Sei ore a Tuttofood: il mio (fallito) giro salutista

Credits: Tuttofood

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Tuttofood, la fiera del food & beverage di Milano, non è il luogo ideale per chi vuole mantenere un profilo salutista. Eppure, appena entrata, decido di provarci. Il primo passo è un caffè al Padiglione 12: da Tostini scelgo un “classico”, deciso quanto basta per convincermi che la missione è possibile.

La convinzione dura poco.

Dietro l’angolo mi aspetta Bonomi, storico marchio veronese: le sfogliatine glassate mi guardano, io guardo loro, e la mia sfida salutista si incrina al primo morso.

Cerco di rimettermi in carreggiata spostandomi nel Padiglione 1, quello dei latticini. Qui il mio percorso “healthy” trova un appiglio concreto: allo stand Aborea scopro il nuovo kefir al latte di capra, una delle proposte più interessanti della fiera per chi cerca fermentati di qualità. Lo servono anche con fiocchi d’avena: la consistenza è cremosa, l’acidità è elegante e, soprattutto, si percepisce quella sensazione di “sto facendo la cosa giusta” che rimette in pace con se stessi.

Aborea punta molto sulla filiera sarda, sul latte di capra e su un approccio che unisce tradizione casearia e benessere contemporaneo: un equilibrio che qui funziona.

Poco più avanti incontro The Bridge Bio-Organic, storico brand veneto del plant-based biologico. Il loro stand è un’oasi di bevande vegetali, alternative al latte e infusi speziati. Io scelgo un masala tea: caldo, avvolgente, con note di cannella, zenzero e cardamomo. È uno di quei momenti in cui TuttoFood sembra trasformarsi in un piccolo rituale di benessere, più che in una fiera.

Poi arriva Grana Padano con un gioco interattivo che ti assegna una centrifuga in base al tuo stato d’animo. La mia è “Energy”: zenzero, limone, arancia. Fresca, pungente, perfetta per illudermi — di nuovo — che la giornata stia andando nella direzione giusta.

Ma sono quasi le 13.

E dopo kefir, tisane e buoni propositi, capisco che è il momento di concedermi un premio. Un primo piatto? Forse. Ma la verità è che sto pensando a una pizza.

Prima di raggiungerla, però, passo davanti agli stand dei pastifici. Qui Garofalo, Pastificio Di Martino, La Molisana e Pasta di Gragnano attirano frotte di visitatori con degustazioni ricche, profumate, irresistibili. Formati iconici, trafile al bronzo, nuove linee integrali e proposte “better for you”: un concentrato di tradizione e innovazione che mette a dura prova la mia già vacillante determinazione salutista.

Tengo la rotta e mi dirigo verso il reparto farine, il cuore tecnico della fiera. Qui incontro i protagonisti della giornata:

– Mulino Caputo, con le linee senza glutine Fioreglut e Fior di Avena;

– Molino Grassi, tra biologico evoluto e miscele tecniche come Teglia 40×60;

– Molino Colombo, che presenta la farina Opera per i grandi lievitati;

– Molino Paolo Mariani, con Urbano Tipo 1, pensata per impasti aromatici e strutturati.

E proprio qui, tra impasti, alveoli e profumi di grano, trovo un’intera squadra di maestri pizzaioli impegnati a sfornare pizze in degustazione.

Tra le novità, spicca la farina Fiore di Napoli, sviluppata con Molino Colombo per ottenere equilibrio tra struttura, estensibilità e sviluppo aromatico.

A quel punto non resisto più: mi avvicino, prendo un trancio, assaggio.

La mia giornata “salutista” finisce esattamente lì, davanti a un banco di pizza bollente.

E sinceramente, non potrei esserne più felice.

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