Festa del Cinema di Roma 2026 – “The Only Living Pickpocket in New York”: John Turturro nella New York di Noah Segan.
The Only Living Pickpocket in New York
Presentato alla 21ª edizione della Festa del Cinema di Roma, nella sezione non competitiva Best of 2026, The Only Living Pickpocket in New York è il film scritto e diretto da Noah Segan, con John Turturro, Steve Buscemi, Giancarlo Esposito, Tatiana Maslany e Will Price. Dopo la presentazione al Sundance Film Festival, il lungometraggio arriva a Roma con una storia che utilizza il genere criminale per raccontare il cambiamento di una città e la condizione di un uomo che fatica a trovare il proprio posto nel presente.
Ad aprire il film è New York, I Love You but You’re Bringing Me Down degli LCD Soundsystem. Il brano introduce il rapporto tra il protagonista e la città, anticipando una delle questioni centrali del racconto: il legame con un luogo che continua a essere familiare, ma che nel tempo ha modificato profondamente il proprio volto.
Harry Lehman, interpretato da John Turturro, è un borseggiatore anziano che cerca di sopravvivere esercitando un mestiere diventato sempre meno redditizio. I portafogli contengono ormai poco contante, le carte di credito possono essere bloccate e i telefoni rintracciati. Le abilità che per anni gli hanno permesso di vivere di piccoli furti sembrano appartenere a un’altra epoca.
La sua situazione precipita quando sottrae una borsa e alcuni oggetti a Dylan, un giovane legato a una famiglia criminale. Tra la refurtiva c’è una chiavetta USB che Harry non comprende e che decide di scartare, senza rendersi conto del suo valore. Il dispositivo è legato a un archivio digitale contenente beni di grande valore e il suo smarrimento mette in moto una serie di eventi pericolosi. La famiglia di Dylan pretende che Harry recuperi ciò che ha perso, trasformando il furto in una corsa contro il tempo.
La premessa potrebbe far pensare a un thriller costruito interamente sulla suspense. Noah Segan sceglie invece di concentrarsi anche sulla dimensione umana del protagonista, sulle relazioni che lo legano agli altri e sul rapporto con una New York che non sembra più riconoscere il suo mestiere.

Un borseggiatore in una città cambiata
Harry è un personaggio che si distingue dai protagonisti tradizionali del cinema criminale. Non è un uomo particolarmente ambizioso e il suo obiettivo immediato è riuscire a mantenersi, continuando a svolgere l’unica attività che conosce davvero. Il suo mestiere richiede osservazione, precisione e una conoscenza delle persone che si acquisisce soltanto con l’esperienza.
Il problema è che questa esperienza non basta più. Il mondo è cambiato e Harry sembra rimasto indietro, legato a una modalità di sopravvivenza che la tecnologia ha progressivamente reso meno efficace. Il denaro contante lascia spazio ai pagamenti digitali e gli oggetti che riesce a sottrarre diventano sempre più difficili da trasformare in guadagni.
Il personaggio non viene tuttavia costruito soltanto attraverso la sua condizione professionale. La relazione con gli altri e, soprattutto, la cura della moglie Rosie restituiscono una dimensione più complessa alla sua figura. Harry è un ladro, ma non viene ridotto a questa definizione. La sua umanità emerge dalle responsabilità che si assume e dal legame con una donna che continua a rappresentare una parte fondamentale della sua esistenza.
John Turturro affronta il ruolo con un’interpretazione misurata, costruita attraverso gesti, sguardi e movimenti. Il lungo cappotto e l’attenzione con cui il protagonista attraversa le strade richiamano una figura legata al cinema criminale di un’altra epoca. Non si tratta soltanto di un riferimento estetico: Harry sembra appartenere a un mondo nel quale l’esperienza e la conoscenza diretta della città avevano ancora un valore determinante.
Il contrasto con il presente è uno degli elementi più interessanti del film. La vicenda criminale nasce proprio dall’incontro tra queste due realtà, ma è nella condizione del protagonista che il cambiamento assume un significato più ampio. Harry non deve soltanto affrontare una situazione pericolosa: deve misurarsi con la progressiva perdita di efficacia delle proprie capacità.

Rosie e il bisogno di rimettere a posto il passato
Il rapporto con Rosie, la moglie di Harry, introduce una dimensione emotiva che va oltre la vicenda criminale. Un tempo sana e vitale, la donna si trova in uno stato vegetativo e necessita di assistenza continua. Harry si prende cura di lei, sostenendo una quotidianità che richiede tempo, dedizione e risorse economiche.
La cura della moglie assume un significato particolare perché Harry sembra considerarla anche una possibilità di redenzione. Attraverso questa responsabilità cerca di rimettere a posto ciò che ha rovinato, dando un senso diverso alle proprie azioni. Non è una trasformazione improvvisa, ma un tentativo di trovare nel presente una forma di riscatto rispetto al passato.
Il personaggio conserva le proprie contraddizioni. Il film non cancella la natura illegale del suo mestiere e non presenta la cura di Rosie come una soluzione capace di risolvere ogni problema. Mostra piuttosto come, all’interno di un’esistenza segnata da scelte discutibili, possa esistere un legame che continua a orientare le decisioni del protagonista.
È questo rapporto a rendere Harry un personaggio capace di suscitare empatia. La sua ricerca di denaro non riguarda soltanto la sopravvivenza personale, ma anche la possibilità di continuare a prendersi cura della donna che ama. La vicenda criminale acquista così un significato diverso: dietro la necessità di recuperare la chiavetta USB c’è un uomo che cerca di proteggere ciò che resta della propria vita.
Il tema della redenzione non viene sviluppato attraverso grandi dichiarazioni, ma attraverso le responsabilità e le scelte concrete del protagonista. La difficoltà consiste nel trovare un equilibrio tra ciò che è stato e ciò che può ancora essere fatto, senza poter cancellare gli errori commessi.

New York come specchio del protagonista
Il rapporto con la città costituisce uno degli elementi centrali del film. New York non è soltanto lo scenario nel quale si svolge la vicenda, ma rappresenta anche il mondo che Harry continua ad attraversare senza riuscire a riconoscervisi completamente.
La città conserva la propria vitalità, ma le sue trasformazioni hanno modificato anche le abitudini di chi la vive. Harry conosce le strade e sa muoversi tra i quartieri, eppure questa familiarità non è più sufficiente a garantirgli un vantaggio. La sua esperienza appartiene a un sistema di relazioni e consuetudini che sembra progressivamente scomparire.
La fotografia di Sam Levy accompagna gli spostamenti del protagonista attraverso gli spazi urbani, contribuendo a restituire una New York che non è una semplice cartolina. Il movimento attraverso i cinque distretti diventa parte integrante del racconto e mette in relazione la dimensione fisica della città con la condizione di un uomo che cerca di adattarsi al cambiamento.
Anche la regia di Segan guarda a una tradizione del cinema criminale americano, recuperandone atmosfere e suggestioni senza limitarsi a riprodurne le forme. Il film richiama soprattutto il cinema degli anni Settanta, con protagonisti che si muovono ai margini della società e che devono confrontarsi con un ambiente urbano in continua trasformazione. Il riferimento è presente anche nella costruzione visiva di Harry e nel modo in cui il racconto privilegia il personaggio rispetto all’azione pura.
La città diventa così il luogo in cui si manifesta una distanza generazionale, ma anche il simbolo di una trasformazione più ampia. Il mestiere di Harry perde valore perché sono cambiate le regole del mondo nel quale opera. La sua difficoltà non deriva soltanto dall’età, ma dall’impossibilità di continuare a fare affidamento su un sistema che conosceva perfettamente.

La musica e il richiamo al cinema americano
La scelta di New York, I Love You but You’re Bringing Me Down degli LCD Soundsystem è significativa per il modo in cui introduce il rapporto tra Harry e la città. Il titolo del brano racchiude una contraddizione: l’affetto per New York convive con la consapevolezza che il luogo amato possa diventare irriconoscibile.
Accanto alla canzone iniziale, la colonna sonora originale di Gary Lionelli contribuisce a definire l’identità del film. Le sonorità richiamano il cinema criminale americano degli anni Settanta, accompagnando il protagonista con una componente musicale che ne rafforza il carattere anacronistico. Il riferimento a quel cinema non riguarda soltanto l’atmosfera, ma anche il modo in cui Harry viene rappresentato: un uomo che conserva il proprio stile mentre il mondo intorno a lui cambia.
La musica sostiene la dimensione malinconica del racconto, ma non la trasforma nell’unico elemento attraverso cui leggere il personaggio. Il film alterna momenti legati alla vicenda criminale a passaggi più intimi, nei quali sono soprattutto gli interpreti a dare peso alle relazioni.
In questo senso, la presenza di John Turturro, Steve Buscemi e Giancarlo Esposito contribuisce a costruire un universo riconoscibile. I tre attori portano sullo schermo una familiarità con il cinema newyorkese che rafforza il legame tra la storia e una tradizione cinematografica precedente. Buscemi interpreta Ben, amico di Harry e ricettatore, mentre Esposito è il detective Allan Warren, un uomo che offre al protagonista un aiuto tanto pratico quanto personale.
Il lavoro degli interpreti è uno degli aspetti più convincenti del film. La storia acquista maggiore naturalezza quando si concentra sui rapporti tra i personaggi e lascia emergere le loro fragilità, senza affidarsi esclusivamente agli sviluppi della vicenda criminale.

Un finale coerente, ma prevedibile
La parte conclusiva rappresenta uno degli aspetti più discutibili del film. La storia procede verso una soluzione coerente con il percorso del protagonista, ma non riesce a sfruttare fino in fondo le possibilità narrative introdotte all’inizio.
Harry è un borseggiatore esperto, abituato a osservare le persone e a individuare le occasioni. La sua capacità di leggere le situazioni costituisce uno dei tratti distintivi del personaggio e avrebbe potuto diventare determinante proprio nel momento decisivo della vicenda.
Il racconto sceglie invece una traiettoria più lineare. Gli eventi seguono una direzione comprensibile, ma manca quel colpo di scena capace di modificare le aspettative dello spettatore. Una svolta inattesa, legata alle abilità del protagonista, avrebbe potuto dare maggiore incisività alla conclusione e valorizzare ulteriormente la sua natura di borseggiatore.
Il film privilegia così la dimensione emotiva rispetto all’imprevedibilità della trama. È una scelta coerente con il ritratto di un uomo costretto a confrontarsi con il tempo che passa, con i propri limiti e con un mondo nel quale le competenze che lo hanno accompagnato per anni sembrano aver perso valore.
La conclusione lascia, tuttavia, la sensazione che la storia avrebbe potuto osare di più. Il percorso di Harry offre spunti interessanti sul cambiamento, sulla responsabilità e sulla possibilità di trovare una forma di riscatto, ma la soluzione narrativa non raggiunge la stessa incisività dei temi affrontati.

Un film piacevole, ma non un capolavoro
The Only Living Pickpocket in New York è un film piacevole, sostenuto soprattutto dall’interpretazione di John Turturro e dalla malinconia con cui racconta il rapporto tra un uomo e una città in trasformazione. Noah Segan costruisce una storia che guarda al cinema criminale del passato, utilizzandone le atmosfere per affrontare temi come l’invecchiamento, la memoria e il bisogno di trovare un posto nel presente.
Il rapporto con Rosie offre alla vicenda una dimensione emotiva che va oltre il semplice thriller, mentre la fotografia di Sam Levy e la musica di Gary Lionelli contribuiscono a definire un universo coerente con la condizione del protagonista.
Il limite principale riguarda lo sviluppo narrativo, soprattutto nella conclusione. La storia avrebbe potuto valorizzare maggiormente l’abilità di Harry e arrivare a un finale meno prevedibile. La scelta di ricondurre gli eventi a una soluzione ordinata riduce parte della spontaneità che rende più interessanti i momenti dedicati ai personaggi.
Rimane il ritratto di un uomo che cerca di fare i conti con le proprie scelte, mentre il mondo nel quale ha imparato a vivere continua a trasformarsi. Harry non può recuperare il tempo perduto né riportare New York alla città che ricorda. Può soltanto cercare di rimediare agli errori commessi e lasciare qualcosa alle persone che fanno parte della sua vita.
È in questo percorso, più che nella vicenda criminale, che il film trova il proprio significato. Una storia che guarda con nostalgia a un mondo scomparso, senza rinunciare a raccontare le difficoltà di chi deve imparare a vivere in quello nuovo.
