Marsali: «Le radici trovano sempre il modo di farsi sentire» – L’intervista

Marsali

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C’è una parola che ritorna continuamente nelle risposte di Marsali durante la nostra conversazione: radici. Non come un luogo in cui rifugiarsi per nostalgia, ma come un punto di partenza da cui riprendere il cammino dopo aver sentito, per un periodo, il bisogno di allontanarsene. È proprio da qui che prende forma il nuovo capitolo della cantautrice: un percorso iniziato con “Retrò” e che prosegue con “Caramello e sale”, due brani diversi tra loro ma accomunati dalla stessa esigenza di ritrovare una voce autentica, capace di far convivere senza compromessi pop, soul, jazz e R&B.

Dopo tre anni senza pubblicazioni da solista, Marsali torna infatti con una consapevolezza nuova. Un tempo che, come racconta nell’intervista, non è stato affatto una pausa, ma un periodo di concerti, ricerca e crescita personale. Sul palco, più che in studio, ha capito che qualcosa nella sua musica mancava: quel background con cui era cresciuta, fatto del sax del padre che risuonava in casa, degli studi jazz iniziati fin da giovanissima e di un immaginario musicale che, per anni, aveva lasciato in secondo piano nel tentativo di avvicinarsi a sonorità più pop. Oggi quella distanza non esiste più: le due anime convivono e diventano la cifra distintiva di un’identità finalmente riconquistata.

Nel corso dell’intervista emerge con forza anche il suo modo di scrivere. Le canzoni di Marsali non nascono soltanto da parole o melodie, ma da immagini. Prima ancora di essere musica, sono piccoli film: un bar in una città distopica dove due innamorati scelgono di fermare il tempo, un appartamento a Brooklyn illuminato dal tramonto, vinili sparsi sul pavimento, cocktail dimenticati sul tavolo, relazioni sospese che oscillano tra desiderio e consapevolezza. È un immaginario fortemente cinematografico che rende ogni brano immediatamente visibile, quasi fosse una scena da osservare prima ancora che da ascoltare.

Con Marsali abbiamo parlato anche del peso delle aspettative, della libertà di non inseguire ciò che “funziona”, del coraggio di costruire una propria identità artistica senza lasciarsi rinchiudere nelle etichette imposte dal mercato. Ma anche del valore del contatto umano attraverso “Canzoni al telefono”.

Perché, in fondo, il vero filo rosso di questo nuovo capitolo è proprio questo: smettere di cercare una direzione all’esterno e imparare, finalmente, ad ascoltare quella che era sempre stata dentro di sé. Tra jazz e pop, tra immagini e parole, tra memoria e futuro, Marsali sembra aver trovato il punto d’incontro in cui la sua musica può, semplicemente, essere se stessa.

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