“Pandemonio pandemia”: ripartire dall’umiltà per non giudicare e non essere giudicati.
pandemia
Il Paese è irrimediabilmente spaccato fra moralisti moralizzatori, talvolta con la puzza sotto il naso e la consapevolezza presuntamente etica di sapere quel che è giusto e quello che esce dai parametri della correttezza, e negazionisti che non vogliono sentire parlare di dolore, sofferenza e sacrificio, concetto gradualmente rimosso dalla società occidentale, tanto moderna, tanto superficiale.
I casi di Covid-19 aumentano e non risparmiano le persone famose.
Il caso di Flavio Briatore, malato di coronavirus, ha indignato molti, creato una rete di solidarietà intorno e destato interrogativi. Probabimente l’imprenditore non è stato cauto nei comportamenti, nella condotta e nelle dichiarazioni ma l’odio sociale in rete è insopportabile e terribilmente inconcludente: ridere, godere e scherzare su ospedali e malattie è qualcosa di esecrabile, perché l’umanità deve andare oltre le antipatie.
Se anche Briatore avesse sbagliato nel lasciare aperto il suo locale, ingenuo è stato il governo nel riaprire le discoteche e anche un po’ furbo.
Questo è un Paese che ha rinunciato alla cultura: la società dell’informazione rincorre le notizie, la politica rifiuta le lezioni delle vecchie scuole partitiche, mettendo fra parentesi il ruolo sociale delle istituzioni culturali, dei musei e delle biblioteche e dà definitivamente il colpa di grazia alla scuola.
Ci sarebbe una terza via da seguire, quella della compattezza fra le forze politiche, le istituzioni e la società civile per fronteggiare il “pandemonio della pandemia”. Da una parte, invece, c’è tanta inadeguatezza alle sfide che nascono progressivamente minuto dopo minuto e dall’altra l’opposizione che bercia sic et simpliciter, giusto per far fracasso.
Dovevamo uscire tutti migliorati e, invece, vediamo le solite foto di gente ammassata e confusamente felice e infelice: solo per dimostrare al mondo che della pandemia è meglio infischiarsene.
Il rumore, talvolta, è una fotografia che giganteggia e nasconde le responsabilità: molte persone si sono comportate bene ma non se ne parla perché fa più notizia difendere o accusare Briatore. Dimenticando che di fronte a qualsiasi persona in sofferenza dovremmo fermarci e al limite non infierire: delle colpe se ne parlerà diffusamente, ora serve un esame di coscienza generalizzato per comprendere come venirne fuori.
Una prima risposta è ricollegabile ai comportamenti di tutti, nessuno è esonerato. Magari iniziando a smettere di fare la morale al mondo, magari recuperando una sana ansia nei confronti del virus, magari capendo che prima viene la salute e dopo l’economia.
Alcuni opinionisti smetteranno di “prendere in giro” i virologi dall’alto della loro scienza e alcuni scienziati la finiranno di farsi la guerra tra di loro? Forse la parola chiave è l’umiltà.
Cominciamo gradualmente a recuperare il significato di questo termine per non giudicare e non essere giudicati. E per uscirne il prima possibile, dato che i minuti scorrono e il tempo non torna.
Immagine: Foto di Engin Akyurt da Pixabay