Robert McDuffie: «La musica può ancora costruire ponti tra le persone» – L’intervista

Robert McDuffie - credits Luigi Ieluzzo

Robert McDuffie - credits Luigi Ieluzzo

C’è un filo invisibile che attraversa il Rome Chamber Music Festival fin dalla sua nascita: la convinzione che la musica sia un linguaggio universale, capace di superare confini geografici, culturali e perfino stilistici. È questa la visione che nel 2003 ha spinto il violinista statunitense Robert McDuffie a fondare una manifestazione che oggi, giunta alla sua 23ª edizione, è diventata uno degli appuntamenti internazionali più prestigiosi dedicati alla musica da camera.

Dal 18 al 21 giugno il Teatro Argentina ospiterà un programma che mette in dialogo Vivaldi, Händel, Brahms, Bartók e Gershwin con artisti provenienti dal mondo del rock, come Mike Mills dei R.E.M. e Chuck Leavell dei Rolling Stones. Una scelta che non nasce dal desiderio di stupire, ma da una precisa idea di cultura: abbattere le etichette, favorire l’incontro tra linguaggi diversi e dimostrare che, al di là dei generi, è l’emozione a creare un legame autentico con il pubblico.

In un’epoca segnata dalla velocità della comunicazione e da profonde divisioni culturali e sociali, McDuffie continua a difendere il valore dell’ascolto, dell’esperienza dal vivo e della musica come spazio di incontro. Una filosofia che, da oltre vent’anni, guida il Rome Chamber Music Festival e ne rappresenta l’identità più autentica.

In occasione dell’apertura della 23ª edizione, abbiamo ha incontrato Robert McDuffie per ripercorrere la storia del Festival, parlare del suo legame con Roma, della contaminazione tra i generi musicali e del ruolo che la cultura può ancora svolgere nel costruire ponti tra le persone.

  • Il Rome Chamber Music Festival celebra quest’anno la sua 23ª edizione. Quando ha fondato il Festival nel 2003 immaginava che sarebbe diventato un punto di riferimento internazionale così importante

Quando ho fondato il Rome Chamber Music Festival nel 2003 avevo un sogno molto semplice: creare un luogo in cui grandi artisti e giovani musicisti potessero incontrarsi, lavorare insieme e condividere la loro passione per la musica. Non pensavo in termini di prestigio internazionale o di numeri. Speravo soltanto che il Festival potesse diventare una comunità artistica autentica. Vedere oggi musicisti e pubblico arrivare da tutto il mondo per partecipare a questa esperienza è una soddisfazione enorme e, in qualche modo, va oltre le aspettative che avevo all’inizio.

  • Qual è stata la sfida più grande nel mantenere viva e innovativa questa manifestazione per oltre vent’anni?

La sfida più grande è stata evitare che il Festival diventasse prevedibile. La musica classica vive grazie alla tradizione, ma deve anche essere capace di dialogare con il presente. Ogni anno abbiamo cercato di creare nuove connessioni tra artisti, repertori e pubblici diversi. Questo richiede coraggio, curiosità e la volontà di assumersi qualche rischio. Credo che l’innovazione non significhi rompere con il passato, ma trovare modi sempre nuovi per renderlo vivo.

  • Il tema della contaminazione tra generi sembra essere il filo conduttore dell’edizione 2026. Quanto è importante oggi superare le etichette musicali tradizionali?

Penso che la musica abbia sempre attraversato confini e abbattuto barriere. Le etichette sono utili per organizzare i cataloghi, ma raramente descrivono davvero l’esperienza artistica. Oggi più che mai è importante creare dialoghi tra mondi diversi, perché il pubblico è aperto e curioso. Quando ascoltiamo con attenzione, scopriamo che l’emozione, la ricerca della bellezza e il desiderio di comunicare sono elementi comuni a tutti i generi musicali.

  • Lei è americano ma ha scelto Roma come casa del Festival. Cosa rappresenta questa città per lei dal punto di vista artistico e umano?

Amo profondamente questa città. Roma è una città unica. Ogni angolo racconta una storia e ogni epoca sembra convivere con le altre. Per un artista è una fonte inesauribile di ispirazione. Qui si percepisce il peso della tradizione, ma anche una straordinaria vitalità contemporanea. Dal punto di vista umano, Roma mi ha accolto con generosità e mi ha dato la possibilità di costruire relazioni profonde. Dopo tanti anni, considero questa città una parte fondamentale della mia vita.

  • Il Festival mette in dialogo Vivaldi, Händel, Brahms, Bartók, Gershwin e artisti contemporanei. Qual è il filo invisibile che unisce autori così diversi?

Il filo invisibile è l’umanità. Dietro ogni stile, ogni epoca e ogni linguaggio musicale troviamo esseri umani che cercano di raccontare qualcosa di essenziale sulla vita, sull’amore, sulla gioia, sulla sofferenza e sulla speranza. Le forme cambiano, i linguaggi evolvono, ma le emozioni profonde restano le stesse. È questo che rende possibile un dialogo tra autori apparentemente lontanissimi.

  • Oggi il pubblico è sempre più abituato a contenuti rapidi e digitali. Come si può avvicinare una nuova generazione alla musica da camera?

Credo che la chiave sia l’esperienza diretta. Nessuna registrazione e nessun contenuto digitale possono sostituire l’emozione di assistere dal vivo a un’esecuzione musicale. Dobbiamo creare occasioni di incontro, raccontare le storie dietro la musica e rendere i giovani partecipi del processo creativo. Quando scoprono la forza emotiva di questa esperienza, molti comprendono che la musica da camera non appartiene al passato ma parla anche al loro presente.

  • Quale pensa sia il valore della musica in un momento storico caratterizzato da forti divisioni culturali e sociali?

La musica ha il potere straordinario di unire persone che magari non condividono la stessa lingua, la stessa cultura o le stesse idee. In un’epoca di polarizzazione, rappresenta uno spazio raro di ascolto reciproco. Quando assistiamo a un concerto o suoniamo insieme, impariamo a prestare attenzione agli altri, a rispettare le differenze e a cercare armonia. Sono valori di cui oggi abbiamo un enorme bisogno.

  • Il concerto finale vedrà protagonisti Mike Mills dei R.E.M. e Chuck Leavell dei Rolling Stones. Come nasce l’idea di portare sul palco del Festival figure iconiche del rock? Cosa possono imparare reciprocamente il mondo della musica classica e quello del rock?

Ho sempre creduto che la grande musica non abbia confini. Mike Mills e Chuck Leavell sono artisti straordinari che possiedono una profonda cultura musicale e una sensibilità rara. Invitarli al Festival significa celebrare il dialogo tra tradizioni diverse. Il mondo della musica classica può imparare dal rock una certa immediatezza comunicativa e una capacità di coinvolgere il pubblico. Il rock, a sua volta, può trovare ispirazione nella profondità strutturale e nella ricchezza espressiva della tradizione classica. È uno scambio che arricchisce tutti.

  • Il Rome Chamber Music Festival nasce dall’incontro tra culture, generazioni e generi musicali. Qual è il messaggio che desidera lasciare al pubblico che assisterà a questa 23ª edizione?

Vorrei che il pubblico uscisse dai concerti con la sensazione di aver vissuto qualcosa che va oltre la semplice esecuzione musicale. Il Festival è un invito all’ascolto, alla curiosità e all’incontro. In un mondo che spesso ci spinge a dividerci, la musica ci offre la possibilità di ritrovarci. Questo è il messaggio che desidero condividere: la cultura può ancora essere uno straordinario strumento di dialogo e di speranza.

  • Dopo una carriera straordinaria e decenni trascorsi sui palcoscenici di tutto il mondo, cosa continua ad emozionare Robert McDuffie quando prende in mano il suo violino?

L’emozione della scoperta. Anche dopo tanti anni, ogni volta che apro una partitura o salgo sul palco sento che c’è ancora qualcosa da imparare, da comprendere e da condividere. La musica è un viaggio che non finisce mai. Il privilegio più grande è poter continuare a comunicare attraverso il mio violino e vedere come una melodia, scritta magari secoli fa, riesca ancora a toccare il cuore delle persone oggi.

Info e biglietti: https://romechamberfestival.org/
RCMF è sui social – facebook.com/romechamberfestival / instagram.com/romechamberfestival/

Iscriviti alla newsletter settimanale per rimanere aggiornato su tutti i nostri articoli!