“Costanza Sicanie Regina” di Sonia Morganti: recensione del romanzo.

Costanza Sicanie Regina

Costanza Sicanie Regina

di Sonia Morganti (Autore), Arianna Consonni (Illustratore)

“Costanza Sicanie Regina” di Sonia Morganti è un romanzo dallo stile elegante e ricercato. L’uso delle parole, comprensibili ad ogni tipologia di lettore, è, tuttavia, frutto di uno studio attento sul loro significato; o almeno è ciò che si percepisce nella lettura.

L’autrice, ci proietta nell’anno 1209 e ci racconta la storia di Costanza d’Aragona, una donna che dopo la tragica fine della sua famiglia (marito e figlio) e il conseguente periodo da regina di Ungheria, trascorre le sue giornate nel convento fondato dalla madre. Ma Costanza è una donna viva, forte, dal carattere d’acciaio in grado di superare i suoi tormenti e di rinascere. L’occasione per questa rinascita è data dal matrimonio, deciso dal Papa, con il giovane Federico II, erede al trono di Sicilia, che vuole tenere a freno le spinte dell’erede di due corone.

Federico II è, infatti, un giovane intraprendente e coraggioso, in grado di aspirare a ciò che appare a tutti un azzardo. Ha trascorso la sua infanzia in solitudine, abbandonato dalla corte ma accolto da una donna del popolo e da suo figlio, suo coetaneo: Amina e Ahmed. Il loro legame appare il solo, nella vita dell’erede, plasmato dalla sincerità, come un luogo caldo in cui Federico può conoscere l’affetto incondizionato e la vulnerabilità.

Palermo e la bellezza della Sicilia, di cui Costanza loderà le bellezze e il calore sono la cornice perfetta di questa storia, plasmata dall’amore e dai doveri.

Costanza non è solo la nuova consorte di Federico ma anche il nome di una donna per il re speciale, quello di sua madre, morta quando era solo un bambino. Il nome che la sposa porta con sé sarà per Federico un segno di protezione, nonostante i 10 anni che li dividono. Costanza, infatti, è una donna matura, dall’aspetto ancora piacente ma consapevole dei suoi anni mentre Federico è un giovane uomo appena sbocciato: l’unione tra i due appare bizzarra ma sempre più costellata di amore e devozione.

Ahmed, amico di infanzia di Federico, si trasferirà nella sede del potere per proteggere e servire il re e la sua sposa ma subirà, anche, la fascinazione di colei che non può nemmeno “pensare”: ciò condurrà a dolori e a perdite.

In questo romanzo l’autrice è in grado, tramite il suo racconto, di trasportare il lettore in un’altra epoca e di farlo con naturalezza: la storia narrata, al di là delle vicende di trono e potere, è semplicemente la narrazione di un amore, di un’amicizia e di una perdita. Ogni dovere, sembra suggerirci, presuppone una lacerazione e Costanza, durante i suoi anni accanto a Federico, vivrà dolori e sofferenze che intimamente farà suoi.

“Idda”, il vulcano che domina la Sicilia, sarà per Costanza eterna fascinazione: si sente, nelle viscere, come il vulcano stesso, una donna dominata dalle passioni, che le farà scoprire il giovane re, e in grado di dominare gli elementi del potere.

“Idda aveva provato il fuoco e la neve. Nulla, nella terra di Idda, aveva pari.”

I due insieme proveranno a trasformare il regno, a dare sempre più potere a Federico e a costringere i nobili e i feudatari a far accettare Federico al trono: lo faranno completandosi, rispettandosi e sorprendentemente amandosi. L’amore per un re è, tuttavia, anche un’arma a doppio taglio perché i doveri non possono essere celati, come quello di procreare degli eredi e Costanza, di età non più giovanissima, sarà consapevole della sua lotta contro il tempo.

“Ma il destino di un re con la ragione ha poco da spartire. La grandezza è costruita sulla follia, così come la salvezza.”

La lontananza, con il viaggio di Federico II per la Germania, causerà uno strappo, un dolore, ma il lettore si interrogherà: il sentimento, la vicinanza e l’amore possono superare il tempo?

L’autrice in questo romanzo, che sottolinea non essere un saggio, ma che, tuttavia, si basa su alcuni dati certi, è in grado con attenzione e garbo di raccontarci una storia, capace di conquistare il lettore con la sua “diversità” ma anche con l’universalità dei sentimenti.

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