“LibrOfficina racconta ciò che accade dietro un libro”: intervista alla direttrice Lisa Di Giovanni

Lisa Di Giovanni

Lisa Di Giovanni

La cultura non va in vacanza. E nemmeno le idee.

Con il nuovo numero di LibrOfficina – I libri visti da dentro, il magazine diretto da Lisa Di Giovanni e guidato editorialmente da Fabio Gimignani conferma la propria identità: raccontare il mondo del libro da una prospettiva diversa, dando voce non solo agli autori, ma anche agli editori, ai professionisti della filiera e a chi ogni giorno contribuisce a trasformare un manoscritto in un’opera destinata ai lettori. Abbiamo incontrato la direttrice Lisa Di Giovanni per parlare della filosofia del progetto, delle novità di questo numero e del lavoro condiviso con Fabio Gimignani.

  • Direttrice Di Giovanni, il titolo dell’editoriale è “La cultura non va in vacanza”. È anche il messaggio di questo numero?

Assolutamente sì. L’estate viene spesso percepita come una pausa, ma la cultura non conosce stagioni. Si continua a leggere, a scrivere, a progettare, a immaginare. Con questo numero abbiamo voluto trasmettere proprio questa idea: i libri possono accompagnarci ovunque, diventando compagni di viaggio e strumenti di riflessione anche durante le vacanze.

  • Qual è oggi la missione di LibrOfficina?

Fin dalla nascita abbiamo scelto una strada precisa: non limitarci a recensire libri. Volevamo raccontare ciò che normalmente il lettore non vede. Dietro un libro esistono mesi, spesso anni, di lavoro. Esistono editor, grafici, promotori, uffici stampa, librai, giornalisti, illustratori, distributori. Esistono storie che meritano di essere raccontate tanto quanto quelle contenute nelle pagine di un romanzo. LibrOfficina vuole essere proprio questo: un luogo dove la cultura viene osservata dall’interno.

  • In questo percorso quanto è importante il contributo di Fabio Gimignani?

È fondamentale. Fabio Gimignani non è soltanto il direttore editoriale del magazine. È una persona che conosce profondamente il mondo dell’editoria, perché lo vive ogni giorno da prospettive diverse: quella dell’editore, dello scrittore, del promotore culturale.

La sua esperienza rappresenta un valore aggiunto enorme. Ogni numero nasce da un confronto continuo tra visioni differenti ma complementari. Credo che proprio questo equilibrio sia uno dei punti di forza di LibrOfficina.

  • Il suo editoriale apre il magazine con una riflessione molto forte.

Sì, perché Fabio riesce sempre ad andare oltre la semplice cronaca editoriale. Nel suo editoriale invita a considerare la cultura come un impegno quotidiano, non come un passatempo. È un messaggio che condivido pienamente. La cultura non è qualcosa che si consuma: è qualcosa che si costruisce.

  • Quali sono gli articoli che ritiene più rappresentativi di questo numero?

È difficile sceglierne uno solo perché ogni contributo racconta un pezzo diverso del panorama culturale. Abbiamo lo speciale dedicato al Premio Letterario Castello di Montaccianico, che rappresenta una bellissima iniziativa per la promozione della scrittura. C’è poi l’approfondimento “Psiconeurochimica. Capire le emozioni”, che mette in dialogo psicologia e neuroscienze. Molto interessante anche la nuova rubrica “Il Grizzly Parlante”, nella quale Fabio Gimignani affronta con intelligenza e una sottile ironia alcuni temi del mondo editoriale. Non mancano interviste, recensioni, narrativa e riflessioni che spaziano dalla crescita personale alla comunicazione. È un numero molto ricco.

  • Lei firma anche un articolo dedicato alla Notte di San Lorenzo.

Sì, è un articolo a cui tengo particolarmente. Ho cercato di raccontare le stelle cadenti non soltanto come fenomeno astronomico o tradizione popolare, ma come simbolo del desiderio umano. La letteratura, la filosofia e la psicologia ci insegnano che ogni desiderio racconta qualcosa di noi stessi. Era questo il filo conduttore dell’articolo.

  • Che tipo di lettore immagina quando pensa a LibrOfficina?

Una persona curiosa. Non necessariamente un lettore forte, ma qualcuno che desidera capire cosa c’è dietro un libro, dietro un autore, dietro un progetto editoriale. Credo che oggi ci sia bisogno di rallentare e recuperare il piacere dell’approfondimento. LibrOfficina nasce anche per questo.

  • Quanto conta fare rete nel mondo culturale?

Conta moltissimo. L’editoria non cresce grazie ai singoli protagonisti, ma grazie alle relazioni. Quando editori, autori, giornalisti, librai e operatori culturali collaborano, nasce qualcosa che va oltre il singolo libro: nasce una comunità culturale. Ed è proprio quello che, numero dopo numero, stiamo cercando di costruire.

  • Qual è l’augurio che rivolge ai lettori?

Che possano continuare a lasciarsi sorprendere. Ogni libro è un incontro e ogni pagina può cambiare il nostro modo di guardare il mondo. Se anche un solo articolo di LibrOfficina riuscirà ad accendere una curiosità, a far scoprire un autore o a stimolare una riflessione, allora avremo raggiunto il nostro obiettivo. Perché la cultura, in fondo, non è fatta soltanto di libri. È fatta di persone che scelgono ogni giorno di condividere idee, emozioni e conoscenza.

Leggi il nuovo numero di LibrOfficina: LibrOfficina – Agosto 2026

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