Recensione del romanzo “Rosamund”, terzo libro della Trilogia degli Aubrey di Rebecca West

Autore:

Rebecca West

Titolo:

Rosamund

Collana:

Le strade

Pagine:

422

Data Pubblicazione:

12-09-2019

Casa Editrice:

Fazi Editore

Rosamund

 

“Rosamund”, terzo romanzo conclusivo della saga di Rebecca West, continua la narrazione delle sorelle Mary e Rose, ormai divenute pianiste conosciute e indipendenti.

La perdita dell’adorato fratello Richard Quin e della madre continua ad avere un peso enorme nelle loro vite, tanto da costringerle a lasciare la casa di Lovegrove, ormai divenuta dimora di passato e ricordi.

Le due sorelle si trasferiscono, quindi, in un quartiere di Londra, il St John’s Wood. Una grande casa in cui le due si ritrovano, ogni volta, dopo gli impegni mondani e di lavoro. Le due, infatti, ormai donne adulte continuano a vivere le loro vite lontane da relazioni amorose, preferendosi dedicare al lavoro e gli affetti più cari, tra cui l’amata cugina Rosamund, che dà il titolo al romanzo.

Rosamund compie scelte illogiche per le due, soprattutto per Rose, che non è in grado di comprendere il suo bizzarro matrimonio con un uomo facoltoso ma inetto dal punto di vista fisico e morale, Nestor Ganymedios. Si percepisce che Rosamund non vuole incontrare le due cugine e che nascondi per questo le parole che esse vogliono ascoltare: il motivo di quello strano matrimonio.

Mary e Rose sembrano “mitizzare” le figure del loro passato, non solo gli affetti perduti ma la stessa cugina Rosamund, la quale è considerata fautrice di un lavoro che la eleva e capace di aprire il cuore della gente, con il suo atteggiamento e le sue parole.

Purtroppo il lettore, così come Mary e Rose, non comprenderà mai le sue motivazioni, in quanto Rosamund impregna il romanzo ma la sua presenza è tacita e incorporea, silenziosa e lontana.

Finalmente tra le due sorelle si iniziano a percepire le differenze caratteriali, che nei due libri precedenti erano solo accennate: Mary si chiude sempre di più nella sua solitudine placida mentre Rose avverte insoddisfazione per la sua vita, non comprendendo come l’amore possa cambiarla, rendendola diversa e più felice.

Cordelia, la sorella maggiore, mai accettata interamente nella famiglia continua ad essere presenza nell’ombra. Il suo essere diversa l’ha sempre resa estranea ai suoi familiari. Sicuramente la sua è una figura affascinante ed incompresa che avrebbe meritato maggiori approfondimenti.

Un’altra figura, sempre rimasta nell’ombra delle pagine, inizia ad emergere: Nancy, la figlia dell’assassina Queenie, ormai cresciuta e pronta a sposarsi con il figlio del predicatore degli Ostaggi del Cielo, Oswald. Quest’ultimo la ama immensamente ma è un uomo dal carattere bizzarro, inquieto e sempre pronto ad esprimere negazione per le attività altrui, tra cui quella di Rose e Mary.

Il Dog and Duck continua ad avere il fascino della quiete e dell’amore come elemento portante delle sue mura e dei suoi paesaggi.

È un luogo, infatti, in cui tutti si recano per cercare la pace, lo stesso signor Morpurgo, la cui moglie è morta e i cui figli si sono allontanati completamente dalla fede ebraica e da lui. Zio Len, zia Milly e zia Lily appaiono presenze lievi ma ferme, in grado di dare un senso alle vite di chi li attorniano.

“Sia Mary che io avevamo bisogno di una vita di quel genere che scorresse parallela alle nostre. Non solo per il fatto che amavamo quelle persone e le amavamo di più ogni anno che passava. Era anche perché si trattava di persone candide, ed erano parte della nostra famiglia, e noi le vedevamo mentre cercavano di modellare la propria vita, o rimanevano sopraffatte dagli eventi, sempre cercando d’imporre una forma a quel caos che si erano trovate ad affrontare.”

Caos che al Dog and Duck si sviluppa sotto forma di Queenie, che, una volta scarcerata, andrà a vivere da loro.

“Il tempo, capii, era la colpa dell’universo, e a causa sua il dolore e le attese, ingannevoli allo stesso modo, ci avrebbero sempre impedito di osservare il presente con la dovuta pace.”

Mary e Rose appaiono, spesso, statue mute difronte alla vita, incapaci di un cambiamento ma, con il trascorrere del tempo, Rose acquisterà consapevolezza del suo mutare di donna mentre Mary, in disparte, nel suo mondo in cui l’amore di un uomo è negato e le persone sono esseri con cui non riesce a provare empatia, sceglierà una vita di solitudine.

In Rose la perdita di Rosamund provocherà un cambiamento; non avrà mai spiegazione del suo abbandono (perché Rosamund scompare dalle loro vite) ma cercherà sempre di trovare una motivazione, affermando le alte qualità morali della cugina.

Un lavoro, finalmente, condurrà ad una trasformazione nella vita di Rose: un concerto a Barbados Hall insieme all’amico musicista Oliver. Quest’ultimo è un uomo eccezionale, a cui la vita ha tolto l’amore della moglie e la dignità ma in grado di essere giusto in merito alla bravura e al genio. Rose apprezza la sua vicinanza ed il suo comportamento in grado di aprire il suo cuore e di farle intravedere il mistero svelato: l’amore. Cerca di negarlo rifiutando la vita, volendo imprigionarsi nel passato della sua infanzia ma la forza del sentimento è preponderante, in grado di smuovere un cuore.

“Rosamund” è un romanzo che appare incompleto, incapace di fornire le risposte cercate e desiderate. È un’opera che si interrompe troppo in fretta, impedendo a noi lettori di conoscere il senso dell’esistenza di Mary e Rose, le quali scompaiono dalle nostre vite troppo velocemente.

“C’era una giustezza nell’inverno; sarebbe stato giusto se l’inverno fosse venuto e non fosse stato seguito dalla primavera e fosse durato per sempre.”

 

Romanzo fornito da Fazi Editore

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