Recensione del romanzo “Davanti al fuoco” di Antonella De Bei.

Davanti al fuoco

Un romanzo dai toni intimi che tratta una storia atroce, una delle più brutali dell’umanità.

Antonella De Bei, autrice del romanzo “Davanti al fuoco”, edito da Terre Sommerse, ci racconta il dialogo tra un nonno e un nipote, davanti al fuoco acceso di un camino, in una sera d’inverno lunga e indimenticabile.

Il dialogo, apparentemente senza alcun legame tra le due vite, cela un segreto e un destino, ineluttabile e implacabile.

Erich da qualche tempo appare lontano e triste: i genitori chiedono all’anziano nonno Edmund, ospite da loro nel periodo natalizio, di cercare il mistero che cela il figlio.

Il nonno comprenderà che non sarà facile convincere il nipote a parlare apertamente con lui e deciderà di raccontargli una storia, quella di una parte della sua vita da sempre celata: a vicenda i due daranno un pezzo di sé all’altro.

La storia del nonno affonda le radici nella Seconda Guerra Mondiale, in cui ancora adolescente, iscrittosi alla Gioventù Hitleriana, con l’avvento della guerra, fremeva, nonostante la disapprovazione dei genitori, per prenderne parte.

Alla soglia della maggiore età Edmund si arruola nelle brigate Waffen -SS. Dopo un’iniziale avvio sul campo di battaglia, viene trasferito a Mauthausen, in un campo di sterminio. Da quel momento la sua storia diviene sempre più dolorosa e complicata. È difficile per Erich comprendere ciò che sta ascoltando: una verità rimasta da sempre nascosta, celata agli occhi del mondo e dei familiari. Una verità che se scoperta potrebbe cambiare la vita stessa di Edmund.

Edmund continua la sua narrazione e scopriamo nelle sue parole non brutalità o ribrezzo bensì amore. L’amore giunge, infatti, nel campo di sterminio: negli occhi di un giovane ragazzo, prigioniero e condannato alla morte in quanto omosessuale.

L’amore sembra legare le due storie, quella tra nonno e nipote. L’amore che teme, si nasconde, cerca di annullarsi ma persiste e resiste.

Maximilian, questo il nome del giovane fanciullo, subirà sevizie inconfessabili ma riuscirà a mantenere puro il suo animo, sostenuto dalla vicinanza con il giovane Edmund, che da carceriere diverrà speranza, in un luogo in cui la speranza appare “morta”.

Nel campo di sterminio le storie si intersecano, diventano difficili da comprendere e anche chi appare uno “scagnozzo” alla mercé dei soldati è egli stesso una vittima, costretto a compiere gesti aberranti per proteggere chi ha di più caro, come Gunter.

Nella penna della De Bei leggiamo la Storia da un punto di vista differente, che potrebbe suscitare nel lettore profonde perplessità ma il merito dell’autrice è quello di riuscire a non rendere Edmund una vittima o un uomo da compatire, bensì solo un uomo con una storia da raccontare, la sua.

Alcuni dettagli, in “Davanti al fuoco”, appaiono forse scritti con troppa leggerezza, rispetto all’orrore subito in quei campi, così come a volte si stenta a credere che il desiderio di amare, con il cuore e con il corpo, riesca a superare la “morte” di un campo di sterminio, in cui gli occhi non possono non comprendere la vastità del male che lo abita.

“Forse i quadrifogli sono solo chimere, come i giorni in cui puoi sostenere: “Stamattina sono davvero felice!”, senza tener conto dei se, dei ma e dei potrebbe che ti si possono infilare fra le ciglia, e di cui non ti preoccupi finché non cominci a lacrimare.”

http://www.terresommersegroup.com/store/p754/DAVANTI_AL_FUOCO_%7C_di_Antonella_De_Bei.html

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