“In Francia con Georges Simenon” di Riccardo De Gennaro: dentro la corsa incessante di un’esistenza irrequieta

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In Francia con Georges Simenon

In Francia con Georges Simenon

“In Francia con Georges Simenon” di Riccardo De Gennaro, edito da Giulio Perrone Editore, è un libro coinvolgente che, pur non avendo la forma del romanzo, ne conserva pienamente l’anima.

L’opera si costruisce attorno a uno dei tratti più evidenti della personalità dello scrittore belga: la sua irrequietezza, l’inesauribile bisogno di muoversi, conoscere, ripartire. Da qui nascono due domande che accompagnano l’intero volume: da che cosa fugge Georges Simenon? E che cosa sta cercando?

Georges Simenon (1903-1989), nato a Liegi e morto a Losanna, è stato uno degli scrittori più prolifici del Novecento. Autore di oltre quattrocento opere e creatore del celebre commissario Jules Maigret, ha venduto centinaia di milioni di copie in tutto il mondo. Accanto ai romanzi polizieschi ha scritto i cosiddetti romans durs, opere di forte impronta psicologica nelle quali ha indagato le fragilità, le ossessioni e le contraddizioni dell’essere umano. La sua prosa asciutta ed essenziale lo ha consacrato come uno dei grandi narratori della condizione umana, ben oltre i confini della letteratura di genere.

De Gennaro ci presenta fin dalle prime pagine un Simenon in fuga, proprio come molti dei personaggi usciti dalla sua penna. Per comprenderlo, però, non basta raccontarne la biografia: bisogna seguirne gli spostamenti, ricostruire i luoghi in cui ha vissuto, osservare le continue partenze che hanno scandito la sua esistenza. È attraverso questa geografia del movimento che il libro prova a dare una risposta alle domande iniziali.

La prima fuga è quella da Liegi. A diciannove anni, terminato il servizio militare e mentre lavora come cronista alla Gazette de Liège, decide di lasciare la città. In un’intervista del 1975 ricorderà semplicemente: «Volevo già diventare un romanziere». Ma quella partenza è anche un allontanamento dagli amici, dalla famiglia e, soprattutto, da una madre severa, profondamente religiosa, che non gli farà mai mancare il peso di un rapporto difficile, arrivando persino a dirgli, dopo la morte del fratello Christian: «Perché lui e non tu?».

A Parigi lo raggiunge poco dopo la moglie Tigy. Vivono a Place du Tertre, nel cuore di Montmartre. Lei dipinge, lui cerca di aiutarla procurandole modelle reclutate tra le prostitute che frequenta di nascosto. Quando capisce che la pittura non sarà il suo futuro, Tigy sceglie di dedicarsi completamente al marito, seguendolo — come scrive De Gennaro — «per terra, per fiume e per mare».

Sono gli anni in cui Simenon inizia a costruire la propria fortuna: collabora con Paris Centre, pubblica racconti e romanzi popolari e si lascia alle spalle le difficoltà economiche. Durante una vacanza in Normandia incontra Henriette Liberge, ribattezzata Boule, destinata a diventare prima la cameriera della famiglia e poi la sua amante per decenni, fino a quando la seconda moglie Denyse non pretenderà il suo allontanamento.

La svolta arriva nel 1928 con l’acquisto della Ginette, una piccola imbarcazione con cui decide di attraversare la Francia insieme a Tigy, Boule e al cane Olaf. Parigi gli sta stretta: sente il bisogno di allontanarsi dalla folla e dalla vita cittadina. Per due anni vive quasi esclusivamente sull’acqua. È qui che prende forma una delle intuizioni fondamentali della sua poetica: la ricerca dell’«uomo nudo», l’essere umano privato delle convenzioni sociali, vulnerabile e dominato dalle proprie paure più profonde.

L’esperienza si rivela così importante che Simenon acquista una seconda imbarcazione, l’Ostrogoth, con la quale naviga tra Belgio, Paesi Bassi, Germania e Mare del Nord. Ed è proprio su quella barca che nasce il commissario Maigret.

«In quella chiatta mezza marcia raccolsi dalle casse racimolate un po’ di qua e un po’ di là, piazzai la macchina da scrivere sulla cassa più alta, ne scelsi una più bassa per sedermi e appoggiai i piedi su altre casse ancora più basse che emergevano appena dall’acqua.»

Il viaggio continua per anni, tra mari e continenti, finché Simenon sente nuovamente il bisogno di cambiare vita. Si trasferisce in campagna, nei pressi de La Rochelle, poi torna a Parigi. Anche quando sembra ormai essersi imborghesito, continua però a cercare ispirazione nelle osterie frequentate dagli operai o osservando la vita quotidiana delle famiglie dalle finestre illuminate: è lì che continua a inseguire quell’umanità autentica che popola i suoi romanzi.

Nel 1937 riparte ancora. Con Tigy trova una nuova casa nelle campagne francesi e, poco prima dello scoppio della guerra, nasce il loro figlio Marc. Ma la stabilità dura poco. Il conflitto mondiale sconvolge nuovamente la famiglia e, finita la guerra, Simenon ottiene il visto per gli Stati Uniti, dove vivrà per quasi dieci anni.

È in America che incontra Denyse Ouimet, destinata a diventare la sua seconda moglie. Il loro è un rapporto travolgente, che lo stesso Simenon definirà «un’autentica febbre». Una relazione passionale, ma anche profondamente distruttiva, segnata da gelosie, litigi e dinamiche sempre più violente. Nascono tre figli — Johnny, Marie-Jo e Pierre — ma il clima familiare si deteriora progressivamente.

L’ultima tappa è la Svizzera. Qui i rapporti con Denyse precipitano definitivamente, tra ricoveri psichiatrici, minacce e continui conflitti. Il dolore raggiunge il culmine nel 1978 con il suicidio della figlia Marie-Jo, una tragedia che segnerà profondamente gli ultimi anni dello scrittore.

Più che una semplice biografia, “In Francia con Georges Simenon” è un viaggio dentro un uomo incapace di fermarsi. Riccardo De Gennaro ricostruisce gli spostamenti dello scrittore come fossero le tappe di una ricerca esistenziale, mostrando come ogni nuova casa, ogni città e ogni imbarcazione rappresentino il tentativo di inseguire qualcosa che sembra sfuggire continuamente.

Il merito dell’autore è quello di evitare il tono accademico: la ricostruzione storica è rigorosa, ma procede con il passo del reportage e della narrazione di viaggio.

Il pregio maggiore del libro è proprio questo: non pretende di spiegare definitivamente Simenon, ma invita il lettore a seguirlo lungo il suo cammino, lasciandogli il compito di trovare una risposta. Simenon è stato un uomo che fuggiva da sé stesso o qualcuno che ha vissuto con radicalità ogni esperienza possibile, anche a costo di ferire chi gli stava accanto? De Gennaro non scioglie il dubbio, ma accompagna il lettore fino all’ultima pagina, lasciandolo con una domanda destinata a rimanere aperta.

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