La Traviata torna al Teatro dell’Opera di Roma: il capolavoro di Verdi rivive nella regia di Sofia Coppola
La Traviata - Foto di Fabrizio Sansoni
Torna al Teatro dell’Opera di Roma “La Traviata”, capolavoro di Giuseppe Verdi che da oltre centosettant’anni continua a emozionare il pubblico di tutto il mondo. L’allestimento firmato da Sofia Coppola restituisce tutta la modernità dell’opera, tra eleganza visiva, intensità musicale e una riflessione ancora attuale sull’amore, il sacrificio e il giudizio sociale.
La Traviata è uno dei capolavori assoluti del melodramma italiano e una delle opere liriche più rappresentate al mondo. Composta da Giuseppe Verdi su libretto di Francesco Maria Piave, debuttò il 6 marzo 1853 al Teatro La Fenice di Venezia. La vicenda trae ispirazione dal romanzo La Dame aux Camélias di Alexandre Dumas figlio, pubblicato nel 1848, da cui lo stesso autore ricavò un dramma teatrale andato in scena il 2 febbraio 1852 al Théâtre du Vaudeville di Parigi con grande successo.
Diversa fu invece l’accoglienza riservata alla prima veneziana dell’opera verdiana: la rappresentazione del 6 marzo 1853 si rivelò un clamoroso insuccesso. Dopo alcune modifiche e una nuova produzione, tuttavia, La Traviata conquistò pubblico e critica, diventando uno dei simboli del teatro musicale di tutti i tempi.
La protagonista, Violetta Valéry, si ispira alla figura realmente esistita di Marie Duplessis, celebre cortigiana parigina morta giovanissima di tubercolosi. Anche il titolo dell’opera racchiude un significato profondo: “traviata” significa infatti “smarrita”, “caduta”, “fuori dalla retta via”, un chiaro riferimento alla condizione sociale della protagonista, emarginata e giudicata dalla morale del suo tempo, ma capace di dimostrare una straordinaria nobiltà d’animo e un amore assoluto.
Quando debuttò, La Traviata rappresentò una vera rivoluzione. Verdi portò sul palcoscenico non regine o eroine mitologiche, ma una donna contemporanea, fragile e socialmente emarginata. Il pubblico dell’epoca faticò ad accettare che una cortigiana potesse essere la vera protagonista dell’opera, contribuendo anche all’insuccesso della prima rappresentazione.
Il ritorno al Teatro dell’Opera di Roma
L’allestimento firmato dalla regista Sofia Coppola, presentato per la prima volta nel 2016, torna sul palcoscenico del Teatro dell’Opera di Roma dopo essere diventato una delle produzioni più iconiche del Teatro Costanzi.
«Nella Traviata mi sono concentrata sulla partitura e sul personaggio di Violetta, nel quale ho cercato un po’ di me stessa. Volevo mettere in risalto il lato personale della cortigiana francese, quella ragazza festaiola abituata alla vita mondana. È un mondo molto femminile che adoro. Vengo da una famiglia di musicisti e ho avuto un approccio al progetto che ha rispettato la tradizione dell’opera, senza stravolgerla», racconta Sofia Coppola.
La produzione si distingue per l’eleganza cinematografica della regia e per il raffinato impianto scenico firmato da Nathan Crowley. A impreziosire lo spettacolo sono gli straordinari costumi realizzati da Valentino Garavani insieme a Maria Grazia Chiuri e Pierpaolo Piccioli, frutto della collaborazione tra la Fondazione Valentino Garavani e Giancarlo Giammetti e il Teatro dell’Opera di Roma.
Più che una rilettura radicale dell’opera, quella di Sofia Coppola è una messa in scena che punta sull’intimità del racconto. La regista evita qualsiasi attualizzazione forzata e costruisce un impianto visivo essenziale, nel quale l’eleganza dei costumi e delle scenografie accompagna il progressivo isolamento emotivo di Violetta. Il risultato è una lettura dal gusto cinematografico, sospesa tra lusso e malinconia, che mette al centro la dimensione più umana della protagonista.
«La Traviata è l’opera che amo di più. Nel creare lo spettacolo con Sofia Coppola ho tenuto due punti fermi: rispetto e tradizione, con un’opera non ridondante e barocca, ma traducendo in un linguaggio moderno ciò che è stato scritto nell’Ottocento. E per fare emergere Violetta siamo tornati alla tradizione antica del coro greco. I miei sono costumi d’epoca con un tocco di alta moda. E naturalmente non ho potuto rinunciare al mio colore preferito», dichiarò Valentino Garavani.
Sul podio dirige l’Orchestra e il Coro del Teatro dell’Opera di Roma il maestro Francesco Ivan Ciampa; Maestro del Coro è Ciro Visco.
Il cast riunisce alcuni dei più importanti interpreti del panorama lirico internazionale. Nel ruolo di Violetta Valéry si alternano Ermonela Jaho, che proprio a Roma ha scelto di congedarsi da uno dei personaggi più amati della sua carriera dopo oltre trecento interpretazioni, Nadine Sierra ed Ekaterina Bakanova. Alfredo Germont è interpretato da Dmitry Korchak, Xabier Anduaga e Antonio Poli, mentre nei panni di Giorgio Germont si alternano Amartuvshin Enkhbat, Luca Salsi, Ludovic Tézier e Simone Piazzola. Completano il cast Maria Elena Pepi (Flora), Sofia Barbashova (Annina), Arturo Espinosa (Barone Douphol), Alejo Álvarez Castillo (Marchese d’Obigny), Guangwei Yao (Gastone), Adriano Gramigni (Dottor Grenvil), Daniele Massimi e Marco Severin (un domestico), Carlo Alberto Gioja e Alessandro Guerzoni (un commissario), Salvatore Minopoli e Giuseppe Ruggiero (Giuseppe).
La trama
A rendere La Traviata un’opera senza tempo è soprattutto la forza del suo racconto. La vicenda di Violetta Valéry continua ancora oggi a emozionare il pubblico per la sua straordinaria intensità umana.
L’azione si svolge nella Parigi della metà dell’Ottocento e racconta la storia di Violetta Valéry, una celebre cortigiana che conduce una vita mondana tra feste, ricevimenti e ammiratori. Durante uno dei suoi ricevimenti incontra Alfredo Germont, un giovane appartenente alla buona borghesia che da tempo è innamorato di lei. Alfredo le dichiara il proprio amore e, nonostante inizialmente Violetta cerchi di respingerlo, finisce per lasciarsi conquistare dai suoi sentimenti.
I due decidono di vivere insieme lontano dalla vita mondana, trasferendosi in campagna. La serenità della loro relazione viene però interrotta dall’arrivo di Giorgio Germont, padre di Alfredo, che chiede a Violetta di rinunciare al suo amore per salvaguardare l’onore della famiglia. Pur devastata dal dolore, la giovane accetta il sacrificio e lascia Alfredo senza rivelargli il vero motivo della sua decisione.
Convinto di essere stato abbandonato per un altro uomo, Alfredo la umilia pubblicamente durante una festa, gettandole del denaro ai piedi. Solo quando il padre gli rivela la verità comprenderà il sacrificio compiuto dalla donna.
Nel terzo e ultimo atto Violetta è ormai gravemente malata di tubercolosi. Alfredo torna da lei e i due sognano una nuova vita insieme, ma il destino è ormai segnato: dopo un ultimo fugace momento di speranza, Violetta muore tra le braccia dell’uomo che ama.
Un dramma scandito da tre conflitti
L’opera è articolata in tre atti, ciascuno caratterizzato da un preciso sviluppo psicologico dei protagonisti. Il primo è dominato dall’atmosfera brillante della vita mondana e dalla nascita dell’amore; il secondo mette in scena il conflitto tra il sentimento e la morale borghese incarnata da Giorgio Germont; il terzo conduce allo scontro definitivo tra amore e morte.
L’intera opera è, infatti, scandita da tre grandi conflitti. Nel primo atto si fronteggiano l’amore e il “folleggiar”, la vita mondana tanto cara a Violetta. Nel secondo l’amore si scontra con il peso delle convenzioni sociali e della morale borghese. Nell’atto conclusivo, invece, il sentimento deve confrontarsi con la morte, uno dei temi più universali della storia del teatro.
La musica e l’eredità di Verdi
Dal punto di vista musicale, La Traviata rappresenta una delle massime espressioni del teatro verdiano. Verdi costruisce una partitura capace di alternare pagine di grande virtuosismo vocale a momenti di intensa introspezione psicologica, affidando all’orchestra il compito di amplificare ogni emozione.
L’emblema di questo percorso è il celebre tema d’amore intonato da Alfredo nel primo duetto, «Di quell’amor ch’è palpito dell’universo intero». Nel primo atto il tema ritorna due volte nell’aria di Violetta, a simboleggiare un sentimento che cresce dentro di lei; nel terzo, invece, riaffiora soltanto come una lontana reminiscenza, affidata a due soli violini in pianissimo, durante la lettura della lettera e poco prima della morte della protagonista.
Tra le pagine più celebri figurano il brindisi «Libiamo ne’ lieti calici», «Sempre libera», «De’ miei bollenti spiriti» e «Addio del passato», brani entrati stabilmente nella storia del repertorio lirico internazionale.
Con La Traviata, Verdi rivoluziona il melodramma scegliendo di raccontare una vicenda contemporanea e una protagonista appartenente ai margini della società. Attraverso Violetta affronta temi come l’emarginazione femminile, il pregiudizio sociale, l’ipocrisia borghese, il sacrificio e la libertà individuale, rendendo l’opera sorprendentemente moderna ancora oggi.
A oltre centosettant’anni dal suo debutto, La Traviata continua a parlare al presente. E l’allestimento del Teatro dell’Opera di Roma, firmato da Sofia Coppola, conferma come il capolavoro di Verdi riesca ancora oggi a emozionare, interrogare e commuovere il pubblico, dimostrando che i grandi classici non smettono mai di raccontare il nostro tempo.