“Suore fuori controllo” di Luca Ferrini al Teatro de’ Servi: la recensione

Suore fuori controllo

Suore fuori controllo

Durata: 95 minuti (incluso intervallo)

È stato in scena al Teatro de’ Servi “Suore fuori controllo”, testo di N.L. White, regia di Luca Ferrini.

La commedia si caratterizza per un ritmo narrativo dinamico e divertente in cui le risate sono assicurate e mai scaturiscono nell’ovvio.

Il palcoscenico è diviso perfettamente in due parti: due sono le camere da letto di un motel in cui osserviamo lo svolgersi delle azioni.

Nella prima stanza vi sono due poliziotti, l’agente De Luca (Andrea Verticchio) e l’agente Giuliani (Andrea Lintozzi), incaricati dal questore in un’operazione di polizia che si svolgerà nella stanza attigua. Dovranno registrare, con spie e telecamere nascoste, l’incontro tra due suore, sospettate di furto ai danni di una congregazione religiosa, e una commercialista (Alessandra Mortelliti), collaboratrice della polizia, che consegnando loro i soldi dovrà farle cogliere in flagranza di reato.

La trama sembra apparentemente lineare, lo svolgimento degli eventi già ben predisposto, ma l’operazione si trasformerà ben presto in una commedia degli equivoci in cui nulla è davvero come sembra.

I personaggi, tutti ben caratterizzati dai loro interpreti, hanno peculiarità molto divertenti.

La commercialista è sesso dipendente, non riesce a fare meno di eccitarsi, soprattutto quando si sente in ansia. Ecco allora che esprime in modo provocante il suo sentire ai due poliziotti, ma anche e soprattutto all’addetto alla sicurezza, un po’ per distrarlo da ciò che sta accadendo e un po’ perché non riesce a farne a meno.

L’addetto alla sicurezza della madre superiore, di nome Milo (Luca Ferrini), è, invece, narcolettico: una caratteristica poco edificante per chi svolge il suo mestiere. Si addormenta, infatti, nei momenti meno opportuni e si risveglia come se nulla fosse, completando le frasi rimaste a metà in modo originale (questo aspetto provoca spesso ilarità in sala in quanto, svegliandosi di soprassalto, il senso delle sue parole, spesso, diventa altro).

E poi abbiamo i due poliziotti che non brillano certamente di acume e che spesso si trovano in balia delle due suore, sicuramente più sveglie e preparate. Un solo esempio? L’operazione dovrebbe essere sotto copertura ma uno dei due si reca in divisa nella sala delle colazioni fingendo di dover ispezionare il buffet. E se uno dei due rifiuta con sdegno le avances della commercialista, l’altro, Diego, è combattuto tra il dovere da svolgere e il desiderio per la donna, ancora di più che non ha rapporti intimi da sei mesi.

E infine le due suore. La prima (Paola Rinaldi), la madre superiore, ha l’insana capacità di “cogliere in flagrante” gli altri protagonisti della storia nei momenti meno opportuni, situazioni che hanno sempre come protagonista la provocante commercialista sesso – dipendente.

La seconda (Antonia Di Francesco), la segretaria della madre superiore, si rivelerà ben presto un vero e proprio pericolo, nonostante l’età sopraggiunta con le sue conseguenti problematiche fisiche e psicologiche.

Sono molti i momenti, durante lo spettacolo, in cui le risate sono travolgenti, grazie alla bravura dei suoi interpreti. Tra tutti segnaliamo l’interpretazione di Luca Ferrini che riesce in poco tempo a regalarci aspetti differenti del suo personaggio, da addetto alla sicurezza irreprensibile e narcolettico, a uomo focoso e voglioso, a nipote (chiamerà spesso, a causa di un malinteso, la zia Marisa) attento e poi irruento e concitato.

Come ogni “storia all’italiana” il finale è degno di nota ma, anche, emblema di un modo di fare “nostrano” in cui, in fondo, tutto può risolversi nel modo più semplice e noncurante possibile. 

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