“La donna più ricca del mondo” di Thierry Klifa al cinema dal 16 aprile: la recensione
La donna più ricca del mondo
“La donna più ricca del mondo” di Thierry Klifa arriva al cinema dal 16 aprile distribuito da Europictures. Presentato fuori concorso al Festival di Cannes 2025, il film vede protagonista la star Isabelle Huppert, icona assoluta del cinema internazionale, insieme a Laurent Lafitte, che per questo ruolo è stato insignito del Premio César 2026 come Miglior Attore.
Il film si ispira al cosiddetto “affaire Bettencourt”, scandalo che ha colpito la Francia tra il 2009 e il 2010, che riguarda la ricca ereditiera della linea di cosmetici l’Oréal, accusata di essere stata manipolata e soggiogata da persone terze.
Lei è una ricca ereditiera con tanto potere e bellezza. Lui un fotografo pieno di ambizione, insolenza e follia. Un colpo di fulmine li travolge. Ma il tutto viene ostacolato dai famigliari e il maggior domo di lei. Così si scatena una guerra in cui tutto è premesso.
Il film racconta la storia di una donna che ha raggiunto il massimo del successo economico, costruendo un impero basato sull’intelligenza e la determinazione. Tuttavia, non si limita a raccontare solo il successo brillante, ma entra nella dimensione più fragile e personale della protagonista. Dietro l’immagine della potente, si nasconde una persona sola circondata da rapporti instabili e difficili da interpretare.

I personaggi e il gioco delle relazioni
Uno degli aspetti più interessanti del film è il doppio lato che hanno i personaggi; nessuno è completamente sincero ma sembra che abbiano sia un lato nascosto che visibile. Tra tutti, spicca la figura del fotografo, un personaggio ambiguo e manipolatore che riesce ad entrare nella vita della protagonista sfruttando le sue fragilità. Il rapporto tra i due protagonisti è il punto centrale del film: mostra come una donna potente e determinata abbia dei lati fragili e vulnerabili. Così il fotografo diventa un simbolo: a volte le persone per i propri vantaggi sfruttano le debolezze altrui. Attraverso il rapporto con il fotografo il film si incentra sul tema della manipolazione.

La solitudine del potere
Il film mostra la solitudine che prova la protagonista; nonostante sia circondata da persone e familiari non riesce a stabilire relazioni importanti e profonde. I suoi rapporti, spesso, dipendono dal denaro e dal ruolo sociale, e questo crea una profonda solitudine difficile da colmare. Ciò rende evidente come il successo non sia necessariamente un sinonimo di felicità. Ed è per questo che il il fotografo riesce a entrare nella sua vita in maniera silenziosa, scatenando l’ira di chi le sta vicino.

Regia e sceneggiatura
La sceneggiatura del film è costruita in maniera molto efficace entrando nella complessità dei personaggi. I dialoghi sono realistici e mai eccessivi, mentre la narrazione si sviluppa senza forzature, lasciando spazio all’evoluzione psicologica della protagonista. Il rapporto con il fotografo è scritto con molta cura per non sfociare sulla banalità.
Dal punto di vista stilistico, il film mantiene un tono elegante e controllato. Le ambientazioni lussuose contrastano con la parte emotiva della protagonista, creando un forte impatto visivo. La regia, invece, mostra un aspetto intimo, concentrandosi sui dettagli e le espressioni senza usare scene eclatanti.

Un film che parla al presente
“La donna più ricca del mondo” è un film che parla al presente, trattando temi attuali come la manipolazione nei rapporti, il rapporto tra potere e relazioni, il valore del denaro e la sofferenza della solitudine. Evidenzia che anche le persone forti e potenti possono cadere nella trappola dalla solitudine e che dietro il successo molto ci sono delle fragilità nascoste che gli altri non possono immaginare.
“Il potere non ti protegge ti espone”

Isabelle Huppert (Marianne Farrère)
Laurent Lafitte (Pierre-Alain Fantin)
Marina Foïs (Frédérique Spielman)
Raphaël Personnaz (Jérôme Bonjean)
André Marcon (Guy Farrère)
Mathieu Demy (Jean-Marc Spielman)
Joseph Olivennes (Raphaël d’Alloz)
Micha Lescot (De Veray)
Paul Beaurepaire (Charles Spielman)