“Era una notte buia e favolosa”: quando la paura diventa un viaggio verso la consapevolezza
Vincenzo Mangione
Con Era una notte buia e favolosa. La vita è una favola: prendila con atarassia, Vincenzo Mangione firma un romanzo che intreccia suspense psicologica, riflessione filosofica e introspezione. La protagonista, Emanuela, si trova ad affrontare una notte capace di mettere in discussione certezze, paure e percezione della realtà, in un percorso che invita il lettore a riscoprire il valore dell’atarassia, ovvero la serenità interiore di fronte agli eventi della vita.
- Il titolo “Era una notte buia e favolosa” unisce due immagini apparentemente opposte: il buio e la favola. Come nasce questo accostamento e quale significato racchiude?
Il titolo è un furto affettuoso a Snoopy. L’incipit del suo romanzo è sempre “era una notte buia e tempestosa”, io ho poi aggiunto “favolosa” perché nel romanzo le favole assumono una certa importanza. E poi lo confesso: adoro gli ossimori, dove due parole che dovrebbero litigare fra loro decidono star insieme.
- La protagonista Emanuela è una professionista della comunicazione, ma è anche una donna profondamente legata al pensiero, alla fantasia e alla filosofia. Quanto c’è di autobiografico nella sua figura?
Emanuela pensa molto, fantastica molto, si abbandona alle elucubrazioni: quello è un territorio che conosco bene. La protagonista guarda il mondo con gli strumenti della comunicazione, un campo che conosco, e con Emanuela ci siamo incontrati nel mezzo, nella filosofia. Non vorrei però che il lettore cercasse me, si distrarrebbe. Il mio intento invece è che ognuno possa trovare piuttosto un lato di sé stesso e poter dire “ecco, questa cosa l’ho pensata anch’io”.
- L’atarassia è il filo conduttore del romanzo. Quando ha scoperto questo concetto filosofico e perché ha scelto di renderlo il cuore della storia?
Come tanti studenti ho scoperto il concetto filosofico di atarassia all’epoca del liceo: “la perfetta pace dell’anima che nasce dalla liberazione dalle passioni”. Emanuela vive di notifiche, deadline, brief che cambiano freneticamente e si affida all’atarassia per reagire alla frenesia del mondo che la circonda per non perire. Ed è qui che ci si collega al titolo: la notte è buia, sì, ma diventa favolosa se non ti lasci trasportare dalle passioni.
- Nel libro convivono suspense, introspezione, aforismi, citazioni e riflessioni esistenziali. È stato naturale mescolare generi così diversi oppure ha rappresentato una sfida narrativa?
Nessuna sfida narrativa: quella è la vita nostra. Il libro mette insieme suspense, introspezione, aforismi e citazioni perché così è fatto il nostro puzzle che compone il nostro quotidiano. La vera sfida semmai è per il lettore: soffermarsi su ogni tessera. Ed evitare soprattutto di attribuire sempre un’etichetta alle emozioni che viviamo.
- La misteriosa telefonata che apre il romanzo cattura immediatamente il lettore. Quanto è importante, secondo lei, creare tensione fin dalle prime pagine?
La tensione nelle prime pagine è sì importante ma serve a mettere subito Emanuela sotto pressione, perché volevo far vedere al lettore come la affronta. Ma per me non è affatto un trucco da copertina. La telefonata poteva avere un brutto epilogo. Tutta la differenza sta nella reazione di Emanuela. Gigi Marzullo forse chiederebbe «la tensione è quella che emerge nelle prime pagina o è quella che il lettore si porta già dentro quando apre il libro la sera, dopo una lunga giornata di lavoro?». Datevi la risposta.
- Attraverso Emanuela emergono temi molto attuali: ansia, bisogno di controllo, ricerca di equilibrio e difficoltà di vivere il presente. Crede che il romanzo possa parlare soprattutto al cittadino dei nostri tempi?
Credo proprio di sì, perché Emanuela vive la nostra stessa normalità esasperante. Siamo sommersi dall’ansia, dal bisogno di controllare tutto, da questa ricerca spasmodica di equilibrio prendendo tutto come una performance e intanto facciamo fatica a stare nel presente. Viviamo sempre di corsa. Il sottotitolo lo dice molto chiaramente: la vita è una favola se la prendi con atarassia, cioè se scegli di non lasciarti travolgere.
- Lei proviene dal mondo della comunicazione e ama gli aforismi e i giochi di parole. In che modo questa esperienza professionale ha influenzato il suo stile di scrittura?
La passione per la comunicazione è stato il mio trampolino per la giusta spinta per far volare la fantasia. Gli aforismi sono l’eco del rimbalzo! Anche Emanuela usa gli strumenti del suo mestiere, chiarezza, sintesi, parole pesate per ritrovare uno spazio dove pensare. La comunicazione le dà la rincorsa, l’atarassia le dà il volo.
- Nel romanzo sembra esserci un invito a guardare oltre le apparenze e a trasformare anche gli eventi più difficili in occasioni di crescita. È questo il messaggio principale che desidera lasciare ai lettori?
Al mio lettore direi “non ti devo dare un messaggio!”. Il romanzo offre un’opportunità per andare oltre l’apparenza, poi sta a loro decidere cosa portarsi a casa. Io ho solo preparato il trampolino. Mi basta solo sapere che per qualche ora il lettore è stato dentro la storia e ne sia uscito con una domanda in più, non con una risposta. Joseph Conrad disse «Si scrive soltanto una metà del libro, dell’altra metà si deve occupare il lettore».
- Che cosa vorrebbe che il lettore portasse con sé dopo aver chiuso l’ultima pagina di “Era una notte buia e favolosa”?
Vorrei che chiudendo il libro emettesse un bel sospiro: “peccato, è già finito”. È il complimento più grande. E che gli restasse dentro un modo nuovo di guardare le cose. E allora forse ho fatto centro.
- Dopo questo romanzo, sta già lavorando a un nuovo progetto letterario? Può anticiparci qualcosa sui suoi prossimi lavori o sui temi che vorrebbe esplorare in futuro?
Certo che sto scrivendo, non so fare altro. Scrivere è stata sempre la mia passione. A questo punto però è emersa dal libro Emanuela che mi sta sgridando e mi ricorda che nel finale del romanzo lei dice chiaramente che quando la curiosità non s’inchina davanti al mistero, spesso fa brutta fine. Quindi lascio a voi la curiosità!