EDY: «Oggi la sfida è restare autentici». Il racconto di Algoritmocrazia.
EDY ph. Chiara Marchese
Con “Algoritmocrazia”, il suo ottavo album in studio, EDY firma uno dei lavori più personali della sua carriera. Un disco che, già dal titolo, fotografa una contemporaneità dominata dagli algoritmi, dai numeri e dalle logiche della visibilità, scegliendo però di riportare al centro ciò che spesso viene sacrificato: la fragilità, le emozioni, le relazioni e il bisogno di autenticità. Tra rock alternativo, cantautorato contemporaneo, influenze emo e sonorità urban, l’artista costruisce un racconto che intreccia critica sociale e introspezione, restituendo il ritratto di una generazione costantemente sospesa tra connessione digitale e ricerca di sé.
A rendere il progetto ancora più significativo è la collaborazione con HERESIA, giovanissimo produttore e figlio di EDY, che a soli quattordici anni firma insieme al padre le musiche e la produzione dell’intero album. Un incontro tra generazioni che non rappresenta soltanto un dato biografico, ma diventa parte integrante dell’identità del disco, alimentando un dialogo artistico che attraversa sensibilità, esperienze e linguaggi differenti.
È proprio da Algoritmocrazia che prende il via la nostra conversazione con EDY. Nel corso dell’intervista l’artista racconta il percorso che lo ha portato a questo nuovo lavoro, il ritorno a sonorità più dirette e viscerali e la scelta di mettere da parte qualsiasi compromesso per recuperare una dimensione più sincera della scrittura. Per lui la musica continua a essere uno spazio di libertà, capace di opporsi a un sistema che troppo spesso misura il valore di un progetto attraverso numeri, trend e performance sulle piattaforme.
Nel dialogo affrontiamo anche il rapporto sempre più complesso tra creatività e algoritmi, il ruolo dei social nella costruzione dell’identità artistica, il significato dell’indipendenza e l’esperienza maturata alla guida di MATRICE17, etichetta nata con l’obiettivo di sostenere una nuova generazione di musicisti. EDY riflette inoltre sul bisogno di preservare uno sguardo critico sulla contemporaneità, sul valore dell’errore e della vulnerabilità e sulla necessità di continuare a fare musica senza inseguire ciò che il mercato impone.
Ne emerge il ritratto di un artista che non rinuncia alla complessità e che continua a interrogarsi sul presente, trasformando ogni disco in un’occasione di confronto con sé stesso e con il mondo. Perché, in un’epoca in cui tutto sembra essere deciso dagli algoritmi, EDY sceglie ancora di affidarsi alle canzoni e alla loro capacità di raccontare ciò che nessun dato, da solo, riuscirà mai a spiegare.
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