Il dolcissimo, straziante istinto di sopravvivenza in “Se campo più di voi” di Jonathan Escoffery – la recensione

Se campo più di voi

Se campo più di voi

“Comincia con questa domanda, gridata nel cortile di casa quando hai nove anni – forse meno. Ma tu chi sei? Continueranno a fartela alla primaria e alle superiori, e poi nel mondo fuori da scuola, negli strip club, nei punti di ristoro, al telefono e tra un lavoro occasionale e l’altro.”

“Ma tu chi sei?”. È una domanda che irrompe come un grido d’infanzia, lanciato nel cortile di casa quando si è troppo piccoli per comprenderne davvero il peso. Eppure, è proprio da qui che prende forma Se campo più di voi”, romanzo d’esordio di Jonathan Escoffery, pubblicato in Italia da Fazi Editore.

Un’opera intensa e stratificata, capace di mescolare leggerezza e tragedia, che racconta una storia familiare attraversata da migrazioni, fallimenti e speranze ostinate. Negli anni Settanta, Topper e Sanya lasciano una Giamaica segnata dalla violenza per cercare fortuna a Miami. Ma l’America che trovano è lontana dall’ideale sognato: razzismo, precarietà economica ed emarginazione diventano il terreno quotidiano su cui costruire – o tentare di costruire – una nuova esistenza.

Al centro della narrazione c’è Trelawny, figlio minore, laureato in lettere ma incapace di trovare una direzione stabile, costretto a vivere in macchina e ad accettare lavori improbabili. Intorno a lui si muove una famiglia disgregata ma tenacemente unita: il fratello Delano, che non rinuncia al sogno musicale nonostante i fallimenti personali, e il cugino Cukie, impegnato in una ricerca senza fine di un padre assente. A tenerli insieme è quello che Trelawny definisce «il dolcissimo, straziante istinto di sopravvivenza».

La struttura a racconti consente a Escoffery di dare voce a ciascun personaggio, offrendo al lettore prospettive molteplici e sospendendo ogni giudizio. È proprio questa coralità a rendere il romanzo un’esperienza rara: ogni verità emerge nella sua complessità, senza filtri né condanne.

Con uno stile originale e un umorismo sottile ma penetrante, l’autore affronta temi universali come l’identità, lo sradicamento e il peso delle aspettative sociali, inserendoli in un contesto segnato dal capitalismo e dalle disuguaglianze razziali. Se campo più di voi è anche, e soprattutto, una riflessione profonda sul rapporto tra padri e figli: un legame fondamentale, qui spesso incrinato da errori irreparabili, assenze e incomprensioni. È la storia di padri imperfetti, di errori troppo grandi che distruggono amori e famiglie, di figli infelici, di morti banali e coraggiose.

È un romanzo che parla a chi si è sentito smarrito, rifiutato o incompleto. A chi ha cercato, senza trovarla, una direzione. E che, infine, suggerisce una possibile via d’uscita: affrontare il dolore, riconoscerlo e trasformarlo.  

“Comincia dal risentimento, dal senso di abbandono e dall’incoscienza che ne è derivata. Elenca ogni ferita, ogni cicatrice che vi siete lasciati a vicenda. E quando avrai finito, e sarai certo che tuo padre ti abbia ascoltato, fai la sola cosa che potrà salvarti dall’autodistruzione: perdonati, e perdona anche lui.”

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