Livia Bigi: «Gli atti creativi non nascono nella coerenza, ma nella complessità» – L’intervista
Livia Bigi
Con “Monnalisa”, il nuovo singolo pubblicato all’interno del progetto discografico “Sezione Feriale Promiscua”, Livia Bigi dà forma a un universo sonoro in cui perdita, memoria e trasformazione si intrecciano. Attraverso sonorità elettroniche e una scrittura che privilegia l’evocazione alla spiegazione, la cantautrice e antropologa romana costruisce una canzone capace di muoversi tra dimensione intima e immaginario collettivo, facendo della celebre figura leonardesca il simbolo di una rinascita possibile.
Monnalisa rappresenta una delle tappe più significative di un percorso che rifiuta le classificazioni rigide e fa della contaminazione il proprio principio creativo. Il titolo stesso del progetto, “Sezione Feriale Promiscua”, mutuato da un termine del linguaggio forense, diventa la metafora di uno spazio aperto e libero, in cui elementi apparentemente distanti possono convivere, senza dover necessariamente rispondere a criteri di uniformità o coerenza. Una scelta che riflette non solo il modo in cui Livia concepisce la musica, ma anche la sua visione dell’identità: mobile, plurale e in continua trasformazione.
In Monnalisa questa ricerca trova una nuova espressione attraverso un sound elettronico dalle atmosfere anni Ottanta, costruito tra synth, loop e una forte attenzione alla dimensione sonora della parola. Il brano nasce da un momento personale complesso e si sviluppa attorno all’esperienza della perdita e dell’assenza, ma evita qualsiasi narrazione lineare per trasformarsi in un viaggio emotivo e simbolico. La figura della Monna Lisa, da secoli oggetto di interpretazioni e letture differenti, diventa qui una presenza misteriosa e quasi archetipica: non un’immagine da contemplare, ma una forza che emerge dall’interno, capace di abitare il vuoto lasciato da chi non c’è più e di trasformare la fragilità in possibilità creativa.
La formazione antropologica dell’artista attraversa profondamente questo approccio. Nel suo percorso di ricerca, che l’ha portata a confrontarsi con tradizioni orali, pratiche musicali comunitarie e culture incontrate tra Europa, Africa e Americhe, il suono assume un valore che va oltre il semplice intrattenimento o la costruzione di un messaggio esplicito. Diventa rito, memoria, esperienza collettiva, strumento di trasformazione. Non sorprende, quindi, che nelle sue canzoni convivano lingue diverse, riferimenti culturali eterogenei e una scrittura che spesso privilegia l’evocazione alla spiegazione, lasciando spazio all’ascoltatore per costruire il proprio percorso interpretativo.
Nel corso della nostra conversazione, Livia Bigi ci ha raccontato la lunga gestazione di Monnalisa, il rapporto tra creatività e perdita, il ruolo del suono nella nascita delle sue canzoni e la sua idea di arte come esperienza che non necessariamente deve spiegare, ma può anche custodire un mistero. Abbiamo parlato del significato di Sezione Feriale Promiscua, della libertà di essere un’artista indipendente, dell’influenza dell’antropologia sulla sua musica e della necessità di difendere la complessità in un’epoca che tende invece a semplificare, etichettare e rendere tutto immediatamente riconoscibile.
Ne emerge il ritratto di un’artista che ha fatto della contaminazione tra linguaggi, culture e sonorità il cuore della propria ricerca. Una visione che rifiuta le etichette e abbraccia la complessità, trasformando ogni esperienza in materia creativa.
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