Cos’è successo a Vincenzo Montella?

Breve racconto di una discesa apparentemente insensata.

Il calcio è fatto di storie sorprendenti, che iniziano in un modo e finiscono in quello opposto. Succede talmente spesso che ormai è diventato difficile stupirsi più di tanto.

La storia di Vincenzo Montella come allenatore, però, lascia basiti perfino quelli che ormai sono da anni abituati alle stranezze e alle storture tipiche del mondo del pallone. Sì, perché la parabola dell’attuale tecnico della Fiorentina è davvero bizzarra, a tratti addirittura inspiegabile.

Allora, per provare a capire meglio cosa è realmente successo all’Aeroplanino, ripercorriamo la sua breve ma intensa carriera da allenatore. Nella speranza di trovare qualche indizio che ci possa chiarire il perché del suo inesorabile declino.

I promettenti inizi del Montella allenatore

Vincenzo Montella inizia ad allenare nelle giovanili della Roma, in particolare nella categoria “giovanissimi”, che conduce fino alla finale scudetto persa contro il Milan. Un risultato eccellente, visto anche il calcio espresso dalla formazione giallorossa.

Tanto da renderlo il candidato ideale per sostituire, l’anno dopo, Claudio Ranieri come tecnico della prima squadra, dopo le sue inaspettate dimissioni a metà stagione. Anche qui, Montella si dimostra all’altezza, risollevando un gruppo ormai allo sbando e sfiorando la qualificazione in Champions League, che al suo arrivo sembrava solo un miraggio.

Nonostante l’ottimo lavoro svolto, la nuova società americana decide di non puntare su di lui, preferendogli Luis Enrique. Vincenzo, allora, decide di proseguire la propria carriera da allenatore a Catania, piuttosto che tornare ad allenare i ragazzini giallorossi. In Sicilia, l’Aeroplanino resta solo un anno. Sufficiente, però, per affermarsi definitivamente come uno degli allenatori più promettenti del calcio italiano.

Infatti, Montella guida i rossoblu all’11esimo posto in classifica, collezionando 48 punti alla fine del campionato (record storico del club all’epoca) e insegnando calcio a diverse avversarie durante la stagione. Tanto da portare la Fiorentina ad offrirgli la propria panchina, dopo solo poco più di un anno dal suo esordio in Serie A come allenatore.

A Firenze, Vincenzo trova finalmente un posto stabile dove mettere in mostra le proprie abilità di caoching. Compiendo probabilmente il proprio capolavoro. Per tre anni consecutivi, la sua Viola si posiziona quarta in classifica, con ottimi risultati anche nelle coppe e una bellissima espressione di gioco.

Quello che ci si ricorda di quella Fiorentina è soprattutto il suo centrocampo, composto da Pizarro, Borja Valero ed Aquilani, ed il suo estenuante possesso palla. Che portava la squadra a controllare costantemente la partita, senza lasciare comunque grossi spazi in ripartenza agli avversari. Un vero gioiellino tecnico e tattico, viste anche le ridotte possibilità economiche del club.

Le ultime deludenti esperienze

Esaurito l’entusiasmante triennio fiorentino, Montella si ritrova senza panchina, all’inizio della stagione 2015/2016. Non passa troppo tempo, però, prima che il destino gli presenti un’altra opportunità. Si tratta della Sampdoria di Massimo Ferrero, che a novembre decide di esonerare Walter Zenga per puntare tutto su di lui.

Ma, purtroppo, l’esperienza in blucerchiato si rivela un fallimento, il primo di una lunga serie. Non solo la squadra non riesce mai ad assorbire pienamente i principi di gioco cari all’Aeroplanino. Ma, inoltre, nemmeno i risultati decollano, facendo rimanere la Samp invischiata a lungo nella lotta per non retrocedere. Alla fine, il bilancio è preoccupante: 15esimo posto e 40 punti totali, solo due in più rispetto al Carpi terz’ultimo. Con appena 24 punti raccolti sotto la sua gestione in 26 partite (Zenga ne aveva fatti 16 in 10 gare).

Un rendimento pessimo, che però in molti attribuiscono al suo arrivo soltanto a metà stagione. E così, Vincenzo ha subito un’altra occasione, addirittura in una piazza più importante di quelle precedenti. Lo chiama il Milan, che dopo anni difficili vuole finalmente tornare ai fasti di un tempo.

Non si può dire che il suo primo anno in rossonero sia negativo. Sesto posto finale in classifica, 63 punti totali ed una buona costanza di risultati. Il problema è che pure a Milano non si riesce mai a vedere il bel gioco che aveva impressionato tutti a Firenze e a Catania. Tanto che alcune vittorie sembrano unicamente frutto del caso.

Non sorprende, perciò, che l’anno dopo il suo Milan non riesca proprio più a funzionare, finendo presto nella parte destra della classifica e costringendo così la dirigenza rossonera ad esonerarlo già a novembre. È già il secondo fallimento della sua carriera da allenatore.

In teoria, il buon senso suggerirebbe, quindi, di far passare un po’ di tempo e cercare di rimettersi finalmente in sesto. Ma, Vincenzo ha evidentemente troppa voglia di campo. Perciò, non riesce proprio a resistere alla chiamata del Siviglia, che lo sceglie a gennaio come sostituto di Berrizo.

In Spagna, Montella inizia benissimo. Sì, è vero, la squadra fa ancora fatica in difesa, soprattutto in fase di transizione negativa. Ma segna tanto e a tratti dà addirittura spettacolo. In questo modo, gli andalusi arrivano in finale di Coppa del Re, dove vengono sconfitti dal Barcellona con una goleada. E soprattutto arrivano ai quarti di finale di Champions League, eliminando il Manchester United di Mourinho e andando vicini a superare anche il turno successivo contro il Bayern Monaco.

Ma le grandi prestazioni nelle coppe non rispecchiano il rendimento in campionato, dove la squadra arranca. In 17 partite, Vincenzino mette insieme soltanto 19 punti. Finendo solo al settimo posto, molto lontano dalla zona Champions, vero obiettivo della società biancorossa, che quindi decide di non confermarlo a fine stagione.

Così, Montella si trova di nuovo senza una squadra da allenare. Ma stavolta resiste alla tentazione di accettare la prima panchina che gli offrono. Finché però, ad aprile scorso, la Fiorentina lo contatta per riportarlo in Toscana al posto di Pioli. Vincenzo allora non ha dubbi. E così, firma un contratto fino al 2021, con l’obiettivo di ricostruire quello che aveva creato nella sua prima avventura a Firenze.

Ma, per l’ennesima volta, l’Aeroplanino delude le attese che c’erano su di lui. È vero, la squadra che prende in corsa è in grave difficoltà e senza più reali obiettivi da conquistare. Però, questo non può giustificare più di tanto le 5 sconfitte in 6 partite di campionato. Condite dalla definitiva eliminazione in semifinale di Coppa Italia per mano dell’Atalanta e dal raggiungimento di un record storico per la Serie A. Infatti, è da ben 7 gare che le squadre italiane di Montella non segnano nemmeno un gol in casa. Tanto che a Firenze già si parla purtroppo di un suo possibile esonero. Anche perché i Viola sono ancora seriamente a rischio retrocessione in questo momento, ad una giornata dal termine del campionato.

Le ragioni della crisi

È davvero difficile capire cosa sia andato storto ad un certo punto nella carriera del Montella allenatore. È come se stessimo parlando di due soggetti differenti: un brillante tecnico in crescita fino alla stagione 2014/2015, un altro invece mediocre e in crisi da quella 2015/2016 in poi. Un cambiamento talmente netto da risultare apparentemente inspiegabile.

Eppure, una ragione ci deve essere. Allora, possiamo provare a fare delle ipotesi, proprio in base a ciò che abbiamo raccontato fino ad ora. Innanzitutto, risulta evidente un cambio di impostazione tattica nelle squadre di Vincenzo. È infatti calato fortemente il loro possesso palla e il dominio del gioco a centrocampo. Questo ha finito per mettere in luce i difetti in fase di transizione difensiva delle sue formazioni, mai troppo brave in questo.

Il cambiamento è palese anche dal punto di vista della mentalità. Nei suoi primi anni da allenatore, Montella sembrava vivace e pieno di idee. Ora, il suo sguardo è spento e le sue squadre finiscono spesso per essere passive in campo quanto lui lo è in conferenza stampa.

Come ciò sia successo non è dato sapersi. Ma una cosa la possiamo dire con relativa certezza. Le frettolose e a tratti scellerate scelte professionali non hanno lo hanno aiutato per niente. Di fatto, diverse volte Vincenzo ha avuto la possibilità di restare fermo o buttarsi in una nuova sfida. Di fare un passo indietro e dedicarsi al proprio perfezionamento tattico o riprendere subito a lavorare da un’altra parte.

E lui ha sempre preferito rischiare e tenersi occupato, piuttosto che aspettare il momento giusto. Forse, se avesse ponderato meglio le proprie decisioni, selezionando solo i progetti che gli permettevano realmente di esprimersi al meglio come allenatore, avrebbe avuto più fortuna. Ed il suo calcio non avrebbe finito per deprimersi e perdersi in una serie incredibile di fallimenti. Che, purtroppo, non sembra ancora destinata a concludersi a breve.

Leonardo Gilenardi

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