Elezioni del 4 Marzo, l’incertezza sulla neo legislatura

A  quasi 10 giorni dalle elezioni del 4 marzo, in Italia sembra incerto quali forze politiche daranno il via alla prossima legislatura. E il clima rimane molto teso.

Il voto ha sancito la vittoria del Movimento Cinque Stelle, mentre il Partito Democratico e Forza Italia hanno subìto una pesante sconfitta. La sorpresa (o quasi) è l’ampio consenso ottenuto dalla Lega di Matteo Salvini che, oltre ad aver superato per numero di voti il centro sinistra, è diventato il primo partito di centro destra.

Ora con le consultazioni, bisogna aspettare che il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, decida a quale leader affidare l’incarico di formare il nuovo Governo. Un Governo capace di garantire la durata della legislatura.

Mentre Luigi Di Maio ha aperto subito al dialogo con tutti i partiti, nel Partito Democratico molti, vicini a Matteo Renzi, sono convinti della necessità di un rinnovamento del Partito, che potrebbe costringere il segretario ad abbandonare definitivamente il palcoscenico politico. Pesa inoltre la mancata rielezione in diversi collegi degli esponenti Dem prescelti da Renzi.

Gli stessi del Partito Democratico che ora spingono per le primarie e per l’elezione di un nuovo segretario, sono convinti – per ora – che il centro sinistra non può stringere alleanze né con il Movimento Cinque Stelle, né con un partito «estremista», come la Lega di Salvini.

Sono due gli scenari: il Pd potrebbe decidere di allearsi con il M5S, evitando di lasciare la scena politica al centro destra o rifiutare un accordo con i pentastellati, rischiando un’ulteriore perdita di consenso. E non si può escludere che per il Pd la prossima legislatura rappresenti una definitiva capitolazione.

«Il ruolo del Pd è l’opposizione», questa una delle primissime affermazioni di Matteo Renzi, anche perché con il 18% dei voti il partito non può aspirare a far parte della maggioranza. Il calo di consenso dei Dem è indiscutibile: il Pd è passato infatti in pochi anni dal 33% con Walter Veltroni, al 40% alle europee con il neo segretario Matteo Renzi, fino questo crollo eccezionale, che meriterebbe un’accurata riflessione e autocritica da parte del Partito.

Nel frattempo, però Di Maio non sembra voler aspettare troppo, perché circolano indiscrezioni che il Movimento stia valutando un’alleanza con la Lega di Salvini con il quale sono molti i punti di contatto. Inoltre, durante la campagna elettorale, il Partito Democratico ha rivestito il ruolo di nemico numero uno del Movimento. Quali chance avrebbe di durare una maggioranza composta dai pentastellati e i Dem?

Anche nel centro destra non mancano fermenti interni. Silvio Berlusconi sembra non riuscire a digerire la sconfitta, soprattutto, rispetto all’alleato Salvini. Ma sono chiare le intenzioni del Cavaliere. È certo, come da lui stesso dichiarato, che non resterà in disparte. Perché – ha ricordato – è lui l’artefice della coalizione di centro destra.

Sull’esito delle elezioni, un altro fattore da non sottovalutare, oltre la chiara distanza degli elettori dai partiti tradizionali, è la legge elettorale: il Rosatellum. In campagna elettorale il servizio pubblico – e più in generale i media – non si sono preoccupati di fare informazione su una legge complessa e poco chiara.

In un pre – elezioni povero di contenuti per molti partiti, certamente il centro sinistra deve la sua sconfitta alle divisioni e alle polemiche interne, mentre hanno giocato d’astuzia sia la Lega che il Movimento Cinque Stelle.

È risultata vincente la strategia di Salvini che ha parlato alla pancia degli elettori, senza distinzione tra Nord e Sud.

Parlare della fiscalità, con la Flat Tax, e dell’immigrazione – uno dei temi più caldi – hanno condotto la Lega a un’indiscutibile vittoria politica. Meglio il Movimento che, grazie al suo ruolo anti – sistema e al reddito di cittadinanza, è riuscito ad ampliare vertiginosamente il proprio consenso.

Dov’era il centro sinistra? In tema di fiscalità, non è ancora chiaro come Salvini intenda attuare la riforma fiscale. La Flat Tax infatti implicherebbe una consistente riduzione del gettito fiscale per lo Stato, grazie a un importante taglio sia dell’IRES – per le imprese e le società – che dell’IRPEF. Sul tema dell’immigrazione, Salvini propone un programma di rimpatrio dei migranti, finanziando direttamente i Paesi di provenienza. Anche in questo caso resta da capire come.

Sul reddito di cittadinanza, tra polemiche e dubbi, è concreto il rischio dell’assistenzialismo, senza proposte concrete di riduzione della disoccupazione, soprattutto, quella giovanile nel Mezzogiorno.

La lunga e tesa campagna elettorale italiana si è dunque contraddistinta per le solite polemiche e divisioni interne alla sinistra, l’a-tecnicità delle proposte, il populismo dei programmi elettorali e l’assenza di una dialettica costruttiva tra tutte le forze politiche del Paese. Mentre per ora l’Europa e i mercati sembrano non preoccuparsi della vittoria del Movimento Cinque Stelle, non manca chi parla già di un prossimo ritorno alle urne.

Al Presidente della Repubblica, politico “d’altri tempi”, spetta ora l’arduo compito di sbrogliare la matassa.

A Mattarella resta perciò l’ultima parola e, forse, uno dei compiti più difficili.

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