Intervista a Samantha Casella, il suo ultimo cortometraggio “To A God Unknown – Al Dio Sconosciuto”. “Io credo nell’individuo, nella grandezza di spirito.”

Dopo il grande successo di “I Am Banksy”, che ha avuto numerosi riconoscimenti Oltreoceano, Samantha Casella riparte proprio dagli Stati Uniti con il suo nuovo progetto.

Il cortometraggio si intitola “To A God Unknown – Al Dio Sconosciuto” e ha avuto la sua premiere il 26 febbraio al Chinese Theatre di Los Angeles.

Il corto è diviso in tre capitoli (ognuno recitato in lingua originale): il primo è ispirato ai versi del poeta russo Sergey Esenin, il secondo si basa su un romanzo di John Steinbeck che da il titolo all’opera, il terzo si chiude con dei brani poetici di Arthur Rimbaud.

Ad unirli sono elementi primordiali quali l’acqua, il sangue, il fuoco, l’amore, Dio.

Una chiave di lettura più approfondita suggerisce che tutti i capitoli trattano il tema del sacrificio rituale in onore dell’amore, di Dio e della sacralità.

Il “tempo” è la matrice della vita umana nel mondo, eppure se il tempo si fonde con il divino, ogni orologio viene annientato.

  • Buongiorno Samantha. Complimenti per i molti riconoscimenti ottenuti, tra cui il successo agli Indipendent Shorts Award con il cortometraggio “To A God Unknown – Al Dio Sconosciuto” in cui hai ricevuto il Silver Award come miglior cortometraggio sperimentale e la menzione d’onore come migliore regista donna. Hai raggiunto un grande successo negli Stati Uniti anche con la tua opera precedente “I Am Banksy”. In Italia le tue opere riescono ad ottenere il medesimo riconoscimento o noti delle differenze tra le due realtà?

Buongiorno Miriam, grazie. Senza dubbio negli Stati Uniti i miei ultimi due cortometraggi hanno avuto un percorso e una serie di riconoscimenti imparagonabili rispetto a quanto avvenuto in Italia. Considerando che ero fuori da questo giro da molti anni e che dubitavo se sarei tornata ad occuparmi di regia e scrittura, penso che se non ci fosse stato questo legame con gli Stati Uniti, i riscontri avuti con i Festival italiani mi avrebbero dato il colpo di grazia. Voglio dire, vincere premi non è basilare, ma aver proposto due lavori totalmente differenti l’uno dall’atro e ugualmente aver riscontrato un interesse a Los Angeles principalmente, è uno stimolo a continuare, pur restando consapevole che può essere una parabola che si può esaurire.

  • Ho avuto il piacere di vedere “To A God Unknown – Al Dio Sconosciuto”. Mi ha colpito il profondo lirismo dell’opera. Ci spieghi come nasce e cosa vorresti che lo spettatore percepisse guardando il cortometraggio?

A livello di impatto nasce dal grande coinvolgimento emotivo che ho nei confronti di Esenin. Il capitolo che lo riguarda era scritto da tempo ed era lungo almeno 20/25 minuti. Diciamo che visto i riscontri positivi di “I Am Banksy”, nell’eventualità di un esordio in un lungometraggio nel 2020, mi è stato consigliato di avere un lavoro che mi coprisse l’annata almeno nei festival. A quel punto ho pensato di mescolare un po’ le carte, di ridurre drasticamente il minutaglie del capitolo russo ed aggiungerne altri due che comprendessero un’opera americana e una francese, tutte in lingua originale. Ciò che spero è che lo spettatore faccia suoi alcuni elementi, alcune emozioni, che li elabori in base al proprio vissuto. Penso che non esista un messaggio globale, io credo nell’individuo, nella grandezza di spirito, per questo tendo a credere che sia sempre una questione personale.

  • Nel secondo capitolo vi è la presenza dell’unico attore dell’opera, Matteo Fiori. Come è stata la sua scelta?

La scelta di Matteo Fiori, che specifico è accreditato come Brian Witt, è stata molto particolare. Mi sono stati proposti qualcosa come 420 volti, alla fine la scelta è ricaduta su di lui e non poteva essere altrimenti. Si parla di un uomo di una profondità, di una umanità difficilmente spiegabili, penso che il suo vissuto fosse amalgamato con la storia scritta da Steinbeck e viceversa.

  • L’opera è una sinfonia di immagini, musica e parole. La scelta dei tre autori, Sergey Esenin, John Steinbeck e Arthur Rimbaud, è frutto di una ricerca specifica oppure facevano già parte del tuo bagaglio culturale?

La poetica di Esenin ha sicuramente accompagnato il viaggio della mia vita. Anche Steinbeck è un autore che conosco piuttosto bene, anche se tendo a preferire il torbido che accompagna le opere di Faulkner. A quel punto però, isolati elementi come l’acqua, la terra e la spiritualità, i contenuti di Steinbeck erano ideali per la storia. Lo stesso direi vale per Rimbaud che, contrariamente a molti ho imparato più ad amare da adulta che non da ragazzina e anzi, penso che il francese non fosse un vero e proprio Enfant Prodige, ma che anzi sia “nato vecchio” in un corpo giovane.

  • Molto bella l’immagine della locandina, che so essere di tua madre, Claudia Drei. Perché il personaggio di Ofelia come “copertina” del tuo lavoro?

Ho chiesto a mia madre di dipingere una Ofelia che ondeggia ma con un panno che le copre il volto in modo che vi fosse un rimando a “Gli Amanti” di Magritte. Subito, la persona che più mi è a fianco, mi disse: questa sarà la copertina. E così è stato.

  • Il tempo, il sacro, la natura: 3 elementi imprescindibili nel tuo cortometraggio. Fanno parte anche di Samantha, come essere umano?

Penso di sì. Il tempo in “Al Dio Sconosciuto” è espresso tramite il fuoco, il sacro tramite il sangue e la natura tramite l’acqua. Sono tre elementi che, associati a fuoco, sangue e acqua mi affascinano e allo stesso tempo mi intimoriscono.

  • Qui in Italia ma anche nel resto del mondo, sembra, oggi, che la terra si stia ribellando all’uomo e sia necessario per l’essere umano riscoprire il proprio tempo. Come è possibile riuscire a farlo?

I grandi problemi legati alla società, intesa come estensione dell’essere umano, mi lasciano un po’ disarmata. Credo che l’essere umano, non la società, custodisca in sé le risposte giuste. Ogni essere umano sa sempre cosa è giusto e cosa non lo è, questo indipendentemente dal suo comportamento. Di certo l’uomo può distruggere la natura, ma non può batterla perché se la uccide, ucciderà sé stesso, in tutti i sensi.

  • Cosa ti auguri per il tuo futuro?

A livello privato mi auguro serenità, aspetto che si estenda allo stare bene delle persone che amo. Poi mi auguro che si creino i presupposti di poter lavorare in alcuni progetti di rilievo insieme a quelle persone che hanno fatto tanto per me… Si è creata una collaborazione eccezionale con Massimiliano Lazzaretti, nel mio ultimo lavoro affiancato da Tatiana Mele, ma allo stesso tempo spero che in questo team legato alle musiche venga creato uno spazio anche a Paolo Pagnani, che è stato basilare per il mio percorso. Poi ci sono tanti attori italiani: Marco Iannitello, il protagonista di “I Am Banksy” con cui ho iniziato una collaborazione destinata a ripetersi, Giovanni Izzo presente in tre miei lavori passati, Elisabetta Rocchetti, Marina Rocco, Matteo Fiori, tanti altri… Se loro vorranno, lavoreremo insieme ancora tante volte, me lo auguro con tutto il cuore.

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