Sulle Ali della Musica: intervista a Vittorio Giannelli, compositore, arrangiatore, chitarrista, sound designer

Vittorio Giannelli è compositore, arrangiatore, chitarrista, sound designer. Nato a Roma il 22 agosto 1977, ha studiato chitarra classica e moderna con vari docenti privati di Roma, Firenze e Siena.

La caparbietà in connubio con la passione è in grado di disegnare i percorsi dell’arte associando il talento all’impegno, l’estro al sacrificio, la curiosità alla ricerca. Oggi siamo andati a trovare Vittorio Giannelli presso il suo laboratorio lavorativo, The Producers Studio, in via Cereate a Roma, presso il quartiere di San Giovanni.

  • Vittorio Giannelli musicista, artigiano del suono, chitarrista: quale è il ruolo che ti dà più soddisfazione e da dove parte il tuo amore per il pianeta delle armonie?

Vedo la funzione del musicista come un ruolo a tutto tondo; i riflettori attraggono l’artista, ma il lavoro di produzione riguarda soprattutto il backstage, il retroterra culturale del percorso di una canzone. Quindi credo che sia altrettanto bello godere del prodotto finito avendone conosciuto il sentiero di sviluppo e di crescita. Amo la produzione da quando avevo 25 anni; iniziai ad arrangiare e scoprii di essere portato per quel genere di artigianato. Ho frequentato corsi importanti di formazione ma ho compreso alla stessa maniera che l’esperienza si trasforma in una prerogativa moltiplicatrice di schemi teorici e che la vita ti dà la possibilità di esplorare sempre nuovi orizzonti. Basta sapersi mettere in discussione, avere l’umiltà di imparare da tutti e studiare con approfondimento.

  • Il viaggio fra le sette note, nel tuo periodo formativo, ha toccato varie città italiane, Roma, Siena e Firenze. In cosa si sostanzia la differenza fra le varie scuole musicali del Belpaese?

Siena mi ha dato l’opportunità di conoscere il jazz comunicandomi alla stessa maniera che questo genere di musica non fa per me; a Firenze ho avuto modo di entrare in contatto con i protagonisti dell’exploit toscano legato agli anni ’90 e 2000, periodo florido per il contesto fiorentino in primis. È stato un momento di splendore e di rinascimento pop musicale sia per chi nasceva li, sia per coloro che passavano da quelle parti. Comunque in generale la musica italiana deve svegliarsi e trovare ipotesi di uscita dal provincialismo per venir fuori dal letargo che spesso la culla in un passato lontano. Roma stessa rappresenta ancora un’isola un po’ provinciale.

  • Nella tua vita c’è spazio anche per la docenza. Trasmettere il dono della musica vuol dire anche insegnare il senso profondo delle emozioni artistiche?

La docenza mi sta donando veramente tanto, in termini di gratificazione e dal punto di vista dell’inserimento di nuove risorse artistiche ed umane. Molte scuole mi contattano e questo riempie l’animo di entusiasmo; tuttavia questa attività va di pari passo con il mio artigianato musicale. Ho sempre bisogno, necessità ed urgenza di guardare ed osservare il contesto musicale da molteplici prospettive e da svariati punti di vista. Dei media diseducativi e dei programmi di basso spessore antropologico ed umano stanno inculcando nella testa dei giovani un idea malsana: la fatica non serve a nulla ed è sufficiente un’apparizione nel corso di una serata per sfondare. No, ragazzi, la musica è sudore, sacrificio, idea, insonnia per pensare alla struttura di un brano. A livello umano e musicale mi ha insegnato tanto Pinuccio Pirazzoli, una persona in grado di interagire e collaborare attraverso un interscambio di elementi, l’ascolto, il consiglio, l’umanità, valori difficilissimi da edificare e da nutrire nel tempo attuale. Una stima reciproca con un artista del suo calibro mi ha dato linfa vitale per crescere ed elevare maggiormente la mia sana curiosità mentale ed armonica.

  • Le colonne sonore rappresentano l’intensità di un film e segnano il passaggio di un’epoca e di un contesto. Vedo che anche questo rappresenta un campo nel quale ti cimenti con passione.

Nonostante le difficoltà di inserimento nel mondo affascinante delle pellicole, resto ancorato al mio richiamo ed al mio entusiasmo per il settore dei cartoni animati; e devo dire che sono felice di collaborare soprattutto con i responsabili di questi formati. Qui esiste il colore, la sfumatura, il cambio di genere: per uno spirito irrequieto come il mio, modificare continuamente ed anche ad intermittenza e mettersi sempre in discussione rappresenta un valore aggiunto. Oggi sto collaborando con la Fenix ed ho un rapporto bellissimo con Igor la Fontana, condividendo la passione per le varie declinazioni musicali e la lealtà nella cooperazione lavorativa.

  • Che mi racconti riguardo al Tour con Il Volo nel 2011?

Ho compiuto il giro del mondo calcando i palchi più importanti, ho iniziato a far sul serio ed è stato sicuramente un bel terreno di prova; ripeto adoro il lavoro sul campo ma sento mio l’artigianato della produzione, la disponibilità a lavorare nello studio della bottega, perché in quel luogo la concentrazione, la motivazione e l’esperienza prendono il volo e compongono un unico puzzle.

  • Attualmente invece sei molto attivo nella collaborazione con Valeria Vaglio; il vostro progetto si incarna nella volontà di rischiare con la sperimentazione, senza rinunciare alle melodie del cuore ed alla sostanza e profondità dei testi. Una bella sfida che ne dici?

Dal primo giorno con Valeria si è instaurata una sintonia professionale, un’intesa figlia della coesione umana, fatta di comuni valori e passione per la ricerca ed una stima reciproca, che ogni minuto si traduce in nutrimento per la scrittura e motore per le idee. Ritengo Valeria un talento ed una fucina di novità e versi per i testi italiani che oggi risentono della mancanza di idee. Il panorama delle sette note, nella sua declinazione musicale e quello delle parole rappresentano lo specchio della società attuale che ha bandito dal suo vocabolario i termini etica e morale. Noi invece tentiamo di andare controcorrente affermando che esistono dei valori universali, la lealtà, la parola data, l’umanità, che spazzano via ogni ipotesi di scorciatoia. E ci suoniamo sopra.

  • Nella programmazione musicale le radio non aiutano ad incoraggiare i gruppi emergenti ed i veri talenti che hanno studiato. Parafrasando Enrico Ruggeri direi che gli stessi network seguono l’onda.

Non solo. Esistono canali radiotelevisivi che importano direttamente i pezzi presentati all’interno dei format televisivi, presunti talent, e li spingono 20, 30 volte al giorno… una volta a clock. Prima o poi diverranno orecchiabili, una vecchia tecnica. Ma non voglio generalizzare; ci sono persone intelligenti che comprendono la mancanza di spessore in queste scelte e magari si comprano ancora i vinili. È insopportabile la modalità attraverso la quale molta della radiofonia italiana snobba cantautori maturi e nuove leve, persone con gli attributi con alle spalle studio e fatica. Ma sono altrettanto convinto che gli ostacoli rappresentano talvolta l’opportunità per scoprire risorse di tenacia e cocciutaggine produttiva che completano sicuramente un artista.

  • I ruoli all’interno delle produzioni musicali stanno vivendo un momento di confusione che ne dici?

È molto semplice, i produttori devono fare i produttori, i cantanti cantino e scrivano eventualmente. Nel momento in cui tutti hanno iniziato ad autoprodursi si è registrato il trionfo dell’ego dell’artista e la retrocessione della qualità. Date a Cesare quel che è di Cesare…

  • Il tuo rapporto con le mille derivazioni delle sonorità ti ha portato a sviluppare il tuo estro anche nel mondo dei cartoni. Cosa mi racconti di questo ambito che abbiamo sfiorato prima?

Questo settore rientra nelle mie corde, sono un irrequieto musicale e mi piace sempre cambiare, ricercare, sperimentare, dare colore alle intuizioni; mi diverto sempre tantissimo fino a riscoprire il bambino che alberga all’interno di ognuno di noi. Ma poi se riflettiamo, i cartoni animati fanno bene anche a noi perché permettono di entrare in contatto con sensazioni ed emozioni primordiali per tornare sognatori e talvolta idealisti.

  • Facendo un bilancio di questi anni scanditi dal suono e da un’esistenza a ritmo di musica, quale è stata la tua maggiore gratificazione?

Ne ho avute tante, sui palchi, nella docenza, nella scoperta di giovanissimi: direi che qui in questo studio nel quale stiamo conversando ho trovato la mia dimensione, la scrittura volta alla produzione, l’esplorazione dei dettagli, il pensiero che precede un progetto. Tutti strumenti, per azzardare una metafora, che rappresentano elementi importantissimi anche per la mia crescita.

  • Cosa rappresenta per te la musica a livello esistenziale?

La vita, i sogni, i progetti, il lavoro: le note ed i suoni permeano ed hanno sempre caratterizzato l’alternarsi dei miei giorni. Non potrei rinunciare a questo elemento imprescindibile, quando lavoro lavoro, ma quando non sono operativo professionalmente, suono.

  • Quando nasce l’innamoramento per la chitarra?

A 14 anni e mezzo vidi Brian May suonarla in “I want it all” e fu passione musicale. Da quel momento ho compreso il mio futuro che oggi è presente; per me i The Beatles ed i Queen personificano dei giganti dai quali tutti dovremmo trarre una goccia di ispirazione per incrementare e valorizzare le nostre idee e le nostre intuizioni. Amavo anche i vecchi cantautori italiani, che oggi non hanno trovato una classe di eredi degni. Prima se Battisti e Mogol, criticati per il loro disimpegno politico, cantavano l’amore e le emozioni, i vari Venditti, Gaber e De Andrè dipingevano la vita con i colori dell’impegno sociale. Oggi di cosa si parla? è tutto ispirato alla quantità ed alla velocità e non esiste più l’affascinante attesa speranzosa ed il sudore. Alcune persone scaricano musica senza troppo entusiasmo saltando da un brano all’altro e gli artisti, alcuni, non voglio far di tutta l’erba un fascio, non posseggono idee strutturate anche perché non hanno sofferto la fatica della vita.

  • Mi dici un altro settore nel quale vorresti metterti alla prova al di fuori della musica?

Il disegno.

  • Oltre al pop, al rock e tutti i generi che conosci bene ti ispiri anche alla musica classica?

Assolutamente, adoro la classica russa. Ti porta in un’altra ottica, lontana, ma vicina se ci facciamo attraversare… e rilassa l’anima producendo pensieri fonti di iniziativa per il mio lavoro.

  • Cosa ti auguri per lo stato dell’arte in generale?

Mi auguro che si esca presto dalla crisi che sta attanagliando tutti i settori; ho l’auspicio che gli artisti, gli scrittori, la classe politica e giornalistica e gli individui nella vita di tutti i giorni vadano alla ricerca di un senso attivando soprattutto il canale del ragionamento, senza farsi lobotomizzare da certi media che ci vorrebbero passivi ed in balia del loro bombardamento.

  • Leggi libri dedicati alle biografie dei campioni degli spartiti?

Leggo di tutto, anche al di fuori della musica. Ma vorrei legger di più, a causa della mole dei compiti lavorativi spesso non riesco a dedicarmi a tutti i tomi che mi ero prefissato di approfondire. Credo che nella natura umana ci sia l’interesse innato per la curiosità, quella sana che disseta l’intelletto e ci apre la mente. Libri e suoni costituiscono degli ottimi antidoti contro coloro che vorrebbero rimbambirci.

  • Colore preferito?

Il blu, come vedi l’essenza e la cifra di tutto lo studio.

  • Progetti per il futuro?

Crescere, migliorare, affrontare l’esistenza ed il tempo con la stessa indole positiva, poi la vita riserva sempre sorprese.

  • Grazie Vittorio buona musica e buona vita, un pensiero conclusivo.

Evviva la musica, ogni forma di arte merita rispetto e ammirazione, ma la musica va oltre i limiti e le forme.

Riservano sorprese i pomeriggi dedicati a queste interviste che ti riconciliano con il mondo: nonostante le difficoltà figlie di un’epoca che desidererebbe spengere la passione, Vittorio ci dimostra quanto sia importante lottare con il sorriso e magari a tempo di note. Nella sua poliedricità Giannelli si è dedicato in passato anche alla radio, collaborando con Centrosuono Roma. Ed anche questa domenica abbiamo volato sulle Ali della Musica.

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