Ligabue infiamma l’Olimpico: a Roma la grande festa per i 30 anni di “Certe notti”
Luciano Ligabue_Roma 2026_ph. Roberto Panucci
54 mila persone, una scaletta che attraversa più di trent’anni di carriera e una canzone che continua a unire generazioni diverse. Venerdì 12 giugno lo Stadio Olimpico di Roma ha accolto Luciano Ligabue per “La Notte di Certe Notti”, il tour negli stadi che celebra il trentennale di uno dei brani più iconici della musica italiana.
Non una semplice operazione nostalgia, ma una vera e propria festa collettiva. Un concerto che ha dimostrato ancora una volta la straordinaria capacità del Liga di trasformare ogni live in un racconto condiviso, capace di parlare a chi lo segue dagli esordi e a chi ha scoperto le sue canzoni negli anni successivi.
La serata romana è iniziata ben prima dell’accensione delle luci sul palco. Come già accaduto a Campovolo e alla Reggia di Caserta, migliaia di fan hanno animato il Ligavillage, allestito nell’area esterna dello stadio. Un vero e proprio villaggio esperienziale dedicato all’universo di Ligabue, tra incontri con la band, musica dal vivo, tribute band, talk, giochi, una mostra fotografica sulla carriera dell’artista e spazi dedicati al merchandising ufficiale.
Un viaggio nella storia del Liga
Quando le luci si abbassano e sul palco risuonano le prime note di “Balliamo sul mondo”, l’entusiasmo esplode immediatamente. È l’inizio di un viaggio musicale che attraversa oltre tre decenni di carriera.
“Marlon Brando è sempre lui”, “Bambolina e Barracuda” e “Non è tempo per noi” riportano il pubblico agli anni Novanta, mentre “Piccola stella senza cielo” regala uno dei momenti più emozionanti della serata, accompagnata da migliaia di luci accese sugli spalti.
L’Olimpico canta ogni parola. Per due ore e mezza lo stadio diventa una sola voce.
Tra i brani più attesi ci sono “L’odore del sesso”, “Una vita da mediano”, “Questa è la mia vita” e “Sogni di Rock’n’Roll”, canzoni che hanno segnato intere generazioni e che continuano a mantenere intatta la loro forza comunicativa.
Particolarmente intensa l’esecuzione de “Il mio nome è mai più”, durante la quale l’artista ha richiamato l’attenzione sui conflitti che continuano a segnare il mondo contemporaneo, un tema che da sempre accompagna il suo percorso artistico.
La parte centrale dello show lascia spazio anche ai brani più recenti come “Nessuno è di qualcuno”, inseriti in una scaletta costruita per raccontare non solo il passato ma anche il presente artistico del cantautore emiliano.
Per celebrare questo importante anniversario, Ligabue ha scelto di condividere il palco con alcuni dei musicisti che hanno scritto con lui pagine importanti della sua carriera.
Accanto a lui si alternano Fede Poggipollini, Max Cottafavi, Mel Previte e Niccolò Bossini alle chitarre, Luciano Luisi alle tastiere, Davide Pezzin al basso e Lenny Ligabue alla batteria.
Una formazione che rappresenta simbolicamente le diverse epoche del percorso artistico del Liga e che contribuisce a rendere ancora più speciale il significato di questo tour celebrativo.
«Fare concerti è quello che dà senso a tutto»
Alla vigilia della tappa romana, Ligabue ha raccontato come stia vivendo questo lungo percorso celebrativo che, dopo Campovolo, la Reggia di Caserta, l’inaugurazione dell’Unipol Forum di Milano e il tour europeo, è approdato negli stadi italiani.
«Me lo sto semplicemente godendo al massimo. Fare concerti è sempre stata la cosa che dà senso a questo mestiere. Mi piace lavorare in studio, incidere canzoni e pubblicarle, ma salire sul palco è la molla che mi ha portato fin qui».
Il legame con la dimensione live nasce da lontano. «Mi sono reso conto durante uno dei miei primi concerti, quando avevo 27 anni, che quella era la cosa che volevo fare nella vita. Ogni volta che posso farlo, me lo godo fino in fondo».
Parlando di “Certe notti”, il brano che ha dato il nome all’intero progetto celebrativo, il cantautore ha confessato di non aver mai immaginato il percorso che quella canzone avrebbe compiuto.
«Quando con la casa discografica ascoltavamo i brani di “Buon Compleanno Elvis” per scegliere il primo singolo, tutti indicarono subito “Certe notti”. Io rimasi sorpreso perché fino a quel momento i miei singoli erano stati brani più ritmati come “Balliamo sul mondo” o “Libera nos a malo”. Non immaginavo quello che questa canzone avrebbe prodotto nella mia vita. Le sarò grato per sempre».
Particolarmente emozionante è anche la presenza sul palco dei musicisti che hanno accompagnato le diverse fasi della sua carriera.
«Quando riesco a recuperare musicisti che hanno suonato con me in epoche anche molto lontane provo sempre una forte emozione. Ognuno di loro ha un suono riconoscibile e rappresenta un pezzo della mia storia artistica».
Un pensiero speciale è stato dedicato a Lenny Ligabue.
«Di solito è il padre che sostiene il figlio. Nel nostro caso è il contrario: è lui che sostiene me. La batteria tiene in piedi tutto il concerto e Lenny è talmente bravo che ha messo tutti in riga».
E sul pubblico che continua a seguirlo da oltre trent’anni, Ligabue non nasconde la gratitudine: «Ci sono persone che ritrovo sempre sotto il palco, in prima fila. Sono loro che mi trasmettono energia e mi danno la carica».

Il gran finale: quando tutto lo stadio canta “Certe notti”
Il concerto entra nella sua fase più intensa con “Lambrusco e Pop Corn”, “Urlando contro il cielo”, “Leggero”, “Quella che non sei”, “Happy Hour” e “Tra palco e realtà”.
Poi arrivano i bis.
“I ragazzi sono in giro” prepara il terreno all’epilogo più atteso. Quando partono le prime note di “Certe notti”, lo Stadio Olimpico si trasforma in un enorme coro.
Decine di migliaia di persone cantano ogni parola all’unisono. Le voci del pubblico finiscono quasi per sovrastare quella dell’artista. A trent’anni dalla sua pubblicazione, “Certe notti” continua a essere molto più di una canzone. È un frammento di memoria collettiva, una colonna sonora capace di attraversare il tempo senza perdere significato.
Le celebrazioni continuano
Le celebrazioni proseguiranno il 17 giugno all’Allianz Stadium di Torino con “Certe Notti a Torino” e il 20 giugno allo Stadio San Siro di Milano con “Certe Notti a Milano”.
Da settembre partirà invece il tour nei palazzetti, composto da 15 appuntamenti unici senza repliche. Il viaggio prenderà il via il 22 settembre dall’Arena di Verona per concludersi il 24 ottobre all’Unipol Dome di Milano, ultima data live del 2026.
Ad accompagnare questo anniversario c’è anche il ritorno in libreria di “Fuori e dentro il borgo”, il libro d’esordio di Ligabue pubblicato da Mondadori in una nuova edizione rivista e ampliata, arricchita da nuovi contributi, riflessioni sulla creatività e dalla sceneggiatura integrale di “Radiofreccia”.
Mentre il pubblico lascia lentamente lo Stadio Olimpico e Roma torna alla sua normalità, resta la sensazione che alcune canzoni non appartengano soltanto alla storia della musica, ma diventino parte della storia delle persone. Ed è probabilmente questo il segreto di Luciano Ligabue.
Trent’anni dopo, “Certe notti” continua ancora a essere la canzone di tutti.