione contemporanea con atmosfere intime ed enigmatiche.
- La sezione Disegni e il focus sui nuovi linguaggi: La raffinata sezione dedicata alle opere su carta vede trionfare la parigina Les filles du Calvaire con i lavori di Makiko Furuichi, capaci di unire delicatezza espressiva e ironia visiva in un racconto poetico travolgente.
- Back to the Future – la riscoperta storica di Lenora de Barros: La sezione focalizzata sui grandi pionieri del contemporaneo brilla grazie al progetto della galleria Lombardi Kargl (Vienna), che ha riacceso i riflessioni sull’opera radicale dell’artista brasiliana Lenora de Barros, maestra della poesia visiva e della performance.
- Ricerca internazionale in primo piano: Di straordinaria intensità la presentazione dell’artista Dumitrita Razlog con la sua opera “I was briefly nothing but heat and repetition”, portata in fiera dalla galleria Sandwich di Bucarest, che si conferma una delle realtà più lucide e sperimentali dell’Est Europa. Un’accoglienza calorosa ha riguardato anche il focus proposto dalla galleria Galerist di Istanbul, che ha messo brillantemente in primo piano le sculture e le ceramiche d’avanguardia di Elif Uras.

Le New Entries e le visioni emergenti
Il cuore della fiera dedicato alle gallerie giovani (aperte da meno di cinque anni) e al debutto a Torino ha regalato alcune delle sorprese più interessanti:
- Il debutto di Apartamento: Tra i nuovi ingressi spicca la Galleria Apartamento di Marsiglia, capace di catturare l’attenzione dei collezionisti grazie a una linea curatoriale fresca e in perfetto dialogo con la scena del Mediterraneo.
- Altra novità la galleria Brugger, situata nel minuscolo comune di Klaus, nella regione montana del Vorarlberg (Austria), la Galerie Brugger firma una vera e propria sfida geopolitica nella sezione New Entries. In un sistema dell’arte abituato a mappare l’innovazione quasi esclusivamente lungo le direttrici delle grandi metropoli globali, la presenza di una galleria di ricerca così radicale, radicata al di fuori dei circuiti urbani tradizionali, rappresenta una novità assoluta. Brugger trasforma l’isolamento provinciale in una dichiarazione d’indipendenza: all’interno di una ex fabbrica di ricami riconvertita in spazio espositivo tra le Alpi austriache, I fondatori coltivano un programma monumentale e rigoroso, capace di portare a Torino un dialogo serrato tra artisti del calibro di Oliver Laric, Lukas Thaler e il collettivo Peles Duo. È la dimostrazione che oggi il centro del discorso contemporaneo non è più un luogo geometrico, ma ovunque si generi un pensiero visivo affilato.
L’eredità della Fancy: il monumentale Edoardo Piermattei
A livello istituzionale e ambientale, l’esperienza dello spazio fieristico rimane legata all’evoluzione concettuale della “fancy” — intesa come la capacità acrobatica della mente di immaginare condizioni e mondi diversi dal proprio. Ha continuato a riscuotere un enorme successo di pubblico l’installazione ambientale concepita dall’artista Edoardo Piermattei. Il suo maestoso intervento, capace di fondere pittura, cemento pigmentato e tensioni architettoniche, trasforma lo spazio in un vero e proprio “altrove” visivo, confermando come Artissima sia, prima di tutto, un’esperienza immersiva impossibile da dimenticare.

Oltre i confini dell’Oval: la mappa delle mostre in città
Il magnetismo di Artissima non si esaurisce tra le pareti del Lingotto, ma si espande in una fitta rete di eventi urbani. Torino risponde alla fiera attivando le sue istituzioni più prestigiose, dando vita a una programmazione espositiva che prolunga l’esperienza di ricerca ben oltre il weekend commerciale.
L’omaggio corale a Marisa Merz: “La danza delle ore”
L’appuntamento più straordinario e atteso che attraversa la città è la monumentale mostra diffusa dedicata al centenario della nascita di Marisa Merz (1926–2019), unica figura femminile del movimento dell’Arte Povera e icona della sperimentazione globale. Sotto il titolo complessivo di “La danza delle ore”, tre delle massime istituzioni cittadine hanno unito le forze per un omaggio in tre atti che esplora l’eredità dell’artista da prospettive complementari:
- GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea: Esplora l’intreccio intimo tra tempo, materia e dimensione quotidiana, restituendo la fluidità tipica della sua produzione.
- Fondazione Merz: Si concentra sulle opere storiche e sulla capacità dell’artista di ridefinire il concetto stesso di opera d’arte attraverso l’uso di materiali non convenzionali e trame flessibili.
- Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea: Mette al centro la monumentale scommessa sullo spazio intrapresa da Marisa a partire dagli anni Settanta, culminando nella spettacolare ricostruzione della celebre installazione del 1980 “E il naufragar m’è dolce in questo mare”.
Questo progetto corale, sostenuto da Fondazione CRT, dimostra come Torino sappia non solo intercettare il mercato del presente, ma anche celebrare e custodire la memoria storica delle sue avanguardie più radicali, offrendo ai visitatori di Artissima un viaggio artistico completo e profondo.